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	<title>Opinioni In Contropiede</title>
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		<title>Dal letame mafioso alla vittoria: la Nuova Quarto Calcio si racconta</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 08:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Rossetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Potere. Soldi, controllo, rispetto, venerazione, dolore. Tutto è potere, tutto serve per dare potere. La mafia si nutre di ogni cosa per ottenere e mantenere il potere, quello che le dà la possibilità di essere più presente dello Stato, quello che le dà l&#8217;occasione di imporsi come un bene necessario in posti dove il nulla [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/40.thumbnail.jpg" alt="Andrea Rossetti" width="80" height="71" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Andrea Rossetti</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studio legge per dare ordine alla realtà, seguo lo sport per sognare e leggo per rimanere ben saldo sulle nuvole. Ho un'opinione su tutto, non per forza sensata. Odio stare zitto, ma amo il silenzio delle parole scritte.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/Andrea_Ross89">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Potere. Soldi, controllo, rispetto, venerazione, dolore. Tutto è potere, tutto serve per dare potere. <strong>La mafia</strong> si nutre di ogni cosa per ottenere e mantenere il potere, quello che le dà la possibilità di essere più presente dello Stato, quello che le dà l&#8217;occasione di imporsi come un bene necessario in posti dove il nulla regna sovrano. Ogni mossa, ogni azione che compie un clan è finalizzata all&#8217;ottenimento del potere. Piccole imprese, grandi imprese, aziende di trasporto, spaccio, immobili: il potere si espande fino ad avvinghiare a sé ogni cosa, fino ad impregnare ogni singolo elemento della società civile, come una muffa che si espande a dismisura. <strong>Il clan Polverino</strong> non operava diversamente. Però, nel maggio 2011, lo Stato si impone sotto le vesti delle forze dell&#8217;ordine che a conclusione della lunga inchiesta Polvere sferrano un colpo decisivo al clan camorristico campano: finiscono in manette diversi esponenti di spicco dell&#8217;organizzazione e vengono sequestrati gran parte dei beni attraverso cui i Polverino avevano costruito il loro potere. Tra i fermati c&#8217;è anche Castrese Paragliola, noto imprenditore della zona e <strong>presidente della Quarto Calcio</strong>, società calcistica militante in Eccellenza e che finisce nell&#8217;elenco dei beni sequestrati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/23/dal-letame-mafioso-alla-vittoria-la-nuova-quarto-calcio-si-racconta/cuomo-2/" rel="attachment wp-att-10016"><img class="alignright size-medium wp-image-10016" alt="Cuomo" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/Cuomo1-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>A questo punto, solitamente, ci sono i complimenti alle forze dell&#8217;ordine, ai prefetti, ai procuratori. E poi il silenzio. Ci si dimentica di tutto ciò che ha costituito la base del potere, che finisce per marcire in amministrazione giudiziaria con un passato pesante ed un futuro inesistente. Ma talvolta c&#8217;è chi, senza atti eroici, si ribella. Antonello Ardituro, sostituto procuratore, ha un&#8217;idea: <strong>sfruttare il calcio per dare nuovo vigore alla lotta alle mafie</strong>. Se queste usano lo sport come mezzo di potere, perché non sfruttarlo al contrario, per contrastare questo potere? Nel giugno 2012 la Quarto Calcio viene data in gestione all&#8217;associazione antiracket SOS Impresa, di cui è coordinatore Luigi Cuomo. L&#8217;obbiettivo è fare rinascere la squadra per portare un messaggio di legalità attraverso il calcio. E&#8217; così che nasce la Nuova Quarto Calcio, dal letame della camorra, per provare a costruire una società migliore. La squadra parte dal campionato Promozione, dove era retrocessa nel periodo di amministrazione giudiziaria, ma sotto l&#8217;abile guida del tecnico Ciro Amorosetti, ad inizio maggio di quest&#8217;anno è riuscita a raggiungere l&#8217;agognata promozione in Eccellenza dopo aver battuto con un sonoro 4-0 la Frattese. Un grandissimo risultato perché dimostrazione di lavoro sul campo ma anche fuori, dove la società ha continuato, giorno dopo giorno, a trasmettere il proprio messaggio di legalità e correttezza, messaggio che l&#8217;ha portata alla ribalta delle cronache anche all&#8217;estero. <strong>Il patròn Cuomo</strong>, l&#8217;allenatore Amorosetti ed il capitano Zinno hanno gentilmente accettato di parlare con noi di Contropiede, regalandoci una storia di calcio e di vita bellissima ed <i>&#8220;unica, perché di realtà come la nostra non ne esistono&#8221;</i> precisa Cuomo.</p>
<p style="text-align: justify;"><i><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/23/dal-letame-mafioso-alla-vittoria-la-nuova-quarto-calcio-si-racconta/atti-vandalici-stadio-giarrusso/" rel="attachment wp-att-10018"><img class="alignright size-medium wp-image-10018" alt="atti vandalici stadio Giarrusso" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/atti-vandalici-stadio-Giarrusso-300x161.jpg" width="300" height="161" /></a>&#8220;La promozione ottenuta è stata una soddisfazione enorme, unita ad un senso di profonda liberazione perché quest&#8217;anno lo abbiamo vissuto tra alti e bassi, tra gioie e dolori, tra vittorie sul campo ed anche sconfitte fuori purtroppo. Danneggiamenti ed intimidazioni fastidiose ci hanno accompagnato durante tutto il corso della stagione&#8221; </i>ci racconta Cuomo. <strong>Le intimidazioni</strong>, già. Perché una realtà del genere, per molti, è scomoda: <i>&#8220;Ne abbiamo ricevute di diverse, sempre occulte però, mai palesi e frontali. Abbiamo subito <strong>danneggiamenti allo stadio</strong>, furti simbolici come quelli a gagliardetti e trofei o ai materiali sportivi dei ragazzi. Le abbiamo sempre superate fortunatamente. Il campionato l&#8217;abbiamo vinto sul campo ed anche fuori&#8221;. </i>La gioia che Cuomo prova è indescrivibile, anche perché lo sforzo profuso in questo progetto è stato enorme. Non basta rappresentare e portare avanti un messaggio, quel messaggio bisogna viverlo, sentirlo, dal presidente fino all&#8217;ultimo dei calciatori. Ecco perché questi devono rispettare un rigido standard di comportamento, un contratto etico, nel momento in cui firmano per la Nuova Quarto: <i>&#8220;I ragazzi sanno che non possono agire sul terreno di gioco adottando scorrettezze ed altri comportamenti scorretti. <strong>Per giocare nella Nuova Quarto devono essere puliti</strong>, cioè non devono avere precedenti penali. Non hanno procedimenti in corso, non hanno subito, in precedenza, alcun tipo di sanzione. Insieme dobbiamo coltivare, giorno dopo giorno, questo atteggiamento dentro e fuori dallo stadio. I calciatori sono dei punti di riferimento, dei simboli. Ogni giocatore della nostra squadra rappresenta un modo di fare e <a href="http://www.contropiede.net/2013/05/23/dal-letame-mafioso-alla-vittoria-la-nuova-quarto-calcio-si-racconta/maglia-squadra-2/" rel="attachment wp-att-10019"><img class="alignleft size-medium wp-image-10019" alt="Maglia squadra" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/Maglia-squadra1-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>di essere che non può essere tradito. Sulle maglie hanno stampato il simbolo della legalità, il loro è un impegno permanente e ne sono consapevoli&#8221;</i>. Ma cambiare l&#8217;atteggiamento dei tesserati non basta, bisogna cambiare anche il modo di pensare e di fare di chi, ogni domenica, è allo stadio per supportare la squadra: <i>&#8220;Abbiamo smantellato il vecchio gruppo ultras istituendone uno nuovo, fatto di ragazzi giovanissimi ma corretti e che allo stadio portano <strong>soltanto slogan a favore, mai contro avversari</strong>, arbitri o forze dell&#8217;ordine come purtroppo accade invece negli stadi italiani. Oltre a loro poi però ci sono tutti i nostri tifosi storici che stanno imparando, insieme alla squadra, ad avere un atteggiamento ed un comportamento più corretto e più consono a quello che è lo sport, ovvero divertimento e svago. Devo dire che è uno sforzo immane, notevole, a cui però tutti stanno partecipando con grande trasporto e la cosa ci riempie di orgoglio&#8221;</i>. Purtroppo l&#8217;immane sforzo viene spesso minato dall&#8217;atteggiamento delle tifoserie avversarie: <i>&#8220;Le pressioni psicologiche non sono mancate, talvolta venivamo accolti al grido <strong>&#8216;Camorristi camorristi&#8217;</strong>&#8221; </i>ci dice Cuomo, che vuole però sottolineare come altre volte abbiano trovato anche grande solidarietà.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il dottor Cuomo ha il grande merito di aver messo in piedi questa realtà, colui che tecnicamente l&#8217;ha portata ad imporsi sul campo da gioco è stato <strong>Ciro Amorosetti, tecnico di esperienza</strong> e che da anni ottiene grandi risultati in queste categorie. Il mister è uno serio, che vive quotidianamente il calcio e che anche alla Nuova Quarto ha voluto innanzitutto pensare a vincere ed a giocare bene. Quando Cuomo gli propose l&#8217;incarico, Amorosetti volle rifletterci: <i>&#8220;Avevo paura fosse soltanto un&#8217;operazione di facciata mentre io volevo delle sicurezze tecniche. Se accettavo volevo competere per vincere. Mi sono preso qualche giorno, ho <a href="http://www.contropiede.net/2013/05/23/dal-letame-mafioso-alla-vittoria-la-nuova-quarto-calcio-si-racconta/ciro-amorosetti-2/" rel="attachment wp-att-10020"><img class="alignright size-medium wp-image-10020" alt="Ciro-Amorosetti 2" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/Ciro-Amorosetti-2-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>riflettuto, poi ho avuto la garanzia che avrei avuto una squadra competitiva ed ho accettato&#8221;</i> ci spiega il tecnico, che non pone in secondo piano il lato sociale dell&#8217;iniziativa, ma sottolinea solo come, innanzitutto, la Nuova Quarto sia una squadra di calcio, composta da staff tecnico e giocatori il cui primo compito è fare bene sul campo. Soltanto così, grazie a loro, anche il messaggio sociale può arrivare lontano. E&#8217; stato lui a scegliere i membri della squadra, cambiando ben 21 elementi su 22 della rosa, sempre rispettando gli standard etici richiesti dalla società: <i>&#8220;Ho scelto giocatori che sapevo essere in primis delle persone per bene, e solo dopo ottimi calciatori. Il difficile era proprio conciliare il bravo giocatore con l&#8217;uomo che non avesse mai avuto problemi con la giustizia. Questa è stata la parte più delicata del mio lavoro, il dopo è stata una conseguenza di quell&#8217;inizio&#8221;</i>. Il suo lavoro però non è stato perfetto solo sul campo, bensì anche sulla testa dei giocatori, non abituati alle tante attenzioni che i media hanno rivolto loro: <i>&#8220;Dobbiamo essere orgogliosi, da altre parti ed in altri contesti si poteva rischiare di pensare di essere diventati delle star. A questi livelli non siamo abituati a tante attenzioni, il rischio di montarsi la testa c&#8217;era, ma abbiamo fatto un grandissimo lavoro di umiltà e di calcio vero e puro. Ed è un grosso merito che va ascritto ai ragazzi&#8221;</i>. Per Amorosetti è la prima esperienza alla guida della Nuova Quarto, ma lui, quartese di nascita, a Quarto ha già allenato in passato, ottenendo oltretutto due promozioni sotto la presidenza dell&#8217;arrestato Paragliola: <i>&#8220;Rispetto al passato innanzitutto sono cambiato io. Sono più esperto, più maturo e forse meno incosciente per certi versi. Quest&#8217;anno <strong>la responsabilità era dieci volte maggiore</strong> rispetto ad allora&#8221;</i>. E non s&#8217;era mai accorto dei rapporti tra clan Polverino e precedente dirigenza? <i>&#8220;Le voci c&#8217;erano, le sentivi, ma ho sempre tenuto me e la squadra fuori da quei discorsi. Noi lavoravamo sul campo, il resto non ci interessava, o meglio, non doveva interessarci. Oggi abbiamo la possibilità e l&#8217;onore di poterci confrontare quotidianamente con chi ci gestisce. Sappiamo chi sono, sappiamo cosa vogliono, sappiamo come ci considerano. Sappiamo il messaggio che portiamo avanti adesso, una volta no. In passato dovevamo girarci dall&#8217;altra parte, invece con il dottor Cuomo no, anzi&#8221;</i>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/23/dal-letame-mafioso-alla-vittoria-la-nuova-quarto-calcio-si-racconta/zinno/" rel="attachment wp-att-10021"><img class="alignleft size-medium wp-image-10021" alt="Zinno" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/Zinno-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Uno dei primi, il giugno scorso, a ricevere la telefonata di mister Amorosetti per entrare a fare parte della Nuova Quarto è stato <strong>Riccardo Zinno</strong>, 35 anni, da quasi vent&#8217;anni calciatore tra Promozione, Eccellenza e Serie D. Riccardo è un ragazzo gioviale, cortese, lavoratore part-time in una torrefazione della zona ma soprattutto capitano di questa squadra. Da 5 mesi è diventato papà e la gioia della promozione (con tanto di gol dell&#8217;1-0 nel 4-0 decisivo alla Frattese) va a incorniciare un 2013 finora perfetto: <i>&#8220;Non può capire quanta soddisfazione sto provando, ancora oggi. Ho pure segnato, io che da difensore non sono mai stato un bomber. Non lo dimenticherò mai, davvero&#8230;inoltre, giocando nella Nuova Quarto, la soddisfazione è ancora più grande&#8221;</i>. Zinno ha accettato di vestire questa maglia ma, soprattutto, di prendersi l&#8217;onore e l&#8217;onere di essere il capitano della squadra, forse senza rendersi conto sin da subito che essere capitano della Nuova Quarto è molto diverso che esserlo da altre parti: <i>&#8220;Sinceramente? All&#8217;inizio mi è pesato, non pensavo. Sono stato già capitano da altre parti, ma questa volta è diverso.<strong> La mia fascia al braccio non significa soltanto essere d&#8217;esempio sul campo</strong>, ma anche e soprattutto fuori da esso. Poi diciamo che mi ci sono abituato&#8221; </i>ci dice sorridendo. Il vero problema però, per i calciatori della Nuova Quarto, è stato quello di fronteggiare avversari che, consapevoli del comportamento corretto che dovevano tenere anche sul campo i quartesi, spesso cercavano di istigarli per cercare una reazione: <i>&#8220;E&#8217; successo spesso e non è <a href="http://www.contropiede.net/2013/05/23/dal-letame-mafioso-alla-vittoria-la-nuova-quarto-calcio-si-racconta/striscione-stadio-giarrusso/" rel="attachment wp-att-10022"><img class="alignright size-medium wp-image-10022" alt="striscione stadio Giarrusso" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/striscione-stadio-Giarrusso-217x300.jpg" width="217" height="300" /></a>affatto facile riuscire a mantenere l&#8217;autocontrollo. Proprio io, un po&#8217; da immaturo, una volta ho sbagliato ed ho reagito. Niente di grave, ma non dovevo. Ho pagato ed ho imparato. Siamo comunque stati bravi a resistere a queste pressioni come ad altre&#8221;</i>. Altre pressioni, cioè, traducendo, le intimidazioni e gli atti vandalici che ha subito la società. Non hanno mai avuto paura Zinno e compagni? <i>&#8220;Parlo a titolo personale: paura no. <strong>Un po&#8217; di preoccupazione forse talvolta, ma paura no</strong>. Per quello che facciamo noi calciatori non concepisco il timore. È vero, portiamo avanti un discorso di legalità, ma noi scendiamo in campo per buttare la palla dentro e vincere, basta&#8221;</i>. Il calcio nel cuore come sogno ed il calcio nella testa come unico vero obbiettivo, perché se pensi troppo al resto che rappresenta questa squadra un pochino le gambe ti tremano. Ma Riccardo, da capitano, ci tiene che la Nuova Quarto sia stimata e rispettata, al di là che per il progetto sociale, anche per i grandi risultati ottenuti sul campo: <i>&#8220;Questi sono tutti ragazzi che fanno tanti sacrifici per rincorrere un sogno, ragazzi che si allenano quotidianamente per ottenere dei risultati per la squadra. Va dato atto e merito a chi vince un campionato di Promozione come questo. <strong>Qui c&#8217;è un progetto sociale</strong>, che però non è l&#8217;obbiettivo ma il punto di partenza per la costruzione di un progetto sportivo che se ben strutturato e ben portato avanti, come sta accadendo, diventa il tramite perfetto anche per il lato civile del tutto&#8221;</i>. Il calcio prima, i sogni prima, perché soltanto attraverso questi si può arrivare lontano, non soltanto sul campo da gioco, ma anche e soprattutto nella vita.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/23/dal-letame-mafioso-alla-vittoria-la-nuova-quarto-calcio-si-racconta/tommasi-si-allena-con-squadra/" rel="attachment wp-att-10023"><img class="alignleft size-medium wp-image-10023" alt="Tommasi si allena con squadra" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/Tommasi-si-allena-con-squadra-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>La Nuova Quarto Calcio non è composta da eroi, come ci spiega Cuomo, <i>&#8220;ma da persone che hanno un&#8217;aspirazione, quella di </i> <i>estendere questa esperienza e questo modello ad altre società. Se restassimo soli saremmo un&#8217;eccezione vulnerabile. Saremmo una goccia nell&#8217;oceano e non farebbe comodo a nessuno&#8221;</i>. E vincere aiuta, come sanno bene Amorosetti e Zinno. A dimostrazione di ciò, per complimentarsi per la promozione raggiunta, a Quarto è stato ospite <strong>Damiano Tommasi</strong>, presidente dell&#8217;AIC, che ha promesso che in autunno la Nazionale di Prandelli si allenerà allo stadio Giarrusso della cittadina e magari giocherà anche una partita contro la Nuova Quarto. Come se non bastasse <strong>Papa Francesco</strong> ha invitato, per il 5 giugno prossimo, tutta la squadra in Vaticano in segno di stima, vicinanza e solidarietà per il progetto portato avanti. La giusta ricompensa per un&#8217;annata dura, difficile, ma che ha avuto il merito di abbattere, a suon di gol e pallonate, un muro portante del vecchio potere camorristico. Dal letame nascono i fiori, cantava De Andrè, e noi speriamo che in questo caso dal letame mafioso sia nato non un fiore, ma una florida foresta di cui questa promozione rappresenta soltanto il primo arbusto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nota dell&#8217;autore: la Nuova Quarto Calcio si finanzia attraverso i proventi della gestione dello stadio Giarrusso di Quarto, l&#8217;associazione SOS Impresa e l&#8217;azionariato pubblico. Se voleste diventare parte del progetto, <a href="http://www.contropiede.net/2013/05/23/dal-letame-mafioso-alla-vittoria-la-nuova-quarto-calcio-si-racconta/associazione-sportiva-quarto-calcio-schede-adesioni-1/" rel="attachment wp-att-10025">QUI troverete i moduli necessari</a>. Per rimanere sempre aggiornati sulle vicende sportive e non della squadra, <a href="https://www.facebook.com/NuovaQuartoCalcioPerLaLegalita">QUI  trovate la pagina ufficiale</a>. Vorrei infine ringraziare il dottor Cuomo per la cortesia e l&#8217;impegno; Silvio Di Falco, addetto stampa, per la disponibilità; Ciro Amorosetti e Riccardo Zinno per la simpatia e la pazienza dimostrata.</em></p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/40.thumbnail.jpg" alt="Andrea Rossetti" width="80" height="71" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Andrea Rossetti</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studio legge per dare ordine alla realtà, seguo lo sport per sognare e leggo per rimanere ben saldo sulle nuvole. Ho un'opinione su tutto, non per forza sensata. Odio stare zitto, ma amo il silenzio delle parole scritte.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/Andrea_Ross89">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>La FLOP 11 del campionato</title>
		<link>http://www.contropiede.net/2013/05/22/la-flop-11-del-campionato/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 05:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Martellosio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[PORTIERE: Sorrentino Ha voluto fortemente il Palermo e dopo tre anni che ci provava si è trasferito. Ha lasciato una squadra organizzata e ben impostata come poche squadre in Serie A per trasferirsi in una delle società più burrascose. Ha contribuito anche lui con alcune papere nel finale di stagione alla retrocessione. Forse sarebbe stato [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/20.thumbnail.jpg" alt="Marco Martellosio" width="57" height="80" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Marco Martellosio</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Laureato in Giurisprudenza, ama il calcio, vive di Milan, non fuma, adora il film "mamma ho perso l'aereo". In onore di questo film e del numero 21 del Milan chiamerà il suo primo figlio KEVIN</div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">PORTIERE:</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Sorrentino</strong> Ha voluto fortemente il Palermo e dopo tre anni che ci provava si è trasferito. Ha lasciato una squadra organizzata e ben impostata come poche squadre in Serie A per trasferirsi in una delle società più burrascose. Ha contribuito anche lui con alcune papere nel finale di stagione alla retrocessione. Forse sarebbe stato meglio rimanere a Verona.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.contropiede.net/?attachment_id=10010" rel="attachment wp-att-10010"><img class="alignright size-medium wp-image-10010" alt="acerbi flop" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/acerbi-flop-239x300.jpg" width="239" height="300" /></a>DIFENSORI:</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Acerbi</strong> Arrivato per far dimenticare Thiago e Nesta, il gigante dal baffo di hitleriana memoria non è riuscito nel suo intento ed è stato subito scartato da Allegri. Nel mercato di Gennaio è tornato alla base ma anche al Chievo non ha brillato e si è accomodato quasi sempre in panchina a discapito della coppia difensiva Andreolli-Dainelli.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Munoz</strong> La rivista sportiva spagnola “don Balon” lo ha ritenuto uno dei migliori calciatori nati dopo il 1989. Ma quest’anno Ezequiel non ha brillato come in passato. Questo rendimento è figlio certamente degli scalmani di un presidente vulcanico che non ha giovato con le sue intemperie al bene del Palermo. Sui taccuini dei direttori sportivi è rimasto il suo nome, anche se l’importanza delle società che lo trattano è sicuramente minore rispetto a due/tre anni fa.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Piris</strong> Il diritto di riscatto è fissato a 4 milioni. Dubito che la società giallorossa lo eserciti. Apprezzabile nella fase offensiva il terzino paraguaiano è stato autore di una stagione troppo altalenante condita da numerose amnesie difensive che hanno obbligato la società a ricorrere al mercato invernale alla ricerca di un terzino destro (trovato poi in Torosidis). Resterà alla Roma?</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Pereira</strong> Mister 10 milioni più bonus ha toppato. Arrivato per sostituire Maicon (dall&#8217;altra parte del campo), è fin da subito risultato inadeguato nel suo ruolo. Non è un pessimo difensore, ma sicuramente non è stato all’altezza del suo costo, sproporzionato rispetto a quello che ha dimostrato in campo. Secondo le ultime di mercato sarà uno dei primi a lasciare l’Inter in quella che dovrebbe essere l’estate della ricostruzione totale.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">CENTROCAMPISTI:</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Isla</strong> Arrivava da un bruttissimo infortunio al ginocchio, ma il giocatore chiamato in causa poche volte da Conte quest’anno non ha rispecchiato per nulla quello che abbiamo potuto ammirare le passate stagioni alla corte di Guidolin. Per tutti i tifosi non-juventini un vantaggio. Chissà a che giornata sarebbe finito il campionato se Conte avesse avuto la possibilità di schierare il vero Isla nel suo fantastico centrocampo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.contropiede.net/?attachment_id=10009" rel="attachment wp-att-10009"><img class="alignleft size-medium wp-image-10009" alt="de rossi flop" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/de-rossi-flop-300x183.jpg" width="300" height="183" /></a>De Rossi</strong> Capitan Futuro (per quanto ancora verrà chiamato cosi?!)vnon ha brillato. Zeman parecchie volte lo ha tenuto seduto in panchina preferendogli Bradley e Tachtsidis, e anche dopo l’avvicendamento in panchina tra il boemo e Andreazzoli, che gli ha restituito la titolarità del ruolo, non è riuscito a mettere in mostra le doti che lo hanno sempre contraddistinto. L’espulsione nel derby d’andata la goccia che probabilmente gli farà cambiare aria.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nocerino</strong> Sono sempre più convinto che il giocatore autore di 10 gol nella passata stagione abbia fatto un patto con il diavolo stile Dorian Gray nel famoso racconto di Oscar Wilde. Questa è l’unica spiegazione che mi sono dato per giustificare un giocatore fuori luogo e fuori forma per tutta la stagione tanto che Allegri gli ha preferito prima Muntari e poi Flamini. “Chiamato Mister x per due soldi è giunto qua”, anche se farebbe bene a cambiare squadra.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">ATTACCANTI:</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Robinho</strong> Parliamo della causa di numerose bestemmie dei tifosi milanista. Un giocatore impalpabile e svogliato. Solo 2 reti in campionato per un attaccante che non ha mai brillato sotto porta ma è stato sempre giustificato per il grande lavoro atletico svolto durante tutta la gara. Quest’anno si è dimenticato come si corre ma soprattutto ha sempre dato l’impressione di non aver voglia di giocare le partite.</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.contropiede.net/?attachment_id=10008" rel="attachment wp-att-10008"><img class="alignright size-medium wp-image-10008" alt="bendtner flop" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/bendtner-flop-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a>Bendtner</strong> È stato il top-player acquistato quest’estate dalla Juve. Forse avrebbe fatto bene ad andare al Siena, in quanto a Torino per colpa di infortuni e scelte tecniche ha disputato pochissime partite. La ricerca dell’attaccante continua senza successo per la dirigenza juventina se si tiene conto che a gennaio per lo stesso ruolo è stato acquistato  Anelka. Unica nota positiva della stagione per Nicklas, è stato il numero di telefono ottenuto durante la premiazione-scudetto lo scorso week end.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Dybala</strong> È stato pagato dal Palermo 12 milioni. Zamparini ha tirato spesso in ballo la crisi economica per limare il monte ingaggi dei suoi tesserati, ma come si può spendere una simile cifra per un ragazzo, certamente di prospettiva, ma che ha fatto solo tre gol in tutto il campionato? Uno dei tanti errori del presidente il cui risultato finale non poteva che essere la retrocessione in serie B.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">ALLENATORE:</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Zeman</strong> È stato chiamato a Roma per rilanciare le sorti di una squadra con un progetto ambizioso ma senza pazienza. È passato in poco tempo da idolo di Roma ad allenatore fischiato ed esonerato. Troppo poco quello che ha fatto, troppi gol subiti e troppi alti e bassi in una delle piazze più calde d’Italia. Per lui si parla di un ritorno a Pescara. Riuscirà a ripetere il miracolo?</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/20.thumbnail.jpg" alt="Marco Martellosio" width="57" height="80" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Marco Martellosio</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Laureato in Giurisprudenza, ama il calcio, vive di Milan, non fuma, adora il film "mamma ho perso l'aereo". In onore di questo film e del numero 21 del Milan chiamerà il suo primo figlio KEVIN</div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Il paradosso di Strama</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 13:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Damiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.contropiede.net/2013/05/21/il-paradosso-di-strama/stramaccioni-fortunato/" rel="attachment wp-att-10001"></a>Si pensava che Andrea Stramaccioni fosse stato un uomo decisamente fortunato. C&#8217;era chi lo diceva con ammirazione, chi con invidia e chi con dietrologie paraculiste, ma la sostanza era quella. Un pressochè perfetto signor nessuno che si prendeva la panchina dell&#8217;Inter, a soli 36 anni e francamente senza aver mai dimostrato nulla. [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/13.thumbnail.jpg" alt="Lorenzo Damiani" width="80" height="80" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Lorenzo Damiani</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studia svogliatamente Giurisprudenza a Milano, preferisce dedicarsi a ciò che davvero lo interessa, come la letteratura, il calcio, De Andrè, e ogni genere di vizio.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/lollodamiani">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/21/il-paradosso-di-strama/stramaccioni-fortunato/" rel="attachment wp-att-10001"><img class="alignright size-medium wp-image-10001" alt="stramaccioni fortunato" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/stramaccioni-fortunato-227x300.jpg" width="227" height="300" /></a>Si pensava che Andrea <strong>Stramaccioni</strong> fosse stato un uomo decisamente fortunato. C&#8217;era chi lo diceva con ammirazione, chi con invidia e chi con dietrologie paraculiste, ma la sostanza era quella. Un pressochè perfetto signor nessuno che si prendeva la panchina dell&#8217;Inter, a soli 36 anni e francamente senza aver mai dimostrato nulla. Una botta di fortuna.</p>
<p style="text-align: justify;">In poche giornate a chiusura di una stagione fallimentare come mai si pensava sarebbe potuto capitare (nessuno si immaginava l&#8217;incubo ancora peggiore di quella successiva) Strama conquista la fiducia di tutti, dal presidente Moratti fino ai giocatori, pure quelli avversari come testimoniava l&#8217;ormai celebre &#8220;Bene bene!&#8221; dell&#8217;allora rossonero Cassano. L&#8217;Inter ritrovava grinta e un po&#8217; di gioco, non centrava il terzo posto ma le basi sembravano finalmente esserci. La conferma anche per l&#8217;anno dopo arriva, doppiamente fortunato <strong>il giovane Andrea</strong>; dava l&#8217;impressione di essere sopratutto un uomo in grado di saper giocarsi al meglio le sue carte. Qualche buon acquisto, un paio di scommesse, e si parte per una stagione che all&#8217;inizio promette molto bene, con risultati, coesione del gruppo, gioco magari non spettacolare ma efficace: bene bene Strama.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/21/il-paradosso-di-strama/stramaccioni-panchina/" rel="attachment wp-att-10002"><img class="alignleft size-medium wp-image-10002" alt="stramaccioni panchina" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/stramaccioni-panchina-300x186.jpg" width="300" height="186" /></a>Poi il disastro. Le Parche che filano i destini del calcio hanno deciso di darci un taglio, gli dei hanno ritenuto che forse questo ragazzo stava avendo troppo. E non mi riferisco agli infortuni, a un mercato di gennaio da camicia di forza e quant&#8217;altro, questa è solo l&#8217;apparenza fra le cui pieghe si scorge il vero destino beffardo che il fato ha riservato ad Andrea Stramaccioni: ne ha fatto <strong>un incompiuto</strong>. Cosa c&#8217;è di più doloroso e frustrante di questo? Molto più che il dispiacere o la presunta gratitudine di cui si millanta sui giornali di questi giorni, ciò che rimarrà a Strama sarà la rabbia e la frustrazione di aver buttato via la chance della vita senza essere riuscito a giocarsela fino in fondo, come avrebbe voluto lui, per poi magari dire: signori, non sono all&#8217;altezza. Ma per lo meno averci provato fino in fondo. La sorte sa essere davvero crudele. Immaginatevi cosa deve aver provato Pavel Nedved durante la finale di Manchester, o Ronaldo contro la Francia ai Mondiali 1998: l&#8217;occasione che sogni per tutta la vita, che quando si presenta ti è preclusa per un&#8217;insondabile cattiveria della vita. Intendiamoci, magari Strama avrebbe fallito lo stesso, anche senza quella kafkiana pioggia di sfighe che lo ha annegato da gennaio ad oggi. Ma almeno ci avrebbe provato fino in fondo, si sarebbe potuto giocare tutte le sue carte, e andarsene a casa sconfitto ma in pace con se stesso e con il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Con ogni probabilità Andrea Stramaccioni nel giro di poche ora verrà sollevato dal suo incarico; e allora tornerà a casa, si guarderà allo specchio e si dirà: chissà, magari ce l&#8217;avrei fatta. Si parlava di Strama come di <strong>un uomo molto fortunato</strong>. Paradossale.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/13.thumbnail.jpg" alt="Lorenzo Damiani" width="80" height="80" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Lorenzo Damiani</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studia svogliatamente Giurisprudenza a Milano, preferisce dedicarsi a ciò che davvero lo interessa, come la letteratura, il calcio, De Andrè, e ogni genere di vizio.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/lollodamiani">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Caro Allegri, Berlusconi non ti merita</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 09:56:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Martellosio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.contropiede.net/2013/05/21/caro-allegri-berlusconi-non-ti-merita/aldo-biscardi/" rel="attachment wp-att-9996"></a>Forse Berlusconi, da esperto appassionato dell’auditel, ha pensato bene di scrivere un giallo come lo scriverebbe Camilleri, geloso dei milioni di telespettatori che in quel momento proprio su Rai 1 stavano guardando la serie televisiva dedicata a Montalbano. Solo così riesco a darmi una spiegazione della farsa che è stata messa in scena [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/20.thumbnail.jpg" alt="Marco Martellosio" width="57" height="80" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Marco Martellosio</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Laureato in Giurisprudenza, ama il calcio, vive di Milan, non fuma, adora il film "mamma ho perso l'aereo". In onore di questo film e del numero 21 del Milan chiamerà il suo primo figlio KEVIN</div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/21/caro-allegri-berlusconi-non-ti-merita/aldo-biscardi/" rel="attachment wp-att-9996"><img class="alignright size-medium wp-image-9996" alt="aldo biscardi" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/aldo-biscardi-300x161.jpg" width="300" height="161" /></a>Forse Berlusconi, da esperto appassionato dell’auditel, ha pensato bene di scrivere un giallo come lo scriverebbe Camilleri, geloso dei milioni di telespettatori che in quel momento proprio su Rai 1 stavano guardando la serie televisiva dedicata a Montalbano. Solo così riesco a darmi una spiegazione della farsa che è stata messa in scena dalla società di via Turati.</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong>La ragione del più forte è sempre la migliore</strong>” diceva De la Fontaine, ma in questo caso le ultime esternazioni del Presidente non vedono nessun tipo di raziocinio, se non quello rintracciabile nei gravi disturbi di egocentrismo di cui soffre da anni Berlusconi. Una serata paradossale, tra lettere riportate, smentite societarie e conferme televisive. Uno scenario imponderabile tanto che le certezze, anche alla luce del terzo posto ottenuto, diminuiscono vertiginose, ed aumentano le preoccupazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Che a Berlusconi non sia mai piaciuto Allegri è cosa risaputa. Dalle bacchettate per la capigliatura pre-intervista, alla celebre frase “No el capisse un casso” fino ad arrivare ad un esonero in diretta tv pronunciato dalla bocca di uno che col Milan non c’entra nulla. Proprio su questo punto mi voglio soffermare. <strong>Che fine ha fatto la società</strong> in grado di coprire qualsiasi notizia negativa senza che trapelasse nulla da quel di Milanello? Che fine ha fatto quella società che riuscì a negare la maxi-rissa tra Ibra e Onyewu? Oppure che coprì i problemi di alcolismo di Ronaldinho, le accuse di stupro a Kluivert o le conquiste in amore di Gullit?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/21/caro-allegri-berlusconi-non-ti-merita/allegri-berlusconi-conferenza/" rel="attachment wp-att-9995"><img class="alignleft size-medium wp-image-9995" alt="allegri berlusconi conferenza" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/allegri-berlusconi-conferenza-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a>Ma è possibile che il Presidente del club più titolato al mondo ancora una volta pronunci esternazioni e pensieri per bocca di persone che con la società non hanno niente a che fare?  Perché esonerare Allegri in diretta tv con un comunicato letto e poi smentito?</p>
<p style="text-align: justify;">Dispiace tutto questo, soprattutto per <strong>quel sant’uomo di Allegri</strong>, che ha sempre incassato senza mai ribattere ed è riuscito nell’impresa di regalare alla società rossonera un terzo posto insperato. Caro Allegri, Berlusconi non ti merita.<br />
E forse è davvero arrivato il momento di capovolgere la situazione e riassettare completamente i quadri tecnici e societari del Milan. Presidente Onorario compreso.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/20.thumbnail.jpg" alt="Marco Martellosio" width="57" height="80" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Marco Martellosio</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Laureato in Giurisprudenza, ama il calcio, vive di Milan, non fuma, adora il film "mamma ho perso l'aereo". In onore di questo film e del numero 21 del Milan chiamerà il suo primo figlio KEVIN</div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>La TOP 11 del campionato</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 05:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Coghi</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">PORTIERE:</p>
<p style="text-align: justify"><b>Handanovic</b> Nella stagione mostruosamente ridicola dell&#8217;Inter si salvano in pochissimi, uno di questi è il portierone sloveno (l&#8217;altro è Kovacic) che mostra di essere arrivato al top della classifica mondiale dei migliori numero 1 in circolazione. Le spettacolari parate e i molti risultati salvati risaltano di gran lunga sulle 2/3 frittate combinate nelle ultime giornate di campionato in cui anche una squadra del CSI avrebbe messo in difficoltà l&#8217;armata brancaleone di Strama. La beffa finale di arrivare dietro all&#8217;Udinese è figlia dell&#8217;Annus Sfigatus dell&#8217;Inter.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">DIFENSORI:</p>
<p style="text-align: justify"><b>Barzagli</b> Confermarsi è sempre difficile, farlo giocando meglio è quasi un&#8217;impresa. Barzagli è il miglior esempio della stagione bianconera. Si attesta ad altissimi livelli anche in Europa (indizio già avuto agli Europei in Polonia e Ucraina) soffrendo solo contro le scheggie impazzite bavaresi. In campionato pochi riescono a metterlo seriamente in difficoltà, anche perchè riesce a nascondere al meglio i suoi punti deboli giocando spesso sul fisico e sull&#8217;anticipo. Ormai uno dei centrali più forti che ci siano in giro.</p>
<p style="text-align: justify"><b>Marquinhos </b>Classe 1994, Marcos Aoas Correa detto Marquinhos alla prima stagione in Italia ha dimostrato di essere un difensore di grande prospettiva. Fin da subito paragonato al mostro sacro Thiago Silva, ha dato prova di essere un abile marcatore, elegantissimo nelle ripartenze e in grado di governare molto bene la retroguardia giallorosa. I numeri (gol subiti dalla Roma) non sono dalla sua parte solo perché è stato il difensore centrale della squadra di Zeman (non un compito semplicissimo per chiunque a 18 anni). Ha moltissimi margini di miglioramento, soprattutto se gli si mette a fianco un marcatore fisico (alla Samuel per intenderci, di certo non Burdisso). Thiago è lassù inarrivabile, ma questo ha degli ottimi fondamentali<a href="http://www.contropiede.net/?attachment_id=9983" rel="attachment wp-att-9983"><img class="alignright  wp-image-9983" alt="2edb23a456e13b3ce87a6054e7b6cd2f-40859-1352111652" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/2edb23a456e13b3ce87a6054e7b6cd2f-40859-1352111652.jpeg" width="270" height="210" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><b>Astori </b>La pazza stagione del Cagliari (tra stadi, allenatori e presidenti in galera) ha una costante nel difensore ormai stabile nel giro azzurro. Premiamo lui per valorizzare il lavoro del duo Pulga-Lopez che hanno salvato una squadra che sembrava a pezzi in autunno. La crescita di Nainggolan, l’esplosione di Sau sono le altre note estremamente positive dell’annata degli isolani. La maturità di Astori la si è vista anche nella tranquillità che ha avuto nell’adeguarsi al cambiamento di compagno di reparto (dallo “storico” Canini al fisico Rossettini). Forse è giunto il momento di fare il salto in una grande.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">CENTROCAMPISTI:</p>
<p style="text-align: justify"><b>Cerci</b> Trascinatore instancabile di un Toro che raggiunge la salvezza nonostante un finale di campionato infernale. Le sue sgroppate sulla fascia destra fanno soffrire parecchi terzini anche delle grandi squadre. Dopo il gol salvezza viola dello scorso anno a Lecce, quest&#8217;anno si concede un&#8217;intera stagione al servizio della causa granata condita da gol e assist. Giustamente premiato da Prandelli che gli sta offrendo in azzurro delle chanches importanti. È pronto per rischiarsi in un grande club.</p>
<p style="text-align: justify"><b>Vidal</b> Il migliore in assoluto del campionato 2012-13. L&#8217;unico juventino a non sfigurare davanti ai giganti del Bayern. Stagione magnifica per il cileno con 15 gol e tanta sapienza tattica accumulata. Il più in forma e allo stesso tempo uno dei più utilizzati da Conte. Ha imparato a fare entrambe le fasi in maniera perfetta e per questo tutti in Europa lo vogliono. Non sarà facile trattenerlo in estate, lui per ora si gode lo scettro di campione tra i campioni.</p>
<p style="text-align: justify"><b><a href="http://www.contropiede.net/?attachment_id=9984" rel="attachment wp-att-9984"><img class="alignleft size-full wp-image-9984" alt="images" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/images1.jpg" width="201" height="251" /></a>Borja Valero</b> Chissà che dopo aver scalzato Pirlo dal trono dei migliori registi in Italia non spodesti anche Xavi in nazionale. Stagione fantastica dello spagnolo che conquista Firenze rilanciandola nell’Europa che conta. Palloni serviti col gognometro, qualche gol, e anche tanto lavoro sporco in mezzo al campo. Un centrocampista completo su cui Della Valle e Montella vogliono costruire le basi di una grande Fiorentina.</p>
<p style="text-align: justify"><b>Gomez</b> All&#8217;ultimo anno a Catania sforna la migliore stagione della sua carriera. El Papu, capitano dei rossazzurri, è uno dei cardini della spina dorsale di un Catania che va ad un passo dal sogno europeo giocando spesso alla pari con le grandi d&#8217;Italia. Con gli argentini terribili guidati da Maran (lui, Bergessio, Castro e Barrientos) c&#8217;è sempre da divertirsi. Tanta fantasia e spensieratezza nella fase offensiva regalano giocate splendide ai tifosi etnei. Lascia un vuoto enorme in Sicilia.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">ATTACCANTI:</p>
<p style="text-align: justify"><b>Balotelli</b> Il Milan è ai preliminari di Champions SOLO grazie a Balo. Poche scuse: l&#8217;impatto avuto dal bresciano sul campo e nel morale (oltre che a livello mediatico) é stato devastante. L&#8217;impennata avuta dal Diavolo é coincisa col “colpo di mercato” del 2013 fatto dal dottor Galliani. Mai visto un rigorista come lui. Mai visto un giocatore che incute cosi tanta paura e rispetto da parte degli avversari. È arrivato per portare il Milan in Europa e ci é riuscito; dall&#8217;anno prossimo si lotterà per qualcosa di più serio.</p>
<p style="text-align: justify"><b>Cavani</b> Se dovesse partire, come probabilmente accadrà, sarà impossibile rimpiazzarlo per gli azzurri. Terza stagione di fila terminata con un numero di gol oltre la media di qualsiasi cannoniere umano che giochi in Italia (non in Spagna&#8230;). Non solo reti decisive, ma anche la capacitá di rialzare un Napoli di &#8220;buon livello&#8221; (non celestiale come l’anno scorso) durante i periodi di crisi e portarlo ad uno storico secondo posto. Più doloroso separarsi da lui che da Mazzarri.</p>
<p style="text-align: justify"><b><a href="http://www.contropiede.net/?attachment_id=9985" rel="attachment wp-att-9985"><img class="alignright  wp-image-9985" alt="CALCIO: COPPA ITALIA; ROMA-FIORENTINA" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/20120111_lamela.jpg" width="250" height="200" /></a>Lamela </b>Alla faccia dei 20 anni e di quelli che dicevano che rendeva al massimo solo perché esaltato dal modo di giocare di Zeman. Partito il boemo El Coco non si è comunque fermato, i suoi gol sono risultati decisivi alla Roma per scalare la classifica e proiettarsi in una zona quantomeno dignitosa della Serie A. Tante giocate di pura classe e soprattutto sembra aver messo la testa a posto rispetto alla scorsa stagione. Con la partenza di Cavani rimane uno dei pochi diamanti grezzi del nostro calcio.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">ALLENATORE:</p>
<p style="text-align: justify"><b>Guidolin </b>Più di Conte, più di Mazzarri e più di Maran. Terzo miracolo consecutivo per San Francesco da Castelfranco Veneto che non è stato messo K.O. nemmeno dal cucchiaio con cui Maicosuel aveva attentato al cuore della più bella realtà calcistica degli ultimi anni. Inizio a rilento, dopo aver perso Isla, Asamoah e Handanovic, e poi lo scatto e la ripresa dell’ennesimo posto in Europa. Là dove c’era Sanchez ora spopola Muriel, e dove imperversava Inler ora c’è Allan. Cambiano i giocatori ma alla guida resta ben saldo un grandissimo allenatore. Complimenti Gudolin, lei sì che ci sa fare.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/7.thumbnail.jpg" alt="Alberto Coghi" width="80" height="59" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Alberto Coghi</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Appassionato di basket, ma non disdegna calcio e volley. Adora Edgar Davids, i film di sparatorie e gli scandali politici.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/sissokoghi">Twitter</a><a style="margin-right:1.25em" href="http://www.facebook.com/http://www.facebook.com/alberto.coghi.75">Facebook</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Al bar Allegri resterebbe e Stramaccioni saluterebbe</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 15:32:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Rossetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia è un Paese di allenatori. Banalità o meno, la cosa certa è che nel Belpaese la passione per il calcio non la si può calcolare soltanto a suon di sondaggi, statistiche e indagini demoscopiche. L&#8217;unico vero metro di giudizio è il bar. È in quel luogo tanto comune quanto mistico che la vera passione [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/40.thumbnail.jpg" alt="Andrea Rossetti" width="80" height="71" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Andrea Rossetti</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studio legge per dare ordine alla realtà, seguo lo sport per sognare e leggo per rimanere ben saldo sulle nuvole. Ho un'opinione su tutto, non per forza sensata. Odio stare zitto, ma amo il silenzio delle parole scritte.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/Andrea_Ross89">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;Italia è un Paese di allenatori. Banalità o meno, la cosa certa è che nel Belpaese la passione per il calcio non la si può calcolare soltanto a suon di sondaggi, statistiche e indagini demoscopiche.<strong> L&#8217;unico vero metro di giudizio è il bar</strong>. È in quel luogo tanto comune quanto mistico che la vera passione calcistica italica si può calcolare, palpare con mano. Neanche la politica accende gli animi degli avventori come fanno invece gol, parate, decisioni arbitrali e scelte tecniche. Ma i tempi cambiano e con esso anche le aspirazioni di una Nazione. Oggi l&#8217;italiano medio non pensa più di essere meglio di qualsiasi allenatore si accomodi su qualsiasi panchina, bensì ritiene di essere molto più capace e managerialmente più ferrato di ogni Presidente di squadra calcistica sul globo terracqueo. Ebbene si, <strong>l&#8217;Italia è un Paese di presidenti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>&#8220;Avessi io 50 milioni da spendere sul mercato&#8230;&#8221;</i>, <i>&#8220;fossi io al posto dei dirigenti X e Y&#8230;.&#8221;</i>, <i>&#8220;ma perchè non prendiamo un italiano invece che un -inho qualsiasi?!&#8221;</i>. In ogni bar queste frasi riecheggiano inframmezzate dai tradizionali sbuffi della macchina del caffè e la musichetta del bonus alle slot-machines. Il lunedì, chiaramente, è il giorno migliore per osservare ed analizzare questo magnifico teatrino di vita quotidiana. Ma oggi, in più, stiamo vivendo il lunedì appena successivo alla fine della stagione calcistica 2012/2013 e ciò aumenta a livelli esponenziali il tutto. In particolare, ad accendere gli animi dei tanti presidenti di ogni bar, quest&#8217;oggi, è il destino ed il futuro delle due guide tecniche milanesi, ovvero <strong>Allegri e Stramaccioni</strong>. Non essendo assolutamente restio al mischiarmi al marasma di opinioni più o meno condivisibili che si sentono al bar, ho deciso di vestire, per qualche attimo, i panni di Berlusconi e Moratti, dicendo pure la mia sul futuro dei due tecnici delle compagini meneghine.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/20/al-bar-allegri-resterebbe-e-stramaccioni-saluterebbe/allegri-e-berlusconi/" rel="attachment wp-att-9974"><img class="alignright size-medium wp-image-9974" alt="allegri e berlusconi" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/allegri-e-berlusconi-246x300.jpg" width="246" height="300" /></a>Se fossi Berlusconi, sinceramente, <strong>Allegri me lo terrei</strong>. Ammetto, privo di vergogna, che il tecnico livornese l&#8217;avrei cacciato senza troppi indugi già alla quinta giornata, quando più che un allenatore Allegri pareva un apprendista alchimista alla ricerca di una quadratura tattica che, però, tardava decisamente ad arrivare. Poi, come un buon diesel, il motore tattico messo in piedi dal tecnico ha iniziato a funzionare ed il Milan, giornata dopo giornata, è riuscito a portare a termine una rimonta assolutamente degna di lode. Ad inizio stagione Galliani aveva dichiarato che con gli arrivi di De Jong e Bojan il Milan poteva puntare al titolo, sottolineando anche come il terzo posto fosse assolutamente un obbligo. Allegri, zitto zitto, tra tanti rospi ingoiati e poche parole, è riuscito a raggiungere l&#8217;obbligatorio terzo posto pure senza De Jong e Bojan, il primo infortunatosi gravemente nella prima parte di stagione ed il secondo dimostratosi decisamente non all&#8217;altezza delle aspettative (come del resto tre quarti dei gioiellini della cantera blaugrana una volta lasciata la casa madre). Balotelli ha dato una mano, ma la valorizzazione dei giovani talenti El Shaarawy e De Sciglio sono chiaramente un punto a favore del tecnico livornese. <strong>Qualche aiutino arbitrale?</strong> Forse sì, o diciamo decisamente sì, ma ciò non toglie che aver fatto 7 punti nelle prime otto giornate e poi 65 nelle restanti trenta non è affatto male. Poi, detto francamente, se oggi caccio Allegri chi mi prendo? Seedorf? Un pò rischiosa come scelta, troppo rischiosa, come sarebbe Inzaghi. Oppure Donadoni, cioè l&#8217;allenatore che ovunque sia andato è riuscito a fare giocare alla grande la sua squadra per mezza stagione e poi da cani la seconda parte? Se hai tenuto Allegri le prime otto giornate, non ha senso cacciarlo ora. È vero, ieri sera ha rischiato di perdere col Siena il terzo posto che pareva oramai acquisito schierando una formazione leggermente senza senso, ma sono i rischi del mestiere. Una partita non vale una stagione ed un esonero, a maggior ragione quando otto giornate schifose non hanno valso l&#8217;esonero.</p>
<p style="text-align: justify;">Se fossi Moratti invece, sinceramente,<strong> Stramaccioni lo caccerei</strong>. È vero, io come presidente e tutta la dirigenza abbiamo colpe mica da poco; è vero, la rosa non era propriamente all&#8217;altezza di chissà quali traguardi; è vero, gli arbitri non sono proprio stati <a href="http://www.contropiede.net/2013/05/20/al-bar-allegri-resterebbe-e-stramaccioni-saluterebbe/moratti-e-stramaccioni/" rel="attachment wp-att-9975"><img class="alignleft size-medium wp-image-9975" alt="moratti e stramaccioni" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/moratti-e-stramaccioni-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>perfetti con l&#8217;Inter; ed è vero anche la serie di infortuni che ha colpito i nerazzurri quest&#8217;anno è roba da giocare le prossime dieci stagioni a Lourdes piuttosto che a San Siro. Però Stramaccioni le sue colpe le ha e sono davanti a tutti. 16 sconfitte  in stagione, cioè praticamente un girone intero di partite perse, di cui 8 nelle ultime 11 gare e ben 5 nelle ultime 6 partite casalinghe della stagione. Soltanto 5 vittorie in tutto il girone di ritorno ed il magro bottino di 19 punti in esso. Nono posto, peggior risultato dal &#8217;94 ad oggi, dopo aver utilizzato sei (dico sei) moduli diversi. Il vero specchio delle responsabilità di &#8220;benebene&#8221; Strama però sono <strong>i numeri difensivi dell&#8217;Inter</strong>: seconda peggior difesa del campionato con 57 reti subite, alla pari del retrocesso Siena e davanti soltanto al Pescara, più di Atalanta, Torino, Chievo, Genoa e così via, senza contare l&#8217;altrettanto retrocesso Palermo che ha preso 54 gol. In ben nove occasioni i nerazzurri hanno subito dai tre gol in su. Ora, a rigor di logica, la tattica difensiva la sceglie l&#8217;allenatore, non la dirigenza o l&#8217;arbitro. E, razionalmente, Ranocchia, Samuel, Juan Jesus, Chivu, Silvestre e chi, a turno, è stato usato come difensore nella retroguardia nerazzurra, creano un comparto arretrato decisamente migliore di quello di Siena, Palermo, Torino o Chievo, per dire. La cosa che lascia ancora più perplessi è il fatto che se sei consapevole, come nelle ultime otto partite di Serie A nerazzurre, che il tuo attacco non ha la forza di cambiare i match, com&#8217;è che non ti concentri sulla <strong>stabilità difensiva</strong> per non prenderle quantomeno? 18 dei 57 gol subiti sono arrivati in queste ultime partite, di cui cinque dall&#8217;Udinese, quattro dall&#8217;Atalanta e tre da Lazio e Napoli. Che Stramaccioni non sia l&#8217;origine di tutti i mali nerazzurri va bene, è evidente realtà, ma mi chiedo su quali basi effettive possa essere riconfermato un allenatore con questi numeri in una squadra come l&#8217;Inter.</p>
<p style="text-align: justify;">Svesto i panni dei presidenti, finisco il caffè con aria soddisfatta, pago e saluto gli avventori del bar. Per oggi il mio contributo l&#8217;ho dato.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/40.thumbnail.jpg" alt="Andrea Rossetti" width="80" height="71" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Andrea Rossetti</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studio legge per dare ordine alla realtà, seguo lo sport per sognare e leggo per rimanere ben saldo sulle nuvole. Ho un'opinione su tutto, non per forza sensata. Odio stare zitto, ma amo il silenzio delle parole scritte.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/Andrea_Ross89">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Il Pagellone del lunedì</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 13:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Roccio e Mauro Pajola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.contropiede.net/2013/05/20/il-pagellone-del-lunedi-21/images-36/" rel="attachment wp-att-9966"></a>Voto 10 a David Beckham. 38 anni e non sentirli, avere ancora quella incredibile, quanto giustificata, voglia di insegnare calcio, nonostante l’età e gli acciacchi. David Beckham ha detto basta. Dopo vent’anni di carriera sempre ad alti livelli, giocando nelle più importanti squadre al mondo, lo Spice Boy ha deciso di dare [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Alessio Roccio e Mauro Pajola' src='http://1.gravatar.com/avatar/f1d14157e08d7b704672a21fbce1333b?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Alessio Roccio e Mauro Pajola</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/20/il-pagellone-del-lunedi-21/images-36/" rel="attachment wp-att-9966"><img class="alignright size-full wp-image-9966" alt="images" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/images.jpg" width="272" height="186" /></a>Voto 10</strong> a <span style="color: #3366ff;"><strong>David Beckham</strong></span>. 38 anni e non sentirli, avere ancora quella incredibile, quanto giustificata, voglia di insegnare calcio, nonostante l’età e gli acciacchi. David Beckham ha detto basta. Dopo vent’anni di carriera sempre ad alti livelli, giocando nelle più importanti squadre al mondo, lo Spice Boy ha deciso di dare l’addio al calcio. 19 sono i trofei da lui vinti, di cui 10 campionati, distribuiti tra gli anni d’oro di Manchester, sponda United, e Madrid, passando poi dall’altra parte dell’oceano ai Los Angeles Galaxy, dove nel tempo libero (stop del campionato americano) tornava in Europa a divertirsi e a fare ciò per cui è nato, vincere. Nelle due mezze stagioni al Milan, ha contribuito alle due qualificazioni in Champions, prima del terribile infortunio contro il Chievo Verona, che gli ha impedito di giocare i mondiali in Sudafrica. A Parigi, ultimo atto della sua trionfale carriera, ha vinto il campionato, rifiutando il rinnovo di contratto e lasciando da vincente così come ha fatto il suo maestro Sir Alex Ferguson.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voto 9</strong> alle <span style="color: #3366ff;"><strong>promozioni di Sassuolo e Verona</strong></span>. Il verdetto è finalmente ufficiale: Sassuolo e Verona sono in serie A. I neroverdi grazie alla vittoria sui diretti rivali del Livorno (che disputeranno i playoff contro il Brescia) sono riusciti a strappare il pass per la massima serie al quarto matchpoint. La favola Sassuolo è semplicemente incredibile: 5 anni fa militava fissa in serie C, costretta a fronteggiare squadre come Lumezzane e Pizzighettone, poi da quando la squadra è passata nelle mani di Squinzi, proprietario della Mapei, tutto è cambiato. I veneti invece, che la A l’hanno giocata per molti anni, raggiungono la promozione in massima serie dopo undici anni, grazie al “poco combinato” pareggio per 0-0 contro l’Empoli che ha dato a quest’ultimi l’ufficialità dei playoff. Bel regalo soprattutto per i tifosi scaligeri che dopo la delusione dello scorso anno, eliminati in semifinale dalla Sampdoria, hanno sostenuto la squadra dalla prima all’ultima giornata, dimostrandosi ancora una volta una delle tifoserie più calde.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voto 8</strong> a <span style="color: #3366ff;"><strong>Walter Mazzarri</strong></span>. Da ieri sera è ufficiale: Walter Mazzarri lascerà Napoli. Dopo quattro stagioni indimenticabili passate all’ombra del Vesuvio, riportando gli azzurri a lottare per l’Europa e per il campionato, il tecnico toscano ha deciso di lasciare i partenopei per una nuova sfida non ancora svelata. Nonostante la delusione Europa League, quest’anno Mazzarri è riuscito a portare il Napoli al secondo posto consentendogli di disputare la Champions League la prossima stagione. Si è parlato molto di Roma nel futuro del tecnico, ma ora che Max Allegri sembra ad un passo dall’addio in rossonero, potrebbe spuntare per lui l’ipotesi affascinate di guidare una big come il Milan.<i> </i></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/20/il-pagellone-del-lunedi-21/chievo-verona-sampdoria-serie-a/" rel="attachment wp-att-9967"><img class="alignleft size-medium wp-image-9967" alt="Chievo Verona-Sampdoria serie A" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/Thereau-300x214.jpg" width="300" height="214" /></a>Voto 7</strong> a <span style="color: #3366ff;"><strong>Cyril Thereau</strong></span>. L’attaccante francese, vero e proprio trascinatore della stagione clivense, ha raggiunto la doppia cifra in campionato grazie alla bella doppietta che ha consentito alla sua squadra di uscire imbattuta dallo stadio di Bergamo. La sfida infatti è terminata 2-2 dopo che la squadra di casa è andata in vantaggio per ben due volte. Thereau con 11 reti in campionato alla soglia dei 30 anni sembra aver raggiunto la piena maturità e molto probabilmente è pronto per fare il salto di qualità. Siamo pronti a scommettere che il francese l’anno prossimo non giocherà più a Verona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voto 6</strong> alla <span style="color: #3366ff;"><strong>Sampdoria</strong></span>. Diciamocelo, la stagione dei blucerchiati è stata piuttosto mediocre. Partita male con Ciro Ferrara la squadra si è rialzata con Delio Rossi per poi ripiombare nella zona bassa della classifica a salvezza ormai acquisita. Rimane però alla Samp l’invidiabile record di aver battuto sia all’andata che al ritorno i campioni d’Italia della Juventus (impresa riuscita quest’anno solo al Bayern Monaco) dimostrando che con corsa e voglia di giocare avrebbe potuto mettere in difficoltà chiunque</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voto 5</strong> a <span style="color: #3366ff;"><strong>Massimiliano Allegri</strong></span>. Stagione estremamente positiva quella del tecnico livornese: dopo lo smantellamento estivo e  dopo 8 partite imbarazzanti è infatti riuscito a dare un assetto tattico e un’identità alla propria squadra. Il terzo posto finale è una piccola grande impresa in cui pochi oltre a lui e a Galliani avrebbero creduto. Ma a nostro avviso in questa stagione oltre alle proprie indubbie qualità Allegri ha dimostrato anche tutti i propri difetti. Il livornese infatti soffre l’incapacità cronica di preparare e gestire la partite decisive: quando la sua squadra ha sulle spalle forti pressioni si squaglia, e la partita di Siena ha confermato tale tendenza. Il Milan si giocava una stagione contro un squadra già retrocessa e con nulla da perdere, ma nonostante ciò, e complice una formazione iniziale discutibile, ha rischiato fino all’ultimo di fallire riuscendo ad avere la meglio dell’avversario solo grazie a un più che generoso rigore e al fortunoso gol di Mexes. Ora spetta alla dirigenza decidere il suo futuro, ma crediamo che paradossalmente la vittoria di Siena non giocherà a suo favore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voto 4</strong> a <span style="color: #3366ff;"><strong>José Mourinho</strong></span>. Stagione a dir poco disastrosa quella dello Special One a Madrid. Il vate di Setubal infatti, nonostante una squadra infarcita di campioni, e dopo due anni assolutamente positivi, ha concluso una stagione da 0 titoli e tante, troppe polemiche. Dopo la disfatta in campionato, e la sconfitta in Champions League per mano dei ragazzi terribili di Klopp, il Real ha di nuovo assaporato il gusto amaro della sconfitta nella finale di Coppa del Re contro gli odiati, e più poveri, cugini dell’Atletico. Ma la cosa peggiore per Mou è che per la prima volta nella sua gloriosa carriera non è riuscito a far breccia nel cuore di tifosi e giocatori. A differenza infatti delle sue esperienze a Milano e Londra Mourinho lascia un ambiente ostile, contestato da stampa e tifosi, e mal visto da uno spogliatoio in cui baroni e baronetti ne hanno messo in dubbio l’autorità (il caso Casillas è a dir poco emblematico). Ora con ogni probabilità tornerà al Chelsea, dove è amato e dove può ancora esercitare un’autorità assoluta: scommettiamo che saprà prendersi la sua rivincita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/20/il-pagellone-del-lunedi-21/bendtner/" rel="attachment wp-att-9968"><img class="alignright size-full wp-image-9968" alt="bendtner" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/bendtner.jpg" width="291" height="173" /></a>Voto 3</strong> alla <span style="color: #3366ff;"><strong>stagione di Bendtner</strong></span>. La Juve nello scorso mercato estivo cercava un top player che là davanti facesse la differenza, ma ha fallito; allora si è messa sulle tracce di Berbatov, che non sarà un fenomeno ma è di sicura affidabilità, ma il bulgaro dopo aver illuso Marotta (e gli infuriati Della Valle) ha scelto altri lidi, e quindi ci si è dovuti accontentare del ripiego Bendtner. Con tali premesse e con la consapevolezza di essere solo un ripiego è difficile per qualunque giocatore riuscire a dimostrare il proprio valore, ma spesso la voglia di rivalsa e l’orgoglio ferito possono dare una marcia in più. Così non è stato per Bendtner. Questa stagione è stata infatti per il gigante danese un incubo: pessime prestazioni, patente ritirata, brutti infortuni, zero gol. Come se non bastasse nella sua ultima apparizione stagionale (e con ogni probabilità ultima anche con la maglia bianconera) il danese, subentrato a partita in corsa, si è rotto un polso a pochi minuti dal suo ingresso in campo. Quando si dice una stagione no&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voto 2</strong> a<span style="color: #3366ff;"><strong> Simone Loria</strong></span>. L’ex difensore centrale di Roma e Siena, attualmente in forza al Cuneo, in Lega Pro, è stato squalificato per ben 7 turni in seguito all’espulsione subita nell’ultima partita della sua squadra contro il Feralpi Salò. Il giocatore, espulso per proteste immediatamente dopo la rete avversaria, non si è capacitato della decisione presa dal direttore di gara iniziando quindi ad insultarlo. Il giocatore ha poi tenuto una conferenza stampa in cui ribadiva di avere protestato, ma di non avere spintonato l’arbitro come invece si è scritto. Loria, in attesa del ricorso per le sette giornate di squalifica ricevute, salterà le gare di playout che il Cuneo dovrà affrontare contro la Reggiana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voto 1</strong> al <span style="color: #3366ff;"><strong>Pescara</strong></span>. Che la squadra abruzzese avrebbe faticato non poco nella massima serie lo si sapeva dall’inizio, e molti ne sospettavano l’inadeguatezza dopo l’addio di Zeman e la partenza dei migliori giocatori (Verratti e Insigne su tutti). Ma il girone d’andata aveva illuso tutti che forse il Delfino avesse le carte in regola per giocarsi la salvezza. Niente di più sbagliato: complici troppi infortuni e cambi di panchina forse un po’ avventati la squadra abruzzese si è resa protagonista di un girone di ritorno raccapricciante, in cui ha raccolto la miseria di due punti (pareggi esterni di Roma e Palermo) e dove non si è mai dimostrata in grado di reggere il confronto con le altre formazioni della serie A. Ma la cosa peggiore, ancora più dei risultati, è stata la mollezza e l’arrendevolezza dimostrata dagli abruzzesi negli ultimi due mesi, dove non è mai stata in grado di onorare gli impegni e di regalare emozioni ai propri tifosi. Non gli si chiedeva certo i miracoli, e forse neanche la salvezza, ma un po’ più di orgoglio, amor proprio e responsabilità di fronte ai propri impegni sì.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Alessio Roccio e Mauro Pajola' src='http://1.gravatar.com/avatar/f1d14157e08d7b704672a21fbce1333b?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Alessio Roccio e Mauro Pajola</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Strama è uno sfregio al nostro calcio</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 10:48:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bobby Cialtron</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.contropiede.net/2013/05/20/strama-e-uno-sfregio-al-nostro-calcio/soccer-serie-a-inter-udinese/" rel="attachment wp-att-9961"></a>Non so a voi, ma a me suscita brivido e raccapriccio osservare che l’Inter, quella diventata grande in Europa con Helenio Herrera perché non subiva mai gol, e tornata grande con Mourinho perché non subiva mai gol, ha la peggior difesa del campionato dopo quella del Pescara. 57 reti subite. C-I-N-Q-U-A-N-T-A-S-E-T-T-E. In [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/24.thumbnail.jpg" alt="Bobby Cialtron" width="69" height="80" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Bobby Cialtron</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Ama il contropiede e i gol in fuorigioco.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/cialtronate">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/20/strama-e-uno-sfregio-al-nostro-calcio/soccer-serie-a-inter-udinese/" rel="attachment wp-att-9961"><img class="alignright size-medium wp-image-9961" alt="SOCCER: SERIE A; INTER-UDINESE" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/inter-udinese-2-5-300x185.jpg" width="300" height="185" /></a>Non so a voi, ma a me suscita brivido e raccapriccio osservare che l’Inter, quella diventata grande in Europa con Helenio Herrera perché non subiva mai gol, e tornata grande con Mourinho perché non subiva mai gol, ha la peggior difesa del campionato dopo quella del Pescara.<br />
<strong>57 reti subite</strong>. C-I-N-Q-U-A-N-T-A-S-E-T-T-E. In 38 partite. Un colabrodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli infortuni, d’accordo. E poi Nagatomo, Ranocchia e Juan Jesus non sono proprio la stessa cosa di Maicon, Lucio e Samuel, va bene. Ma 57 sono troppe. Come se non bastasse, poi, i nerazzurri hanno pure schierato <strong>il miglior portiere del campionato</strong>. Immaginatevi se anziché Handanovic tra i pali ci fosse stato un portiere normale, di quelli che non fanno miracoli. Già, cari tifosi interisti, è meglio che non ci pensiate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il record di sconfitte in campionato, 16. Il record di infortunati, che non è colpa solo della sfortuna, soprattutto quando gli infortuni sono di tipo muscolare. Il record di accuse agli arbitri e di giustificazioni patetiche nel dopo gara. Il record di fiducia goduto da un allenatore alla corte di Moratti. Il record di <strong>peggior piazzamento in campionato nell’era Moratti</strong>. E probabilmente se ne possono aggiungere ancora molti, di record.<br />
Non venitemi a dire che un allenatore, su tutti questi fattori negativi, non incide. Magari le colpe non saranno solo sue, ma anche sue certamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/20/strama-e-uno-sfregio-al-nostro-calcio/stramaccioni-difesa/" rel="attachment wp-att-9959"><img class="alignleft size-medium wp-image-9959" alt="stramaccioni difesa" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/stramaccioni-difesa-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a>Tuttavia, c’è un fattore sul quale incide in maniera determinante l’allenatore. Ed è quello dei gol subiti. Cinquantasette. Puoi avere i difensori scarsi (e Ranocchia e Juan Jesus non saranno fenomeni, ma sono pur sempre nazionali), puoi avere un portiere ridicolo (e non definirei così Handanovic), puoi avere solo centrocampisti leggeri che non sanno coprire la difesa (ma ditemi chi c’è di leggero tra Gargano, Cambiasso, Mudingayi e Kuzmanovic), ma subire comunque pochi gol. Basta saper impostare <strong>una fase difensiva fatta bene</strong>. Marcature, diagonali, raddoppi, movimenti a scalare e cose simili. Non mi sembra che Mexes, Zapata, Constant, Abate e De Sciglio siano campionissimi, eppure il Milan di gol ne ha presi decisamente meno. E vogliamo parlare di Gamberini-Campagnaro-Cannavaro? Anche qui di fenomeni non ce ne sono, eppure di gol il Napoli ne ha presi relativamente pochi.</p>
<p style="text-align: justify;">Una squadra può non avere gioco, soprattutto se è costretta a cambiare continuamente formazione e modulo perché falcidiata dagli infortuni, ma la fase difensiva, per come vedo io il calcio, è la base. <strong>Primo, non prenderle</strong>. Si applicano alcuni principi e per gli avversari diventa difficile infilarti. Lo fanno anche le piccole squadre, che se potessero contare su Ranocchia e Juan Jesus stapperebbero lo champagne. Possibile che sia più difficile segnare a Chievo, Bologna, Sampdoria e Genoa che all’Inter? Il campionato italiano lo vince (quasi) sempre chi ha la difesa migliore, in Serie A gli equilibri difensivi sono fondamentali. Il Signor Stramaccioni non è riuscito, in un anno, a dare solidità difensiva alla propria squadra. Con quella, avrebbe risolto molti problemi. Perché poi puoi non avere qualità a centrocampo, puoi essere rimasto senza punte, ma se prendi pochi gol diventa tutto più facile. Sarà anche simpatico (ma ne siamo sicuri?), avrà anche un bel rapporto con Cassano e Moratti, ma forse è il caso che il tecnico nerazzurro vada a farsi un bel soggiorno a Coverciano a imparare qualche fondamentale di tattica difensiva. Oppure prenda un aereo e segua le sedute di allenamento di Trapattoni, Ancelotti e Capello. Ché non si può proprio sopportare che un allenatore italiano non sia in grado di schierare una difesa come Dio e il catenaccio comandano.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/20/strama-e-uno-sfregio-al-nostro-calcio/trapattoni-e-capello/" rel="attachment wp-att-9960"><img class="alignright size-medium wp-image-9960" alt="trapattoni e capello" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/trapattoni-e-capello-300x180.jpg" width="300" height="180" /></a>L’Italia calcistica è diventata grande grazie a <strong>Nereo Rocco</strong> che applicò il catenaccio di Gipo Viani, grazie a Bearzot che in finale dei Mondiali schierò cinque difensori, grazie a Sacchi e ai movimenti difensivi del suo Milan, grazie al Trap che ha portato nel mondo il suo <strong>difesa e contropiede</strong>. Stramaccioni, il giovane fenomeno della panchina, quello che in bacheca ha la Next Generation Series (!), non è in grado di schierare quattro difensori e farli scalare coi tempi giusti. Qui siamo in Serie A, non siamo nella Liga dove in difesa ci vanno i centrocampisti, e uno come Strama è uno sfregio a oltre cent’anni di calcio italiano e alla sua tradizione. Questa è l’Italia, <strong>qui si difende «Bene Bene»</strong>. Difendere non è un gioco né uno sfizio, è un’arte, è lo spirito del nostro calcio. E chi si fa beffe dell’arte e della tradizione non merita di allenare in Serie A.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/24.thumbnail.jpg" alt="Bobby Cialtron" width="69" height="80" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Bobby Cialtron</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Ama il contropiede e i gol in fuorigioco.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/cialtronate">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Dal ginocchio rotto alla FA Cup, passando per un supermercato: la promessa mantenuta di Dave Whelan</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 21:10:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Pratelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quante volte ce lo hanno ripetuto: per indicare un evento o situazione non condizionata da incertezze, cosa si usa? L’indicativo! Già. Questa è la regola, applicarla è un’altra storia: troppe incognite, coincidenze difficili da prevedere, imprevisti appunto. E allora? Allora sedetevi un secondo e leggete. <a href="http://www.contropiede.net/2013/05/19/dal-ginocchio-rotto-alla-fa-cup-passando-per-un-supermercato-la-promessa-mantenuta-di-dave-whelan/foto-5/" rel="attachment wp-att-9951"></a>David “Dave” Whelan nasce a Bredford nel [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Giacomo Pratelli' src='http://1.gravatar.com/avatar/9a271ed495b790fb15116a4af18210b8?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Giacomo Pratelli</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quante volte ce lo hanno ripetuto: per indicare un evento o situazione non condizionata da incertezze, cosa si usa? L’indicativo! Già. Questa è la regola, applicarla è un’altra storia: troppe incognite, coincidenze difficili da prevedere, imprevisti appunto. E allora? Allora sedetevi un secondo e leggete.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/19/dal-ginocchio-rotto-alla-fa-cup-passando-per-un-supermercato-la-promessa-mantenuta-di-dave-whelan/foto-5/" rel="attachment wp-att-9951"><img class="alignright size-medium wp-image-9951" alt="foto-5" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/foto-5-300x218.jpg" width="300" height="218" /></a>David “Dave” Whelan</strong> nasce a Bredford nel 1936, ma si trasferisce subito a Wigan dove crescerà con la passione per il calcio e con i colori del Wigan nel cuore. Si rivela anche un buon giocatore, viene comprato dal Blackburn nel 1956 e comincia così quella che doveva essere una carriera nel football professionistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1960 disputa la Finale di FA Cup, a Wembley, il sogno di ogni bambino inglese. Purtroppo il sogno dura solo mezz’ora per Dave, subisce uno degli infortuni giudicati tra i peggiori della storia calcistica del ’50-’60, <strong>si spezza in più punti una gamba</strong>, e riuscirà a solcare di nuovo il campo da gioco solo due anni dopo. Si può immaginare come possa essere l’umore di Whelan mentre sul letto d’ospedale aspetta di essere operato, ma le parole pronunciate non sono di sconforto, bensì di coraggio, di forza. Non si abbatte Dave, ma <strong>promette di tornare a Wembley</strong>, e di farlo <strong>con la sua squadra del cuore</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1962 torna in campo, nel frattempo era stato ceduto dal Blackburn al Crewe Alexandra F.C., ma già nel &#8217;66 si ritira dal calcio giocato, la gamba fa sempre male, ogni anno di più. Decide di investire i soldi dell’assicurazione arrivati dopo l’operazione, comprando un piccolo supermercato a Wigan, la città in cui è cresciuto. Nel giro di poco tempo ha <strong>una catena di supermercati</strong> sparsi un po’ ovunque chiamati Whelan’s Discount Store, sui quali mette gli occhi Ken Morrison, presidente della catena Wim Morrison Supermarket’s PLC, praticamente come se il capo di Esselunga mettesse gli occhi su un vostro supermercatino locale. Whelan vende la sua catena e guadagna più di un milione di sterline, da questo momento è un uomo d’affari. Tralasciando tutti gli affari di successo che consegue in questi anni, Dave rimane pur sempre un ex-calciatore, amante del calcio, tifoso del Wigan, con una promessa fatta da un letto d’ospedale che ancora dev’essre mantenuta, e si sa, nel mondo del business la parola data è come un contratto firmato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/19/dal-ginocchio-rotto-alla-fa-cup-passando-per-un-supermercato-la-promessa-mantenuta-di-dave-whelan/whelan-fa-cup/" rel="attachment wp-att-9953"><img class="alignleft size-medium wp-image-9953" alt="whelan fa cup" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/whelan-fa-cup-210x300.jpg" width="210" height="300" /></a>Siamo arrivati oramai al 1995, <strong>Dave Whelan compra il Wigan Athletic</strong>, squadra che in quel momento milita in Terza Divisione, facendo un’altra promessa: nel giro di dieci anni il Wigan sarebbe stato in Premier League. Così nel ’96 arriva subito la promozione in Seconda Divisione, l’approdo in Championship (la serie B inglese) nel 2002 e infine l’arrivo in Premier, stagione 2004/2005.</p>
<p style="text-align: justify;">L’11 maggio 2013 a Wembley è stata disputata la finale di FA Cup tra il Wigan di un ricco ma umile uomo cresciuto a due passi dallo stadio, e il Man City degli sceicchi dal portafoglio senza limite, e, come saprete tutti, il Wigan ha vinto 1-0 assicurandosi il trofeo. La cosa che fa impressione non è tanto la vittoria di una “piccola” contro uno squadrone molto più ricco e blasonato, quanto il fatto che nel 1960, su un letto d’ospedale, David Whelan aveva già promesso che lui avrebbe vinto quel trofeo.</p>
<p style="text-align: justify;">D’ora in poi, se il presidente del Wigan Athletic promette qualcosa, io ci credo.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Giacomo Pratelli' src='http://1.gravatar.com/avatar/9a271ed495b790fb15116a4af18210b8?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Giacomo Pratelli</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Béla Guttmann, molto più di una maledizione</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 16:19:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo Moccetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ebreo sfuggito all’olocausto, istruttore di danza,  laureato in psicologia,  in bancarotta per il crollo di Wall Street, un fratello morto nel lager, mentore di Puskas e padrino di Eusebio,  inventore del 4-2-4. Ecco chi era veramente l’ungherese Béla Guttmann, che oggi viene ricordato solamente per quella maledizione lanciata al Benfica nel 1962. &#160; «La scelta finale [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/2.thumbnail.jpg" alt="Giacomo Moccetti" width="80" height="59" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Giacomo Moccetti</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Apprendista giornalista, apprendista scrittore. Studia storia a tempo perso. Ha un blackberry, ama il football, i fumetti, Totò e le Camel light.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/mocc88">Twitter</a><a style="margin-right:1.25em" href="http://www.facebook.com/http://www.facebook.com/giacomo.moccetti">Facebook</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Ebreo sfuggito all’olocausto, i</strong>struttore di danza, <strong> </strong>laureato in psicologia, <strong> in bancarotta per il crollo di Wall Street, </strong>un fratello morto nel lager, mentore di Puskas e padrino di Eusebio,  inventore del 4-2-4. Ecco chi era veramente l’ungherese Béla Guttmann, che oggi viene ricordato solamente per quella maledizione lanciata al Benfica nel 1962.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;" align="right"><em>«La scelta finale dello schieramento della squadra dipende anche da fattori importanti come il campo, le condizioni del tempo e anche il naso dei giocatori. Il naso è molto importante, sa? Se qualcuno si congestiona e non respira bene non gioca».</em><br />
(Béla Guttmann)</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa sarebbe stato il calcio se la Grande Ungheria nel 1953 non avesse sconfitto a Wembley i maestri inglesi per 6-3, violando per la prima volta il territorio britannico? E se il Brasile nel 1958 in Svezia non avesse incantato il mondo con Garrincha, Zagallo e le devastanti discese di Djalma e Nilton Santos, conquistando per la prima volta la Coppa Rimet dopo il drammatico Maracanaço? O ancora, se Eusebio non fosse diventato una stella del Benfica ma avesse indossato la casacca biancoverde degli acerrimi rivali dello Sporting Lisbona?<br />
Ovviamente non lo sapremo mai, ma sappiamo con certezza che senza <strong>Béla Guttmann</strong> tutto ciò non sarebbe mai accaduto, e la storia sarebbe stata diversa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/17/bela-guttmann-molto-piu-di-una-maledizione/bela-guttmann/" rel="attachment wp-att-9941"><img class="alignright size-medium wp-image-9941" alt="béla guttmann" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/béla-guttmann-300x136.jpg" width="300" height="136" /></a>Già, proprio lui, proprio quel Béla Guttmann di cui in questi giorni si fa un gran parlare. <strong>«La maledizione di Guttmann»</strong> è diventato un leit-motiv, tutti ne parlavano alla vigilia della finale di Europa League e ora, in seguito alla beffarda sconfitta patita dal Benfica al 93’, tutti ne parlano ancora più di prima. Ormai chiunque mastichi di calcio dovrebbe aver capito di che si tratti, ma se così non fosse, andatevelo a leggere da qualche altra parte. Perché qui non si vuole parlare della maledizione o presunta tale. Qui si vorrebbe parlare di Béla Guttmann, che ormai per i più sarà sinonimo di maledizione, ma che nella realtà è stato <strong>un personaggio chiave nella storia del calcio mondiale</strong>, un personaggio di quelli la cui storia vale la pena venga raccontata.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia di Béla Guttmann è la storia di un ebreo che nasce a Budapest all’inizio del ventesimo secolo. O forse alla fine del diciannovesimo. Perché i misteri sulla vita di Guttmann, ce ne sono parecchi, cominciano già con la sua data di nascita, che comunque è da collocarsi tra il 1899 e il 1990. Ebreo ungherese, dicevamo, figlio di una coppia di ballerini di danza classica, che gli tramisero la passione per il ballo, tanto che Béla all’età di sedici anni era già in possesso dell’attestato di <strong>istruttore di danza</strong>. Ma presto si accorse che c’era un posto più bello del palcoscenico in cui ballare, e decise così di darsi al calcio, dove le sue eleganti movenze potevano esprimersi sul terreno da gioco. L’eleganza, unita alla tecnica sopraffina che possedeva, gli permisero di avere in mano le chiavi del gioco del MTK Budapest, che in quegli anni la faceva da padrone nel campionato magiaro, e di cui era il centromediano metodista, ovvero il fulcro di tutta la manovra.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/17/bela-guttmann-molto-piu-di-una-maledizione/guttmann-giocatore/" rel="attachment wp-att-9934"><img class="alignleft size-full wp-image-9934" alt="guttmann giocatore" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/guttmann-giocatore.jpg" width="206" height="300" /></a>Tuttavia, dopo due stagioni e altrettanti campionati vinti, e con in tasca una laurea in psicologia, complice l’ascesa al potere di Miklos Horthy, che presto si sarebbe distinto per una politica antisemita, nel 1921 Béla decise di trasferirsi a Vienna, per vestire la casacca dell’Hakoah, club riferimento e <strong>simbolo degli ebrei della città</strong>. La sua nuova squadra, grazie anche al suo fondamentale contributo, salì alla ribalta in quegli anni come una delle maggiori espressioni del calcio danubiano, togliendosi importanti soddisfazioni tra cui andare a vincere a Londra rifilando cinque reti al West Ham, detentore della FA Cup. L’Hakoah divenne così<strong> il primo club a espugnare un campo anglosassone</strong>, e in breve divenne anche il primo esempio di squadra itinerante che, in mancanza di competizioni internazionali organizzate, girava l’Europa e il mondo per giocare incontri-esibizione.<br />
Nel frattempo Guttmann, considerato uno dei migliori talenti danubiani, partecipò alle Olimpiadi del 1924 con la maglia dell’Ungheria, ma la sua avventura in nazionale fu molto breve. Probabilmente a compromettere il suo rapporto con la selezione nazionale fu il comportamento che tenne proprio in occasione delle Olimpiadi, quando, arrabbiato perché riteneva eccessivo il numero di ufficiali dell’esercito presenti in squadra, <strong>appese dei topi morti sulle porte delle camere</strong> da letto di quest’ultimi. Aveva 24 anni, Béla, e la personalità non gli mancava certamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu in occasione di una delle tournée della propria squadra negli Stati Uniti nel 1926 che la vita di Guttmann cambiò per sempre. Dopo alcune esibizioni che riscossero uno strepitoso successo, in un paese dove il calcio non godeva ancora della stessa popolarità che aveva nel Vecchio Continente, Béla decise di fondare l’Hakoah All Stars, con cui lui e i compagni iniziarono a <strong>girare gli States per mostrare al mondo le bellezze del calcio danubiano</strong>. Ben presto il nostro si integrò felicemente nello stile di vita statunitense, e questo lo portò sia ad indossare la maglia dei New York Giants, sia ad effettuare importanti investimenti in borsa. Il crollo drammatico di<strong> Wall Street del 1929</strong>, però, bruciò anche tutti i risparmi e gli investimenti di Guttmann, che rimase comunque a giocare in Stati Uniti fino a 33 anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/17/bela-guttmann-molto-piu-di-una-maledizione/guttmann-legge-il-giornale/" rel="attachment wp-att-9935"><img class="alignright size-full wp-image-9935" alt="guttmann legge il giornale" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/guttmann-legge-il-giornale.jpg" width="230" height="322" /></a>Se già la vita di Béla era stata avvincente, fu appendendo le scarpe al chiodo che divenne unica e, a distanza di tanti anni, leggendaria. Béla Guttmann, laureato, giramondo, ballerino e calciatore, intraprese la carriera da allenatore, che lo avrebbe portato ad essere uno dei tecnici più innovativi, affascinanti e vincenti della storia del calcio.<br />
Se pensate che <strong>Mourinho non abbia inventato niente</strong> e non faccia altro che copiare lo stile arrogante, deciso e vincente di Brian Clough, sappiate che neppure l’ex tecnico del Nottingham Forest aveva inventato nulla. Perché il primo è stato lui, Béla Guttmann. Ma andiamo con ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">Béla tornò nel Vecchio Continente, cominciò ad allenare la sua vecchia Hakoah, poi emigrò in Olanda, al Twente, dove andò vicinissimo a vincere il campionato. Vicinissimo perché, dato che a Béla sarebbe spettato un grosso premio in denaro in caso di conquista del titolo, la dirigenza temeva la bancarotta, e la squadra perse in modo assai sospetto diverse partite e con esse il campionato. Arrivò allora il momento del ritorno nella madrepatria, all’Ujpest Dosza, con la quale Guttmann mise in bacheca <strong>il suo primo trofeo</strong> portando a casa il titolo nazionale del 1938-39.<br />
Poi, però, arrivò la guerra, e per un ebreo in Europa la situazione si fece decisamente drammatica: Béla smise di allenare e scomparve, letteralmente. Mentre <strong>suo fratello moriva in un lager</strong>, il tecnico riuscì a salvarsi nascondendosi chissà dove, ché c’è chi dice che andò a Vienna, chi a Parigi e chi, addirittura, in Sudamerica. Il mistero su quegli anni di fuga dalla Shoah è rimasto tale, visto che lo stesso Guttmann, quando gli veniva chiesto come avesse fatto a scampare al massacro, rispondeva sempre e solo «<strong>Dio mi ha aiutato</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;">E se Dio lo aveva aiutato a scampare all’Olocausto, lui, terminata la guerra, aiutò l’Ungheria a sviluppare un calcio tra i più forti che si ricordi. Dopo aver ripreso ad allenare e aver fatto una breve tappa anche in romania, Guttmann divenne nel 1947 l’allenatore del Kispest, che presto avrebbe cambiato il nome in <strong>Honved</strong>. Già, proprio quella Honved che viene ricordata come la squadra più straordinaria di quegli anni e che avrebbe costituito l’asse portante della Grande Ungheria di Puskas, Kocsis e Hidegkuti. <strong>Béla insegnò calcio</strong> ai quei ragazzi che un giorno sarebbero diventati leggendari nell’immaginario magiaro, tra cui un certo <strong>Ferenc Puskas</strong>. Ma proprio per uno screzio con Puskas lasciò la guida della squadra dopo una sola stagione. Si racconta che al termine del primo tempo dell’incontro contro il Gyor, Guttmann, arrabbiato per la prestazione di un suo giocatore, gli ordinò di rimanere fuori, mandando i suoi in campo in dieci poiché all’epoca non era possibile effettuare sostituzioni. Puskas, leader della squadra, non era della stessa idea del tecnico e invitò il compagno a tornare in campo. La reazione di Guttmann la dice molto su che tipo di uomo fosse: senza fare una piega <strong>abbandonò la panchina, salì in tribuna, si accese un sigaro e si mise a leggere una rivista di corse di cavalli</strong>. Al termine dei novanta minuti si dimise e tornò a casa in tram senza fare mai più ritorno. Uno dei motti del tecnico era «controlla la star, controlla la squadra»: Puskas lo aveva delegittimato, e lui non ci stava.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/17/bela-guttmann-molto-piu-di-una-maledizione/guttmann-milan-esonerato/" rel="attachment wp-att-9936"><img class="alignleft size-medium wp-image-9936" alt="guttmann milan esonerato" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/guttmann-milan-esonerato-300x235.png" width="300" height="235" /></a>Quel tram che prese a Budapest lo portò molto lontano, fino a Padova, dove cominciò la sua avventura italiana. Nel regime comunista per un ebreo tirava sempre aria di burrasca, e allora meglio l’Italia repubblicana: dopo il <strong>Padova</strong>, fu il turno della <strong>Triestina</strong>, dove tuttavia non ebbe grandi fortune. Il suo animo nomade lo spinse allora dapprima in Argentina, al Quilmes, dove guidò un certo Humberto Maschio, in seguito a un breve ritorno in Ungheria, dove affiancò il CT Sebes alla guida della nazionale per una stagione, e da ultimo a Cipro, dove sedette sulla panchina dell’Apoel Nicosia. Dall’Italia gli arrivò allora <strong>la grande occasione: il Milan</strong>. Guttmann si ritrovò a guidare una squadra che tra le sue fila poteva vantare gente come Liedholm, Nordahl e Schiaffino, a cui si aggiunse come guida della difesa Cesare Maldini, già conosciuto nell’esperienza alla Triestina. Il tecnico impostò una squadra che giocava un calcio con elementi tecnici e tattici della scuola danubiana a cui si aggiungevano ingenti dosi di astuzia e tecnica latina. Risultati? Un avvio poderoso, che lo lanciò in testa alla classifica. Dopo alcuni mesi, complice anche l’assenza per lunga squalifica di Schiaffino, i rossoneri cominciarono a faticare, e pur essendo ancora in vetta alla classifica Béla venne esonerato. <strong>«Sono stato esonerato anche se non sono né un criminale né un omosessuale»</strong>, fu il suo unico commento.</p>
<p style="text-align: justify;">Guttmann passò così al Vicenza, ma siccome nella sua storia non manca nessun ingrediente, ecco che nel 1955 rimase coinvolto in <strong>un incidente stradale</strong> in cui due bambini persero la vita. E forse è proprio per scampare al processo che decise di prendere un volo per il Brasile, direzione San Paolo, nel 1957.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/17/bela-guttmann-molto-piu-di-una-maledizione/guttmann-e-zizinho/" rel="attachment wp-att-9937"><img class="alignright size-medium wp-image-9937" alt="guttmann e zizinho" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/guttmann-e-zizinho-300x180.jpg" width="300" height="180" /></a>L’esperienza brasiliana di Béla segnerà anch’essa una svolta nella storia del calcio, e a questo punto occorre focalizzarsi su quelli che erano i principi di gioco dell’allenatore ungherese. «Passare il pallone per arrivare in porta. Marcare e smarcarsi. <strong>Se la palla non è nostra, marca. Se lo è, smarcati.</strong> Il principio fondamentale del calcio è tutto qui». Il calcio di Guttmann era così, concreto, tanto che amava affermare pure che «Il sistema è per gli uomini, non sono gli uomini per il sistema».<br />
E forse furono proprio gli uomini a disposizione nel club paulista che lo spinsero ad applicare uno schema nuovo nel panorama tattico dell’epoca, che Béla aveva già attuato saltuariamente nell’esperienza italiana: <strong>il 4-2-4</strong>. Se il modulo più in voga all’epoca era il Sistema di Chapman (il cosiddetto WM che oggi chiameremmo 3-2-2-3) e la Grande Ungheria giocava una sorta di 3-2-3-2 (detto anche MM), Guttmann optò per l’arretramento di un interno a centrocampo e di un mediano a stopper. Ma guai a credere che il modulo ideato da Guttmann fosse difensivista: un altro dei principi del tecnico era infatti «Primo, segnare; dopo, cercare di non soffrire». <strong>Con il San Paolo</strong> Béla conquistò subito il campionato paulista. E il suo modo di giocare non passò inosservato agli occhi del selezionatore della nazionale brasiliana Vicente Feola, che decise di applicarlo anche agli imminenti mondiali di Svezia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/17/bela-guttmann-molto-piu-di-una-maledizione/guttmann-e-il-4-2-4/" rel="attachment wp-att-9938"><img class="alignleft size-medium wp-image-9938" alt="guttmann e il 4-2-4" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/guttmann-e-il-4-2-4-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Proprio come nell’idea di Guttmann, il Brasile, grazie al nuovo modulo, disputò una Coppa Rimet giocando un calcio equilibrato, dove i rischi difensivi erano ridotti al minimo, grazie anche a Zagallo che da esterno d’attacco spesso arretrava a dar man forte ai due centrocampisti, e nel quale <strong>la spinta offensiva era garantita dai terzini</strong>, Djalma e Nilton Santos, trasformando il modulo in fase offensiva in un 2-2-6. Se quella squadra in cui militavano anche Pelé, Didì, Vavà, Zito e Garrincha passò alla storia, il merito era anche di Béla Guttmann, poiché prima del suo arrivo <strong>nessuna compagine brasiliana aveva mai schierato quattro difensori</strong> veri. Ma anche l’avventura brasiliana durò poco, e sfruttando l’ormai ottima conoscenza della lingua portoghese Béla volò ad Oporto, dove gli venne affidata la panchina dei Dragoes a stagione in corso. Compiendo una formidabile rimonta Guttmann guidò <strong>il Porto</strong> alla conquista del titolo nazionale, e mentre i dirigenti della squadra lo ringraziavano e lo omaggiavano per il traguardo raggiunto, lui si accordava con i rivali del Benfica appena sconfitto in campionato.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu proprio <strong>alla guida del Benfica</strong> che Guttmann si consacrò come uno dei più grandi tecnici dell’epoca: in tre stagioni vinse due campionati, una coppa nazionale e, soprattutto, <strong>due Coppe dei Campioni</strong>, interrompendo il dominio incontrastato del Real Madrid che aveva conquistato tutti i primi cinque tornei dalla nascita della manifestazione nel 1956. Il leader di quella straordinaria squadra era Mario Coluna, “Il mostro sacro”, e la rosa si arricchì dopo il primo trionfo europeo con l’arrivo dal Mozambico di Eusébio da Silva Ferreira, per tutti semplicemente Eusébio. In realtà “La pantera nera”, considerato ancora oggi il più grande calciatore portoghese di tutti i tempi, avrebbe dovuto vestire la maglia dello Sporting Lisbona, ma il genio e la furbizia di Guttmann assicurarono al Benfica i suoi servigi. Tutto cominciò quando un giorno dell’estate del 1960 (o forse era autunno, qui le opinioni si sprecano) Béla<strong> Guttmann era in attesa di tagliare i capelli dal suo barbiere di fiducia</strong>: improvvisamente irruppe José Carlos Bauer, vecchio giocatore di Béla ai tempi del San Paolo, dicendogli di aver visto, in Mozambico, un giovane giocatore «che non appartiene a questo mondo». Guttmann verificò di persona che le qualità del rampante Eusebio fossero proprio come gliele aveva descritte Bauer, e decise di portarlo al Benfica ad ogni costo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/17/bela-guttmann-molto-piu-di-una-maledizione/guttmann-allena-sulla-neve/" rel="attachment wp-att-9939"><img class="alignright size-medium wp-image-9939" alt="guttmann allena sulla neve" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/guttmann-allena-sulla-neve-231x300.jpg" width="231" height="300" /></a>Eusebio era già stato opzionato dai rivali dello Sporting Lisbona, e non era impresa facile portarlo dalla propria parte, ma Guttmann non si perse d’animo. Cominciò con il versare <strong>20.000 dollari alla mamma</strong> del giovane fuoriclasse, poi lo imbarcò sull’aereo per Lisbona facendolo viaggiare sotto falso nome, e infine, dato che i dirigenti dello Sporting, venuti comunque a sapere dell’arrivo di Eusebio, lo aspettavano all’aeroporto, Béla fece arrivare <strong>un’auto sulla pista d’atterraggio</strong> che prelevò il ragazzo e lo portò direttamente in un viaggio di pescatori sulla costa dell’Algarve. Qui, dopo qualche giorno di riflessione, il giovane Eusebio cedette alle lusinghe del tecnico e firmò per i freschi campioni d’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Con Eusebio, come detto, il Benfica si ripeté in Coppa dei Campioni battendo il Grande Real: il contributo di Guttmann fu fondamentale sia a livello tattico, dove impose una marcatura a uomo su Di Stefano, che a livello mentale (ecco che la laurea in psicologia gli tornava molto utile anche in ambito calcistico), spronando i suoi nell’intervallo quando, con il Real in vantaggio, affermò che in realtà gli avversari erano «morti».<br />
Nella sua avventura al Benfica Guttmann venne meno al suo credo secondo cui <strong>«la terza stagione in una squadra è fatale»</strong> per cui un allenatore deve fare le valigie al termine della seconda. Come dimostrato dall’esperienza madrilena da Mourinho, un tecnico che chiede tutto ai suoi dopo due annate nella stessa squadra comincia a perdere di mano la situazione, e per questo Guttmann nel corso della carriera aveva sempre prestato fede al suo motto. Salvo al Benfica, dove nella terza stagione vinse la Coppa dei Campioni  ma perse il campionato (giustificandosi con un «Il Benfica non ha il culo per sedersi su due sedie»), e soprattutto si lasciò malamente con la dirigenza dopo il trionfo europeo. Galeotto fu un premio in denaro che Béla riteneva di meritare – e che alcuni dicono servisse per ripianare i debiti contratti dalla moglie nei casinò di Lisbona – ma che la dirigenza gli negò. Ecco allora <strong>il celebre anatema</strong>, con cui Guttmann affermò che il Benfica non avrebbe mai più vinto una Coppa dei Campioni senza di lui (e in effetti in seguito perse cinque finali&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Béla non era uomo che amava stare fermo, e terminata l’esperienza portoghese prese un altro aereo, questa volta direzione Uruguay, dove <strong>allenò il Peñarol</strong> portandolo fino alla finale di Copa Libertadores. Poi, sempre per non rimanere mai fermo, il nuovo ritorno in Europa dove continuò a girare tra Portogallo, Svizzera, Austria e Grecia, prima di ritirarsi dall’attività e spendere la vecchiaia nella sua amata Vienna.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/17/bela-guttmann-molto-piu-di-una-maledizione/guttmann-coppe-campioni/" rel="attachment wp-att-9940"><img class="alignleft size-medium wp-image-9940" alt="guttmann coppe campioni" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/guttmann-coppe-campioni-230x300.jpg" width="230" height="300" /></a>Quella di Béla Guttmann è una storia che non ha bisogno di morali, perché è una storia vera. La storia di un uomo che ha vissuto sulla propria pelle la Shoah e il crollo di Wall Street, che ha allenato Schiaffino, Puskas, Eusebio, Liedholm, Zizinho, Maschio e Coluna; un uomo di antichi principi, che<strong> non voleva che i suoi giocatori avessero rapporti sessuali</strong> nella settimana precedente la partita, ma che non si faceva problemi a escogitare stratagemmi ai limiti della legalità se questo poteva portare dei vantaggi alla propria squadra. È stato un uomo che ha girato il mondo sempre alla ricerca di nuove sfide e <strong>un tecnico innovativo, vincente, testardo, avido, carismatico e comunicatore</strong>. Il comune denominatore, nelle sue peripezie, è sempre stato il calcio, per cui dava tutto, sentendosi, da allenatore, come un domatore di leoni. È così infatti che lui amava descrivere la propria professione: «<strong>L’allenatore domina gli animali</strong>, nella cui gabbia conduce il proprio spettacolo, finché li tratta con fiducia in sé e senza paura. Ma nel momento in cui diventa incerto della sua energia ipnotica, ed i primi segni di timore appaiono nei suoi occhi, è perso». E Béla Guttmann si è perso molte volte nella sua vita e nella sua carriera, ma ha sempre saputo ritrovarsi. Perché in fondo nella vita ragionava come su un campo di calcio, dove, ricordava, non bisogna preoccuparsi «se gli altri segnano», perché «noi possiamo sempre segnare un altro gol».</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/2.thumbnail.jpg" alt="Giacomo Moccetti" width="80" height="59" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Giacomo Moccetti</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Apprendista giornalista, apprendista scrittore. Studia storia a tempo perso. Ha un blackberry, ama il football, i fumetti, Totò e le Camel light.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/mocc88">Twitter</a><a style="margin-right:1.25em" href="http://www.facebook.com/http://www.facebook.com/giacomo.moccetti">Facebook</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Viaggio nell&#8217;Inferno calcistico: Zeman tra i lussuriosi, Zamparini tra gli iracondi</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 12:32:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Damiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la via era smarrita. Proprio così, mi guardavo intorno da mesi, e francamente non ci capivo nulla. Tanto poco ci capivo che infine mi sono perso. Nel mio confuso vagabondare mi sono imbattuto in questo tizio, che mi ha detto: &#8220;Io [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/13.thumbnail.jpg" alt="Lorenzo Damiani" width="80" height="80" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Lorenzo Damiani</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studia svogliatamente Giurisprudenza a Milano, preferisce dedicarsi a ciò che davvero lo interessa, come la letteratura, il calcio, De Andrè, e ogni genere di vizio.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/lollodamiani">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la via era smarrita. Proprio così, mi guardavo intorno da mesi, e francamente non ci capivo nulla. Tanto poco ci capivo che infine mi sono perso. Nel mio confuso vagabondare mi sono imbattuto in questo tizio, che mi ha detto: &#8220;Io sono il Calcio. Tu ne sei il dio, ma l&#8217;essenza del calcio sono io, che è ben diverso. Seguimi, e ti mostrerò la verità.&#8221; E visto che intorno a me più che scontatezze, baruffe da bar sport e lamentele non c&#8217;era nulla, l&#8217;ho seguito senza indugio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/14/viaggio-nellinferno-calcistico-zeman-tra-i-lussuriosi-zamparini-tra-gli-iracondi/zeman-lussurioso/" rel="attachment wp-att-9928"><img class="alignright size-medium wp-image-9928" alt="zeman lussurioso" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/zeman-lussurioso-300x161.jpg" width="300" height="161" /></a>Ci siamo trovati in una landa desolata e povera di ogni cosa, dove un gruppetto di animelle correva all&#8217;impazzata inseguito da sciami di api e vespe, nel tentativo di fuggire da queste e raggiungere una strana insegna senza nome. A capitanare questa triste combriccola ho visto <strong>Claudio Lotito</strong>, e ho chiesto alla mia guida dove diavolo eravamo finiti. &#8220;Qui penano in eterno <strong>gli ignavi</strong>&#8220;, mi ha detto lui, &#8220;gente che si è accontentata di vivacchiare su quello che aveva, senza osare mai ed adeguandosi sempre alla legge del più forte&#8221;. Ci siamo allontanati da lì, per ritrovarci immersi in una violenta bufera, dove veniva sbattacchiato qua e là niente meno che <strong>Zdenek Zeman</strong>. &#8220;Ecco <strong>i lussuriosi</strong>&#8220;, diceva il Calcio, &#8220;che troppo hanno amato il piacere di quello che facevano, senza pensare che questa loro fissazione sarebbe stata la loro rovina&#8221;. Abbiamo proseguito il nostro viaggio, e poco dopo abbiamo incontrato un uomo che faticava le pene dell&#8217;inferno nel tentativo di spingere un enorme masso chissà dove. Quel tizio mi ha visto e mi ha detto: &#8220;Quanto denaro ho sperperato, nell&#8217;inseguire una vana gloria che mai nemmeno ho raggiunto! Così tanti i soldi che ho buttato via, così poche le vittorie che ho raggiunto! E ora mi ritrovo qui, a soffrire per l&#8217;eternità insieme ad altri prodighi&#8221;. Ci siamo allontanati dallo sceicco Mansour, per arrivare alla palude dello Stige, dove <strong>gli iracondi</strong> erano immersi nel fango della loro stessa rabbia. Non mi sono sorpreso più di tanto nel vederci sguazzare <strong>Maurizio Zamparini</strong>: con un po&#8217; più di ragionevolezza e senza lasciarsi prendere dalle foghe dell&#8217;ira nel gestire i suoi allenatori, forse il Palermo non sarebbe retrocesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/14/viaggio-nellinferno-calcistico-zeman-tra-i-lussuriosi-zamparini-tra-gli-iracondi/zamparini-iracondo/" rel="attachment wp-att-9927"><img class="alignleft size-medium wp-image-9927" alt="zamparini iracondo" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/zamparini-iracondo-300x208.jpg" width="300" height="208" /></a>Eccoci allora giungere di fronte a una schiera di dannati tutti accovacciati a terra sotto una torrenziale pioggia di fuoco. Uno mi sembrava di conoscerlo. &#8220;È proprio Mino Raiola&#8221;, mi ha detto il Calcio, rispondendo alla mia curiosità, &#8220;senza dubbio il più grande degli usurai, che ha fatto di me uno strumento di guadagno a danni di altri, fregandosene di ciò che questo sport è veramente.&#8221; Lo confesso, con un leggero compiacimento mi sono rimesso in cammino. Siamo arrivati a pochi passi da alcune strane fiammelle, dentro cui ardevano<strong> i consiglieri fraudolenti</strong>, che tanto male consigliarono fino quasi a raggiungere il dolo. Ho fatto un leggero cenno con la mano a <strong>Marco Branca</strong>, e me ne sono andato via subito. Finalmente siamo giunti alla fine di questo doloroso viaggio, nella più profonda cavità dell&#8217;Inferno, dove Lucifero in persona dilaniava i corpi dei tre peggiori traditori: Ronaldo, Luis Figo e Christian Vieri, rei di aver violato quanto di più sacro ci sia nel mondo del calcio: la fede dei tifosi. Io ero sbigottito, rattristato e spaventato da quanto avevo visto. Pare proprio che questo sport non faccia sconti. Che sollievo uscire a riveder le stelle.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/13.thumbnail.jpg" alt="Lorenzo Damiani" width="80" height="80" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Lorenzo Damiani</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studia svogliatamente Giurisprudenza a Milano, preferisce dedicarsi a ciò che davvero lo interessa, come la letteratura, il calcio, De Andrè, e ogni genere di vizio.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/lollodamiani">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Tu sarai sia Watford che Leicester, sia Watson che Mancini</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 07:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Rossetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È il 93&#8242;, è tutto finito. Manca un minuto e l&#8217;arbitro, con la sua casacca rosa shocking, oramai zampetta per il campo pronto a fischiare la fine del match. Si andrà ai supplementari perchè siamo nella semifinale di ritorno dei playoff di Championship. Il Leicester, in casa, ha vinto 1-0 mentre oggi, in casa del [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/40.thumbnail.jpg" alt="Andrea Rossetti" width="80" height="71" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Andrea Rossetti</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studio legge per dare ordine alla realtà, seguo lo sport per sognare e leggo per rimanere ben saldo sulle nuvole. Ho un'opinione su tutto, non per forza sensata. Odio stare zitto, ma amo il silenzio delle parole scritte.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/Andrea_Ross89">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È il 93&#8242;, è tutto finito. Manca un minuto e l&#8217;arbitro, con la sua casacca rosa shocking, oramai zampetta per il campo pronto a fischiare la fine del match. Si andrà ai supplementari perchè siamo nella semifinale di ritorno dei playoff di Championship. Il Leicester, in casa, ha vinto 1-0 mentre oggi, in casa del Watford, sta perdendo 2-1. In Inghilterra, dove il calcio mantiene un non so che di puro e &#8220;dilettantistico&#8221;, i gol fuori casa non valgono doppio, <strong>un gol vale un gol e basta</strong>. Insomma, risultato totale 2-2 al 93&#8242; e con buona pace di tutti si andrà ai supplementari. Poi, all&#8217;improvviso, tutto. Così, senza avvisi né niente, all&#8217;improvviso, accade tutto. <strong>È qui che il calcio diventa vita</strong>, è qui che le sliding doors sportive incontrano quelle esistenziali. Una gamba, un tocco, e cambia tutto ciò che ci gira attorno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/14/tu-sarai-sia-watford-che-leicester-sia-watson-che-mancini/watford-leicester-almunia/" rel="attachment wp-att-9922"><img class="alignright size-medium wp-image-9922" alt="watford leicester almunia" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/watford-leicester-almunia-300x182.jpg" width="300" height="182" /></a>L&#8217;arbitro lo vede, quel fallo di Cassetti nella propria area, quasi non ci crede, attende qualche centesimo di secondo ma poi fischia. Rigore per il Leicester. I lupi biancoblu sono ad undici metri dall&#8217;agognata finale di Wembley per la promozione. Dal dischetto va Anthony Knockaert, ala offensiva francese di 21 anni. L&#8217;occasione è sua, ma lo è anche per una intera città. L&#8217;arbitro riporta la calma dopo qualche protesta, ed al 96&#8242; passato fischia. Knockaert parte, scocca un sinistro potente ma non molto preciso, indirizzato nel centro-sinistra della porta. Il Watford, a difendere i propri pali, ha<strong> Almunia</strong>, il portiere spagnolo che per anni è stato numero 1 dell&#8217;Arsenal e che per anni s&#8217;è preso dolci parole d&#8217;insulto (non del tutto ingiustificate) da parte della tifoseria Gunners a causa delle sue prestazioni. Ma ora<strong> diventa l&#8217;eroe</strong>. Si tuffa a sinistra e con fortuna mista a reattività, con i piedi, riesce a ribattere il tiro. La palla, smorzata, gira senza allontanarsi a pochi metri da lui. Anthony, incredulo, non si dà per vinto e si rilancia sul pallone, anticipando il portiere avversario e provando a batterlo con un esterno sinistro frutto dell&#8217;istinto più che della freddezza. Ma niente, Almunia ribatte ancora, schermando col suo corpo lo specchio della porta, che adesso, scoperto, riflette l&#8217;amarezza dell&#8217;ala del Leicester. Ora la palla viene spazzata, senza fronzoli, soltanto con l&#8217;istinto primordiale ed animalesco che rispunta nei difensori ogniqualvolta si è sotto pressione. <i>&#8220;Via, la palla buttala su, lontano, o in tribuna. Dove ti pare, ma spazza l&#8217;area&#8221; </i>dicono spesso gli allenatori quando sei ragazzino e giochi in difesa. Come un mantra che entra dentro e non ti abbandona più, dal sub-inconscio, negli attimi più concitati di pressione avversaria, il difensore si sente risuonare nella testa queste parole. La palla viene buttata su, non in tribuna, e non esce. Ora il Watford, incredibilmente, ha ribaltato il fronte di gioco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/14/tu-sarai-sia-watford-che-leicester-sia-watson-che-mancini/watford-leicester/" rel="attachment wp-att-9921"><img class="alignleft size-medium wp-image-9921" alt="watford leicester" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/watford-leicester-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>L&#8217;arbitro, con la sua casacca rosa shocking, stanco quanto i giocatori, con le ultime energie guarda il cronometro e si lancia dalla parte opposta del campo, pronto a seguire l&#8217;azione. <strong>Non può fischiare la fine</strong>, si sono persi un sacco di secondi, bisogna farli giocare. Il Watford, come un elastico dopo essere stato teso, s&#8217;è rilanciato all&#8217;attacco in rinculo. È Forestieri, vecchio cuore friulano, a lanciare la carica con una sgroppata sull&#8217;out di destra. Passaggio filtrante, in profondità, su cui un compagno arriva in corsa e crossa sul secondo palo. Schmeichel, portiere del Leicester  e figlio dell&#8217;indimenticato Peter eroe dei Red Devils, incredulo innanzi al rapidissimo cambio di fronte effettuato dagli Hornets, tenta una uscita tanto disperata quanto scoordinata sull&#8217;attaccante Hogg che riceve il cross, il quale però è bravissimo e freddissimo a toccarla nuovamente in mezzo all&#8217;area di testa, dove Deeney lascia partire un destro a porta oramai sguarnita. Il cronometro segna il 97&#8242; minuto e 50 secondi e Vicarage Road diventa <strong>una bolgia pazzesca</strong>. 3-1, dai supplementari certi allo sbarco a Wembley del Watford, passando per la quasi certa qualificazione dei lupi di Leicester.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;arbitro, sfinito, fischia immediatamente la fine e dagli spalti scende sul campo da gioco una marea pacifica di tifosi alla ricerca dei propri beniamini. Deeney, eroe per caso, è disperso in tribuna poichè dopo il gol, incurante di tutto e di tutti, si è lanciato in mezzo ai tifosi. <strong>Magic Box Zola, invece, pare Di Canio</strong> per come si scatena. Ma come dargli torto? In meno di due minuti è cambiato tutto. Ora Wembley è lì, davanti a loro, pronta ad aprirgli le porte del Paradiso della Premier. C&#8217;è ancora una partita, ma il Watford ha colto in un secondo l&#8217;occasione che il destino gli ha offerto, giocando allo stesso tempo un tiro mancino al Leicester.</p>
<p style="text-align: justify;">Sliding Doors made in Uk, come quella che, un giorno prima, stavolta già a Wembley, ha colto Watson. Una vita a sentirsi ripetere da tutti la celebre frase coniata da Sir Arthur Conan Doyle con cui Scherlock Holmes scherniva il suo collaboratore omonimo del centrocampista del Wigan ed in pochi secondi cambiare non solo la propria storia, ma quella di un intero club, che terzultimo in campionato e retrocesso a meno di miracoli, va a <strong>vincere l&#8217;FA Cup contro il Manchester City</strong> che trasuda milioni di sterline da ogni poro. Anche lì eravamo oltre il 90&#8242;, anche lì un&#8217;occasione colta al volo ed una porta che si apre per una che si chiude. <strong>Watson</strong>, col suo colpo di testa, non ha solo scritto l&#8217;ennesima favola che l&#8217;FA Cup ci regala, ma ha probabilmente riscritto il destino di Mancini, umiliato più che sconfitto e già con la valigia in mano, pronto ad approdare in nuovi lidi milionari (magari monegaschi?). Questione di attimi, questione di destini che si incrociano e prendono strade diverse, giocando con le vite sportive e non solo. Sono cose pazzesche, incredibili, che in realtà però accadono ogni giorno e che il calcio, da buona metafora della vita, è soltanto abile a mostrarci sottoforma di spettacolo. La vera morale, banale ma spiazzante, è che talvolta siamo Almunia, Deeney o Watson, altre siamo Mancini o Knockaert e che per quanto si lotti, alla fine, una volta i primi un&#8217;altra i secondi, saremo entrambi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>L&#8217;incredibile finale di Watford-Leicester</strong></span></p>
<p><object width="640" height="360" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/38X7ho4E07w?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="640" height="360" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/38X7ho4E07w?hl=it_IT&amp;version=3&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/40.thumbnail.jpg" alt="Andrea Rossetti" width="80" height="71" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Andrea Rossetti</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studio legge per dare ordine alla realtà, seguo lo sport per sognare e leggo per rimanere ben saldo sulle nuvole. Ho un'opinione su tutto, non per forza sensata. Odio stare zitto, ma amo il silenzio delle parole scritte.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/Andrea_Ross89">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Il Pagellone del lunedì</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 22:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Roccio e Mauro Pajola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Voto 10 a Sir Alex Ferguson, che ha ufficialmente lasciato la panchina del Manchester United. Che prima o poi avrebbe mollato era nell’aria, prima o poi doveva succedere, 70 e passa primavere sulle spalle sono tante anche per lui, ma nonostante tutto la sua decisione fa notizia. Perchè non è solo un allenatore, non è [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Alessio Roccio e Mauro Pajola' src='http://1.gravatar.com/avatar/f1d14157e08d7b704672a21fbce1333b?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Alessio Roccio e Mauro Pajola</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b>Voto 10</b> a <span style="color: #3366ff;"><strong>Sir Alex Ferguson</strong></span>, che ha ufficialmente lasciato la panchina del Manchester United. Che prima o poi avrebbe mollato era nell’aria, prima o poi doveva succedere, 70 e passa primavere sulle spalle sono tante anche per lui, ma nonostante tutto la sua decisione fa notizia. Perchè non è solo un allenatore, non è solo uno dei più grandi allenatori della storia, e non è neanche solo un pezzo di storia dei Red Devils, lui è un pezzo di storia del calcio. Farà impressione vedere qualcuno al suo posto, un altro allenatore (Moyes per la precisione) sedere su quella panchina che per quasi 30 anni è stata il suo regno incontrastato, e da cui ha visto intere generazioni di calciatori e da cui ha vinto un’infinità di trofei. Sarà davvero difficile colmare il vuoto da lui lasciato.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/13/il-pagellone-del-lunedi-20/watford/" rel="attachment wp-att-9914"><img class="alignright size-medium wp-image-9914" alt="watford" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/watford-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a>Voto 9</b> al <span style="color: #3366ff;"><strong>Watford</strong></span>. La squadra più italiana che c’è dall’altra parte della Manica, ha compiuto un vero e proprio miracolo questo weekend. Di proprietà della famiglia Pozzo e guidata dal tecnico Gianfranco Zola, doveva recuperare lo 0-1 della semifinale di andata dei playoff contro il Leicester. Al 90’ l’arbitro assegna 11 minuti di recupero nei quali succede di tutto. L’ex romanista Cassetti atterra un avversario in area e l’arbitro assegna il rigore al Leicester, parato da Almunia, ex numero uno dell’Arsenal. Sul contropiede guidato da Forestieri, Hogg e Deeney, il Watford segna il gol del 3-1 e finale raggiunta. È l’apoteosi al Vicarage Road. Tutto il bello del calcio racchiuso in pochi secondi di puro spettacolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Voto 8</b> a <span style="color: #3366ff;"><strong>Daniele Cacia</strong></span>. Arrivato da Lecce all’ultimo giorno di calciomercato (31 agosto), in pochi si sarebbero aspettati una stagione di questo tipo; uno dei più presenti, 38 presenze su 41, un rendimento costante e da vero trascinatore, che ne hanno fatto ormai da qualche giornata a questa parte il capocannoniere del campionato cadetto con 24 reti. Le ultime due siglate su un campo molto caldo e molto difficile come il Romeo Menti di Castellamare di Stabia, dove la squadra di Mandorlini si è imposta con un secco 3-0 sulle Vespe campane. La squadra veneta, visto lo stato di forma, è ormai quasi sicura della promozione, basterà infatti fare risultato contro l’Empoli nell’ultima giornata per averne la certezza. In tal caso, l’attaccante calabrese, eterno bomber di categoria, dovrà cercare di non fallire la nuova esperienza nella massima serie.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Voto 7 </b>al <span style="color: #3366ff;"><strong>Psg</strong></span>. Il club capitolino torna al successo in Ligue1 dopo tanti, troppi, anni di digiuno e lo fa nel mondo migliore, vincendo a casa dei rivali del Lione. Nonostante tale trionfo numerosi sono i coni d’ombra su questa stagione: dall’incerto futuro dei vari Ibrahimovic, Ancelotti, Leonardo, al litigo tra gli stessi Ibra e Leonardo nello spogliatoio, a una stagione comunque al di sotto delle aspettative dopo i fuochi d’artificio delle ultime campagne acquisti, fino alle numerose critiche che sono piovute copiose da ogni parte. Ma forse le uniche cose che contano saranno il tricolore cucito sul petto, e i milioni che gli sceicchi verseranno ancora nelle casse del club, per rendere la squadra più forte di Francia competitiva pure in Europa.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/13/il-pagellone-del-lunedi-20/moscardelli/" rel="attachment wp-att-9915"><img class="alignleft size-medium wp-image-9915" alt="moscardelli" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/moscardelli-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>Voto 6 </b>a<span style="color: #3366ff;"> <strong>Davide Moscardelli</strong></span>. L’attaccante del Bologna, ormai famoso più per la lunga barba che per le sue prestazioni calcistiche, ha segnato il suo primo gol da quando è a Bologna contro il Parma nell’ultima giornata di campionato. Il grosso attaccante ex Chievo era stato fortemente voluto da Pioli, ma a parte qualche minuto da sostituto di Curci non aveva avuto molte occasioni per mettersi in mostra. Più che per il gol, però, Moscardelli merita una menzione sul pagellone per le dichiarazioni del dopo-partita: “volevo fare gol da 13 mesi per mio figlio appena nato&#8230; Ecco pensate che ha fatto in tempo a nascere il secondo”<b>.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Voto 5 </b>a <span style="color: #3366ff;"><strong>Mark Van Bommel</strong></span>. Il forte centrocampista olandese ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal calcio giocato. Un altro grande giocatore, uno che ha vinto tutto ovunque e che ha vestito le maglie di tre squadre storiche quali Barcellona, Bayern Monaco e Milan finisce la sua gloriosa carriera proprio nella squadra che lo aveva lanciato nel grande calcio: il PSV Eindhoven. Una carriera spesa a fare a sportellate coi centrocampisti avversari, a far valere i centimetri e la stazza, una carriera condita da un’infinità di cartellini gialli e rossi come poteva finire se non con un’espulsione? Un’espulsione che non macchia certamente una brillante carriera. Ora si reinventerà allenatore come molti si aspettano?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Voto 4</b> alla <span style="color: #3366ff;"><strong>gomitata di Totti</strong></span>. Brutto episodio quello che vede protagonista il capitano giallorosso a pochi minuti dal termine. Più volte pressato dall’ex compagno di squadra Philippe Mexès, Totti reagisce rifilandogli una gomitata in pieno volto. Immediato il rosso per il romanista, che fino a quel momento era stato uno dei migliori in campo. La Roma prima del rosso del suo capitano era in superiorità numerica, vista l’espulsione di <span style="color: #3366ff;"><strong>Muntari</strong></span> (<strong>voto 4</strong>) nel corso del primo tempo per aver, probabilmente, insultato l’arbitro.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Voto 3</b> alle <span style="color: #3366ff;"><strong>nuove maglie del Milan</strong></span>. Nella partita interna contro la Roma il Milan ha ufficialmente presentato la nuova terza maglia spiazzando tifosi rossoneri e appassionati di calcio. La tenuta a tinte oro e nere può infatti benissimo competere con l’attuale tenuta da trasferta dei cugini interisti (di un inusuale rosso acceso), con l’attuale seconda maglia del Barcellona e con l’orrida maglia rosa con tanto di stella della prima Juventus di Conte, per il poco ambito titolo di divisa più brutta degli ultimi anni. Resta solo da capire se in tale discutibile scelta non abbia contribuito il peso che le “creste” stanno conquistando nella squadra: forse che le divise ufficiali saranno composte da jeans militari, scarponcini Timberland e canotta attillata nera?.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/13/il-pagellone-del-lunedi-20/manchester_city_wigan_festa/" rel="attachment wp-att-9916"><img class="alignright size-medium wp-image-9916" alt="manchester_city_wigan_festa" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/manchester_city_wigan_festa-300x197.jpg" width="300" height="197" /></a>Voto 2</b> al <span style="color: #3366ff;"><strong>Manchester City</strong></span>. La stagione dei Citizens è stata un assoluto fallimento: eliminazione dal girone di Champions League, addirittura quarti dietro l’Ajax, secondo posto in campionato dietro ai cugini dello United e sconfitta in finale di FA Cup contro il modesto Wigan ad un passo dalla retrocessione in Premier. È finita nel peggiore dei modi la stagione e l’avventura di Roberto Mancini al Manchester City. L’ultimo obiettivo, l’FA Cup è sfumato ai danni del Wigan, primo trofeo in 81 anni di storia, all’ultimo minuto grazie alla rete di Watson. Il più classico confronto Davide contro Golia. Da una parte gli oltre 400 milioni di sterline (valore del City), dall&#8217;altro i Latics che valgono un decimo degli avversari. La prova che a volte il denaro non fa la differenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Voto 1</b> alla <span style="color: #3366ff;"><strong>vicenda Larrivey</strong></span>. L’ex attaccante del Cagliari, Joaquin Oscar Larrivey, passato all’Atlanta di Cancun a dicembre, ha deciso di lasciare il calcio per entrare nel mondo del pro-wrestling messicano. Questa è l’incredibile notizia che circola ormai da più di un mese riguardo l’attaccante argentino, che in Italia non è riuscito a lasciare il segno, se non una tripletta al San Paolo contro il Napoli. La vicenda in questione però si è rivelata una bufala, un pesce d’Aprile venuto a galla con un mese e mezzo di ritardo, per la delusione dei suoi numerosi fan messicani. A conti fatti la notizia non era poi così assurda anche in considerazione della celebre scazzottata durante la quale <em>“El Bati”</em> stese dai 10 ai 15 giocatori del Bastia in occasione di un&#8217;amichevole di qualche estate fa.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Alessio Roccio e Mauro Pajola' src='http://1.gravatar.com/avatar/f1d14157e08d7b704672a21fbce1333b?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Alessio Roccio e Mauro Pajola</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Eurolega resta sull&#8217;Olimpo&#8230; con buona pace di Childress</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 13:06:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Coghi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chissà la faccia che avrà fatto Josh Childress quando ha visto di nuovo Vassilis Spanoulis alzare insieme la coppa di campione d’Europa per club e il trofeo di MVP delle Final Four di Eurolega. Probabilmente il giocatore ex Brooklyn, ora senza squadra, non avrà nemmeno dato uno sguardo alla gara di Londra, troppo grande l’amarezza [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/7.thumbnail.jpg" alt="Alberto Coghi" width="80" height="59" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Alberto Coghi</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Appassionato di basket, ma non disdegna calcio e volley. Adora Edgar Davids, i film di sparatorie e gli scandali politici.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/sissokoghi">Twitter</a><a style="margin-right:1.25em" href="http://www.facebook.com/http://www.facebook.com/alberto.coghi.75">Facebook</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Chissà la faccia che avrà fatto Josh Childress quando ha visto di nuovo Vassilis Spanoulis alzare insieme la coppa di campione d’Europa per club e il trofeo di MVP delle Final Four di Eurolega. Probabilmente il giocatore ex Brooklyn, ora senza squadra, non avrà nemmeno dato uno sguardo alla gara di Londra, troppo grande l’amarezza di aver fatto una sciocchezza due anni fa e poi già lo scorso anno aveva sofferto abbastanza. La pazzesca rimonta con cui l’Olympiakos aveva battuto lo schiacciasassi Cska Mosca dei vari <b>Kirilenko, Teodosic e Siskauskas</b> la scorsa stagione non era stato un caso, e gli uomini di Bartzokas si sono ripetuti quest’anno a Londra spazzando via il super-favorito Real Madrid di Pablo Laso.<a href="http://www.contropiede.net/2013/05/13/leurolega-resta-sullolimpo-con-buona-pace-di-childress/josh-childress-olympiakos-final/" rel="attachment wp-att-9901"><img class="alignright size-full wp-image-9901" alt="josh-childress-olympiakos-final" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/josh-childress-olympiakos-final.jpg" width="335" height="223" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ma in fondo non c’è da sorprendersi, le Final Four di Eurolega sono così, sono un momento in cui non conta qual’è la squadra più forte ma quella più in forma, con più grinta e più cuore. Puoi arrivare lì dopo aver spazzato via in modo perentorio tutti gli avversari durante l’estenuante percorso fatto di gironi della <b>Regular Season, Top 16 e quarti di finale</b> (come fatto dal Real Madrid e il Cska), ma se poi sbagli anche solo un quarto hai perso, sei a casa e tutto è da rifare. Energie, ed emozioni, fisiche e mentali che in poche partite possono compromettere, o rilanciare, una stagione (vedere Cantù e Siena in Italia per credere).</p>
<p style="text-align: justify;">E la favola Olympiakos, con annessa la sciagurata scelta di Josh, inizia proprio qui dalle Final Four delle stagione 2009-2010 dove i greci si presentato in finale con una squadra costruita a suon di soldi in estate dove spiccano la stella di <b>Childress, strappato all’NBA</b>, e di Teodosic. In finale ad attenderli c’è però il Barcellona di un emergente playmaker tascabile che qualche anno dopo illuminerà il campo di Minnesota e soprattutto del re dell’Eurolega per eccellenza al secolo Juan Carlos “La Bomba” Navarro. Risultato 88-68 per i catalani e greci devastati nel morale oltre che sul campo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/13/leurolega-resta-sullolimpo-con-buona-pace-di-childress/eurof412georgios-printezis-last-basket-olympiacos/" rel="attachment wp-att-9903"><img class="alignleft size-full wp-image-9903" alt="EuroF412georgios-printezis-last-basket-olympiacos" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/EuroF412georgios-printezis-last-basket-olympiacos.jpg" width="200" height="250" /></a>I due anni successivi sono gli anni della diaspora, nel senso che tutti i big partono (Josh torna in America per farla da padrone..) per la crisi economica greca che sconvolge profondamente anche il basket. Ma tra la crisi strutturale e la confusione per le partenze ecco che la luce viene riaccesa dall’arrivo di quello che è a tutti gli effetti <b>il messia del basket</b> greco ovvero quel Vassilis Spanoulis che, dopo aver tentato fortune americane in quel di Houston, ha fatto uno dei più grandi sgarbi nella storia sportiva greca passando dal Pana all’Olympiakos (un po’ come se De Rossi passasse alla Lazio). In più <b>in panchina viene chiamato il santone Ivkovic</b>, coach dell’ultima Eurolega biancorossa (datata 1997), con lo scopo di iniziare un progetto con una squadra imbottita di giovani di belle speranze (Papanikolau) e qualche americano strappato alla Legadue italiana (Hines). Ma quello che doveva essere un progetto diventa un miracolo perché oltre al campionato greco, conquistato al meglio delle 5 contro i rivali storici del Pana, si aggiunge la vittoria dell’Eurolega in quel di Istanbul conquistata all’ultimo secondo con un lob di Printzesis su assist di Spanoulis dopo <b>essere stati sotto anche di 20 punti</b> conto l’armata rossa del Cska Mosca.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed il 2012-2013 è, se possibile, ancora più luminoso per i biancorossi di Atene perché il gruppo, sempre più amalgamato, riesce a sopperire alla partenza di Ivkovic, e arriva alle Final Foru londinesi <b>sfavorito sulla carta ma in una condizione fisica eccellente</b>. In semifinale l’Olympiakos diventa ufficialmente la “bestia nera” del Cska, annichilendo gli uomini di Messina. Nella finalissima risponde al parziale di +17 con cui un Real Madrid in stile NBA, guidato da Rudy Fernandez, stava cercando di scappare via e guidata da Law stravince 100-88. Spanoulis stavolta si mette in proprio e con 22 punti nel solo secondo tempo si aggiudica il premio di MVP delle Final Four.<a href="http://www.contropiede.net/2013/05/13/leurolega-resta-sullolimpo-con-buona-pace-di-childress/vassilis-spanoulis-olympiacos/" rel="attachment wp-att-9904"><img class="alignright size-full wp-image-9904" alt="vassilis-spanoulis-olympiacos" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/vassilis-spanoulis-olympiacos.jpg" width="200" height="250" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Insomma quella dei greci è la storia di un gruppo eccezionale guidata dal giocatore greco probabilmente più forte di sempre che parte sempre battuto nelle gare che contano trova nei suoi uomini la forza di andare fino in fondo con cuore e grinta. Poteva essere anche la storia di Childress, ma i soldi americani spesso attirano di più di qualsiasi altra emozione.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/7.thumbnail.jpg" alt="Alberto Coghi" width="80" height="59" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Alberto Coghi</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Appassionato di basket, ma non disdegna calcio e volley. Adora Edgar Davids, i film di sparatorie e gli scandali politici.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/sissokoghi">Twitter</a><a style="margin-right:1.25em" href="http://www.facebook.com/http://www.facebook.com/alberto.coghi.75">Facebook</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Trento campione, la vittoria di Sintini</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 10:28:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Bacchiega</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trento è campione d’Italia. Trento torna ad essere la più forte e si porta a casa anche il terzo titolo stagionale. Al termine di una finale scudetto al meglio delle 5 gare, che ha visto alternarsi grandi protagonisti da una parte e dall’altra della rete, Trento è di nuovo in vetta. Ed è una finale [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Francesca Bacchiega' src='http://1.gravatar.com/avatar/f4435ff8f526e3528a6817569f531dc7?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Francesca Bacchiega</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Trento è campione d’Italia. Trento torna ad essere la più forte e si porta a casa anche il terzo titolo stagionale. Al termine di una finale scudetto al meglio delle 5 gare, che ha visto alternarsi grandi protagonisti da una parte e dall’altra della rete, Trento è di nuovo in vetta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è una finale che ha il sapore della rivincita, in particolare per Stoychev, Kazyiski, Bari e Birarelli, che nel 2009 si erano fatti sfilare il tricolore proprio da Zlatanov  al tie-break, dopo essere stati in vantaggio per 2-0. E l’incubo del quinto set si era protratto anche nel V-Day dello scorso anno, che aveva premiato Macerata.<br />
È una finale che nelle sue gare ci ha abituato a grandi giocate durante le ultime due settimane e che, anche domenica, è stata <b>in bilico fino all’ultima palla</b>. Per due volte Trento ha trovato il vantaggio (in questa partita, così come nella serie) ed in entrambe le occasioni Piacenza è riuscita a rimanere col fiato sul collo ai gialloblu.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/13/trento-campione-la-vittoria-di-sintini/933900_452351918187869_378269265_n/" rel="attachment wp-att-9894"><img class="alignright size-medium wp-image-9894" alt="jack sintini" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/933900_452351918187869_378269265_n-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>Bisogna fare veramente i complimenti alla squadra di Luca Monti, infatti, che non solo è riuscita a protrarre la serie fino a gara 5, ma che ha giocato una strepitosa finale. Ancora una volta i numeri parlano chiaro: Simon porta a casa la bellezza di 20 punti, di cui 6 muri e 3 ace. De Cecco in regia non si smentisce a manda a segno Papi, forse alla sua ultima stagione, e in particolare Fei e Zlatanov, con percentuali altissime. Ma <b>la differenza</b>, sta volta, <b>l’ha fatto il gioco di squadra.</b></p>
<p style="text-align: justify;">Dall’altra parte, infatti, una novità su tutte ha cambiato le carte in tavola: l’infortunio accusato da <b>Raphael</b> la scorsa settimana in gara 4 lo ha visto costretto a bordo campo, catturato dalle telecamere con gli occhi lucidi all’ingresso in campo dei suoi compagni. Il suo grido di liberazione si è sprigionato però in quell’abbraccio a <b>Jack Sintini, </b>palleggiatore in seconda, chiamato alla guida di Trento in questa finale e che solo un anno fa ha vinto la sua battaglia personale contro il cancro. Jack si è trovato addosso una responsabilità enorme, avendo giocato pochissimo durante l’anno, ma rispondendo presente nel momento più importante della stagione, aggiudicandosi anche il titolo di MVP: <i>“Sono sotto shock, non so cosa dire, non avrei mai potuto immaginare una cosa del genere. <b>Questa settimana quando si è fatto male Rapha i ragazzi mi hanno fatto sentire come se avessimo giocato sempre insieme</b></i>. […] <i>Poi sapete dov’ero un anno fa. <b>Io credevo che non sarei neanche riuscito a sopravvivere e adesso sono campione d’Italia</b>.  Non perdete mai la speranza, perché il sole può tornare a risplendere, perché io l’ho visto, io ce l’ho fatta e io non sono nessuno. Sono una persona normale. Questa vittoria la dedico alla mia famiglia, ai medici che mi hanno curato e tenuto la mano durante la notte quando ero in difficoltà e a tutte le persone ammalate di cancro!”. </i></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Stoychev</b> alla sua sesta finale si aggiudica uno scudetto che per la sofferenza che ha portato con sé risulta essere forse il più bello; al tecnico bulgaro è toccata anche l’espulsione &#8211; sacrosanta &#8211; per la durata del terzo set, a causa di un diverbio con il secondo allenatore di Piacenza che ha rischiato di creare nervosismi eccessivi, rovinando temporaneamente il bel clima del PalaTrento. Ma proprio in questo parziale, il capitano, il kaiser <b>Matey Kazyiski</b>, trasformando in oro ogni pallone che gli veniva affidato, ha richiamato i suoi al gioco di squadra.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/13/trento-campione-la-vittoria-di-sintini/trentocampione2/" rel="attachment wp-att-9895"><img class="alignleft size-medium wp-image-9895" alt="trentocampione2" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/trentocampione2-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Altri due nomi meritano di stare sotto i riflettori: il <b>Bira nazionale,</b> che finalmente ha potuto lasciarsi andare a lacrime di gioia dopo l’ennesima finale travagliata e l’hombre, <b>Osmany Juantorena,</b> che speriamo di poter vedere presto con la maglia della nostra nazionale. Ma come ha sottolineato proprio lui, il merito di questa vittoria non va solo ai singoli: “<b><i>Abbiamo lottato con tutte le forze che avevamo, non ho parole per questo gruppo che non molla mai e  questo è lo Scudetto più bello</i></b><i> che io abbia mai vinto</i><i>”.<br />
</i>Suonano invece come un addio le parole di Stokr, il gigantesco opposto che probabilmente lascerà Trento nella prossima stagione, così come Bari, futuro libero di Ravenna.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è questo il momento di pensare a quello che sarà l’anno prossimo, perché ora Trento è tornata a vincere, è tornata a dominare la vetta e lo ha fatto di fronte al suo pubblico, che non si è mai stancato di accompagnare i propri beniamini verso quel trofeo tanto desiderato e che, dopo tre anni, è finalmente tornato a casa.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Francesca Bacchiega' src='http://1.gravatar.com/avatar/f4435ff8f526e3528a6817569f531dc7?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Francesca Bacchiega</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Il Giro è ancora lungo, e Wiggins ha pazienza</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 23:33:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora una volta la strada ha ribaltato tutti i pronostici possibili. Gli iniziali chilometri della crono infatti hanno sconvolto quella che doveva essere una giornata trionfale per Sir Bradley Wiggins. <a href="http://www.contropiede.net/2013/05/12/il-giro-e-ancora-lungo-e-wiggins-ha-pazienza/wiggins-giro-ditalia-crono/" rel="attachment wp-att-9887"></a>La prima parte, caratterizzata da un continuo sali e scendi attraverso le strade strette delle Marche, lo ha penalizzato enormemente, e solo [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Carlo Ferri' src='http://0.gravatar.com/avatar/21a0767947f751a8c04057d90ea3d4da?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Carlo Ferri</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ancora una volta la strada ha ribaltato tutti i pronostici possibili. Gli iniziali chilometri della crono infatti hanno sconvolto quella che<strong> doveva essere una giornata trionfale per Sir Bradley Wiggins</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/12/il-giro-e-ancora-lungo-e-wiggins-ha-pazienza/wiggins-giro-ditalia-crono/" rel="attachment wp-att-9887"><img class="alignright size-medium wp-image-9887" alt="Wiggins giro d'italia crono" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/Wiggins-giro-ditalia-crono-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>La prima parte, caratterizzata da un continuo sali e scendi attraverso le strade strette delle Marche, lo ha penalizzato enormemente, e solo nella parte finale è riuscito a far valere le doti di passista che lo contraddistinguono. Ma era troppo tardi per rifilare distacchi importanti ai suoi avversari per la classifica finale. Probabilmente sul corridore inglese si sono fatti sentire gli strascichi della caduta di venerdì, avvenuta lunga la difficile discesa: le scorie della scivolata lo hanno bloccato sulle curve della cronometro odierna, facendogli perdere così tempo prezioso. Bisogna però far notare la foratura della ruota del capitano della Sky, che gli ha fatto perdere anche’essa tempo prezioso. <strong>Il Giro è ancora lungo</strong> e nei chilometri finali ha dimostrato che la condizione c’è. Di una cosa si può star sicuri: il britannico non ha certamente perso la pazienza, lo sapeva bene che il Giro è difficile e proprio per questo motivo ha voluto parteciparvi.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi ne esce bene è sicuramente la nuova maglia rosa, <strong>Vincenzo Nibali</strong>. Il corridore siciliano ha dimostrato, durante le fasi iniziali della crono, di saper guidare la bici come pochi; si è difeso al meglio nella parte più pianeggiante e poi nella parte finale, di nuovo in salita, ha dato tutto. Per come ha corso ha dimostrato di saper gestire al meglio il proprio potenziale, e sarà interessante vedere se nelle prossime tappe l’Astana cercherà di tenere la maglia, che è sicuramente un onore ma è un impegno altrettanto dispendioso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cadel Evans</strong> ha dimostrato che non è venuto al giro per preparare il Tour: ha corso con la furia agonistica di un ventenne, recuperando così il terreno perso nella crono a squadre. Per la vittoria finale bisogna contarlo, anche perché grazie al suo veloce spunto finale potrebbe guadagnare preziosi secondi tramite gli abbuoni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/12/il-giro-e-ancora-lungo-e-wiggins-ha-pazienza/nibali-maglia-rosa/" rel="attachment wp-att-9888"><img class="alignleft size-medium wp-image-9888" alt="nibali maglia rosa" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/nibali-maglia-rosa-300x167.jpg" width="300" height="167" /></a>Anche l’aquila di Filottranno, <strong>Michele Scarponi</strong>, sulle strade di casa si è difeso egregiamente. Ora che ha superato in maniera brillante l’ostacolo più difficile correrà sicuramente con meno preoccupazioni e sarà da tenere d’occhio tutte le volte che la strada comincerà a salire.</p>
<p style="text-align: justify;">La crono, e questa è una sorpresa, è rimasta<strong> indigesta ad Hesjedal</strong> che non ha saputo gestirsi in maniera corretta, accusando così un pesante distacco dai rivali più accreditati per la rosa finale. Forse ha pagato gli sforzi di questa prima settimana, che lo ha visto tra i principali protagonisti. Ma il canadese è un osso duro, se la gamba lo sorregge lo vedremo già in azione nelle prossime tappe.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima settimana di Giro è stata sicuramente spettacolare, e di questo bisogna dare atto sia agli organizzatori sia ai corridori per l’impegno che vi hanno messo. Chi si è perso i primi giorni di corsa può però stare tranquillo, considerando anche la situazione ancora fluida della classifica generale: nelle prossime due settimane vivremo altrettante emozioni.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Carlo Ferri' src='http://0.gravatar.com/avatar/21a0767947f751a8c04057d90ea3d4da?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Carlo Ferri</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Juve, rivoluzione in avanti?</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 15:04:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Bottecchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Conte è stato chiaro, non bastano due o tre rinforzi per colmare questo benedetto “gap” con le prime della classe in Europa. Non bastano è vero, all’Inter del Triplete quell’estate arrivarono infatti i vari Lucio, Sneijder, Eto’o, Milito e Thiago Motta, però potrebbero essere un buon inizio. Come potrebbe essere un buon inizio cercare di [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/38.thumbnail.jpg" alt="Luigi Bottecchia" width="80" height="53" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Luigi Bottecchia</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studio da ingegnere a Udine, o almeno ci provo. Come provo a scrivere. Faccio foto e tifo Juve.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/GigiBotte">Twitter</a><a style="margin-right:1.25em" href="http://www.facebook.com/http://www.facebook.com/gigi.botte">Facebook</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Conte è stato chiaro, non bastano due o tre rinforzi per colmare questo benedetto “gap” con le prime della classe in Europa. Non bastano è vero, all’Inter del Triplete quell’estate arrivarono infatti i vari Lucio, Sneijder, Eto’o, Milito e Thiago Motta, però potrebbero essere un buon inizio. Come potrebbe essere un buon inizio cercare di trattenere il patrimonio presente a centrocampo (Vidal, Marchisio, Pogba, Pirlo).</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto è anche vero che però qualcosa in attacco si muoverà e nessuna, o quasi, delle punte della squadra bianconera sembra essere sicura al 100 % della propria permanenza nella squadra campione d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/11/juve-rivoluzione-in-avanti/vucinic_juventus_getty/" rel="attachment wp-att-9874"><img class="alignleft size-medium wp-image-9874" alt="vucinic_juventus_getty" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/vucinic_juventus_getty-300x187.jpg" width="300" height="187" /></a>Uno che sacrificherei è Vucinic. Tanto talento vero, ma più della metà delle volte il numero 9 scende in campo “in ciabatte” con una sufficienza da far imbestialire anche il mahatma Ghandi. Allo stato attuale delle cose il montenegrino però appare uno dei più sicuri del posto.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gli altri invece la questione è più spigolosa considerando anche il fatto che <b>Llorente</b> – attaccante con uno spiccato fiuto del gol – è già stato acquistato a parametro zero.</p>
<p style="text-align: justify;">Matri e Quagliarella sono i due principali indiziati a lasciare la squadra, con il primo che ha qualche speranza in più di restare visto il carattere loquace del napoletano. Il loro destino però sembra segnato, soprattutto nel caso che oltre al già citato Llorente arrivino almeno altri due attaccanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Giovinco merita invece un discorso a parte: in primo luogo perché nella rosa juventina è unico per caratteristiche, e poi perché probabilmente gli verrà concessa un’altra opportunità, sperando che allenatore e società lo aiutino a togliersi un po’di pressione che lo ha condizionato parecchio.</p>
<p style="text-align: justify;">Tralasciando i vari Bendtner e Anelka passiamo ai possibili acquisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto dipenderà dalle cessioni, ma conoscendo Conte <b>è facile immaginare che non si priverà facilmente dei suoi centrocampisti</b>. I nomi che si fanno sono quelli di Higuain, Ibra, Suarez e Sanchez un po’ defilato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/11/juve-rivoluzione-in-avanti/higuain/" rel="attachment wp-att-9875"><img class="alignright size-medium wp-image-9875" alt="HIGUAIN" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/HIGUAIN-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>Gli esperti sono abbastanza uniti nell’indicare Ibrahimovic e l’uruguaiano come i due più forti e adatti al gioco di conte con Higuain subito dietro.</p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo da Ibra. Ormai lo conosciamo bene e proprio per questo è evidente il colpo che potrebbe fare la Juventus; Ibra è <b>“decisivo anche a 40 anni”</b>, e guardando ai suoi passati italiani l’affermazione non fa una piega. Inoltre si sposerebbe perfettamente col nuovo modulo di Conte che potrebbe nascondere un po’ di stanchezza ma che si cucirebbe alla perfezione con Ibra. E non ci sarebbe il bisogno di “sacrificare” nessun centrocampista.</p>
<p style="text-align: justify;">L’arrivo di Suarez potrebbe portare invece ad un cambio di modulo e la cosa non sorprenderebbe vista la duttilità dello stesso Conte. Con l’uruguaiano si aprirebbero le porte al tridente completato da Llorente terminale offensivo e Giovinco o Marchisio che potrebbero poi accentrarsi dietro le punte per sfruttare le loro caratteristiche, evitando allo stesso Suarez il lavoro da esterno. Senza contare che se Pirlo deve riposare il centrocampo sarebbe comunque coperto da Marchisio, Pogba e Vidal.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma <b>la vera “rivoluzione” nel modulo</b> potrebbe avvenire con un passaggio al 4-2-3-1 in cui Pirlo sarebbe coperto da Pogba; mentre Marchisio, Vidal e Suarez supporterebbero Llorente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/11/juve-rivoluzione-in-avanti/ibrahimovic_gc448141-e1352807738102/" rel="attachment wp-att-9876"><img class="alignleft size-medium wp-image-9876" alt="Ibrahimovic_GC448141-e1352807738102" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/Ibrahimovic_GC448141-e1352807738102-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a>Higuain invece rappresenterebbe un’ottima riserva insieme a Vucinic; l’argentino infatti, nonostante abbia le potenzialità di un campione che non ha ancora dimostrato fino in fondo quanto vale, sarebbe comunque un buon rinforzo per la rosa bianconera.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quello che mi riguarda l’ideale sarebbe portare a Torino uno tra Ibra e Suarez, con Higuain e Llorente che andrebbero a completare un parco attaccanti dove gli unici superstiti di questa annata sarebbero Giovinco e Vucinic.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutte queste possibilità fondamentale però resta <b>la permanenza di Conte</b>.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/38.thumbnail.jpg" alt="Luigi Bottecchia" width="80" height="53" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Luigi Bottecchia</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studio da ingegnere a Udine, o almeno ci provo. Come provo a scrivere. Faccio foto e tifo Juve.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/GigiBotte">Twitter</a><a style="margin-right:1.25em" href="http://www.facebook.com/http://www.facebook.com/gigi.botte">Facebook</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Quel Pepito in panchina, eccitato e nervoso come un ragazzino</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 14:15:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Cortese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.contropiede.net/2013/05/10/quel-pepito-in-panchina-eccitato-e-nervoso-come-un-ragazzino/pepito-rossi-in-panchina-2/" rel="attachment wp-att-9866"></a>Siamo all&#8217;Artemio Franchi, è il derby della Toscana tra Siena e Fiorentina: la prima lotta per la salvezza, la seconda per rivivere le grandi emozioni europee che uno come Gabriel Omar Batistuta é riuscito ad offrire ai discendenti del dolce stil novo. Nella panchina dei Viola c&#8217;é un ragazzo di 26 anni, [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Gabriele Cortese' src='http://1.gravatar.com/avatar/9c473414e92ba198ed3ec90a739e5fe5?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Gabriele Cortese</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/10/quel-pepito-in-panchina-eccitato-e-nervoso-come-un-ragazzino/pepito-rossi-in-panchina-2/" rel="attachment wp-att-9866"><img class="alignright size-medium wp-image-9866" alt="pepito rossi in panchina" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/pepito-rossi-in-panchina1-300x199.png" width="300" height="199" /></a>Siamo all&#8217;Artemio Franchi, è il derby della Toscana tra <strong>Siena e Fiorentina</strong>: la prima lotta per la salvezza, la seconda per rivivere le grandi emozioni europee che uno come Gabriel Omar Batistuta é riuscito ad offrire ai discendenti del dolce stil novo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella panchina dei Viola c&#8217;é <strong>un ragazzo di 26 anni</strong>, non tanto alto, nato nel <strong>New Jersey</strong>, a Teaneck, ma di nazionalitá italiana. È quasi un anno che quel ginocchio destro non passeggia timoroso fra i campi delle massime serie; quel ginocchio che lo costrinse per tre volte ad essere operato al legamento. Tre sono i punti che oggi vorrebbe che la sua squadra facesse; tre sono i minuti che sarebbe anche disposto a giocare; tre sono le sostituzioni a disposizione dell&#8217;aereoplanino Montella, dal quale non aspetta altro che sentirsi dire: &#8220;<strong>Pepito! Scaldati!&#8221;</strong>.<br />
Sì, &#8220;Pepito!&#8221;. Proprio come ti aveva soprannominato Enzo Bearzot per la tua somiglianza ad un altro Rossi, che di nome fa Paolo, soprannominato &#8220;Pablito&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati 15&#8242; minuti dal fischio iniziale e la tua squadra passa in vantaggio con un gol di un difensore, Rodriguez.<br />
Da quanto tempo sogni di gonfiare quella rete! Quella rete che hai già gonfiato in Inghilterra, in Spagna, in Sudafrica, in Italia con la maglia del Parma. Sei stato accolto come un beniamino, come la star della squadra: tutti a Firenze fanno il tifo per te.<br />
Ma ad un certo punto, due diversi stati d&#8217;animo giungono contemporaneamente a turbarti in quella serata tanto attesa: uno di questi é sicuramente <strong>l&#8217;eccitazione</strong> per un possibile esordio con la nuova maglia, l&#8217;altro è<strong> la paura di deludere</strong> chi ha tanto creduto in te, comprandoti cinque mesi fa quando eri ancora nel pieno del recupero dall&#8217;infortunio.<br />
Perció inizi a mangiarti le unghie delle mani e ti immagini il mister che pronuncia la fatidica frase &#8220;Pepito! Scaldati!&#8221;. Ma ogni volta che ci pensi il battito del tuo cuore aumenta e cominci persino a contare i tacchetti delle scarpe: guardi se ci sono tutti, se sono stati fissati bene (oggi hai i tacchetti di ferro perché il campo è stato bagnato poco prima dell&#8217;inizio della partita), se ce n&#8217;é uno troppo usato rispetto agli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/10/quel-pepito-in-panchina-eccitato-e-nervoso-come-un-ragazzino/rossi-in-panchina/" rel="attachment wp-att-9871"><img class="alignleft size-medium wp-image-9871" alt="rossi in panchina" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/rossi-in-panchina-272x300.png" width="272" height="300" /></a>Ma normalmente tu non fai cosí: uno come te, che giovanissimo ha fatto gol sotto gli occhi di <strong>Sir Alex Ferguson</strong>, riesce a sopportare questo tipo di pressione.<br />
Tuttavia oggi è un giorno particolare. In panchina sembri un ragazzino che vuole che la sua squadra ottenga tre punti; non sei rassegnato come Messi, che già durante il primo tempo della semifinale di ritorno in cui si giocava la finale di Champions sembrava impassibile per qualsiasi cosa. Tu aspetti, esultando, mettendoti le mani nei capelli per un&#8217;occasione sbagliata; magari le tue mani hanno massaggiato, per qualche momento, <strong>il ginocchio destro</strong>, per vedere se era tutto ok.</p>
<p style="text-align: justify;">Arriva così il 90&#8242;: triplice fischio, la tua squadra vince. Tu esulti come un ragazzo della curva, abbracci i tuoi compagni. E subito dopo pensi che magari il mister pronuncerà quella frase tanto attesa domenica, quando la tua squadra giocherà in casa contro il Palermo,  affinchè tu possa essere accolto da una meritata e comprensibile ovazione. In bocca al lupo Beppe.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Gabriele Cortese' src='http://1.gravatar.com/avatar/9c473414e92ba198ed3ec90a739e5fe5?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Gabriele Cortese</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Vendesi Allegri disperatamente</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 10:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro Capetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.contropiede.net/2013/05/09/vendesi-allegri-disperatamente/juventus-vs-cagliari-campionato-tim-serie-a-2009-2010-stadio-olimpico-di-torino/" rel="attachment wp-att-9859"></a>Le vicenda di Massimiliano Allegri e del suo probabile trasloco per la prossima stagione, nelle ultime settimane sta assumendo i contorni di una piccola soap opera. Da quando, a settembre, il mister rossonero si è trovato a dover riorganizzare le macerie della sua vecchia squadra, i media e i tifosi hanno cominciato [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Mauro Capetti' src='http://0.gravatar.com/avatar/6301e034fa995376b35cc9949da6a194?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Mauro Capetti</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/@MauroCapez">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/09/vendesi-allegri-disperatamente/juventus-vs-cagliari-campionato-tim-serie-a-2009-2010-stadio-olimpico-di-torino/" rel="attachment wp-att-9859"><img class="alignright size-medium wp-image-9859" alt="Juventus vs Cagliari - Campionato TIM Serie A 2009 2010 - Stadio Olimpico di Torino" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/massimiliano_allegri_milan-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Le vicenda di <strong>Massimiliano Allegri</strong> e del suo probabile trasloco per la prossima stagione, nelle ultime settimane sta assumendo i contorni di una piccola soap opera.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quando, a settembre, il mister rossonero si è trovato a dover riorganizzare le macerie della sua vecchia squadra, i media e i tifosi hanno cominciato a guardarlo con una certa diffidenza, caldeggiando o per lo meno ipotizzando un imminente esonero a calci nel sedere, come se improvvisamente i superficiali dubbi sul suo reale valore avessero oscurato la memoria delle ultime due stagioni. Ho trovato <strong>parziale e ingiusto il trattamento</strong> riservato a inizio anno al tecnico livornese, un uomo che per due anni ha dimostrato eleganza e professionalità nel gestire uno spogliatoio pieno zeppo di veterani e di top players. Allegri ha lavorato con passione e grande intelligenza, ha tenuto testa a un manipolo di leggende, allenando gente come Ibra, Pirlo, Seedorf, Ronaldinho, Nesta, Thiago Silva e chi più ne ha più ne metta (esperienza che non molti possono vantare) e non ha mai mostrato nessun tipo di complesso di inferiorità nella reggia di Milanello pur provenendo dal calcio bucolico della Sardegna. <strong>Max ama il Milan</strong>, il Diavolo è stato un po’ il suo sogno americano e lui ha saputo dimostrarsi all’altezza. Due anni alle stelle, al volante di una squadra con un motore potentissimo, ma che ha saputo condurre con calma e personalità. Un inizio stagione alle stalle ed era facile convincersi che fosse <a href="http://www.contropiede.net/2013/05/09/vendesi-allegri-disperatamente/allegri-el-shaarawy/" rel="attachment wp-att-9860"><img class="alignleft size-medium wp-image-9860" alt="allegri el shaarawy" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/allegri-el-shaarawy-300x187.jpg" width="300" height="187" /></a>colpa sua. E invece Allegri ha vissuto la crisi rossonera come una sfida e ha portato al terzo posto una squadra che alle prime uscite metteva l’ansia anche ai tifosi occasionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ora Allegri puzza di vecchio, bisogna cambiarlo. Non importa chi arriverà al suo posto.<br />
Il gioco è bello se dura poco.<br />
Grazie e arrivederci.</p>
<p style="text-align: justify;">A mio parere Allegri quest’anno ha dimostrato anche agli scettici di essere <strong>un allenatore affidabile</strong>, uno a cui si potrebbe magnanimamente concedere di portare avanti un progetto. Io Max l’avrei tenuto stretto, o per lo meno non lo avrei trattato con l’insofferenza del Cavaliere e di buona parte del popolo rossonero. Se proprio se ne deve andare che sia una festa e che si saluti un grande milanista e un grande uomo.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Mauro Capetti' src='http://0.gravatar.com/avatar/6301e034fa995376b35cc9949da6a194?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Mauro Capetti</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/@MauroCapez">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Cheers, Sir Alex!</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 00:38:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Cova</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.contropiede.net/2013/05/09/9845/fergie-cheers/" rel="attachment wp-att-9847"></a>Un ultimo sorso di buon vecchio Talisker condiviso con gli amici di sempre; quello buono, tenuto lì per l’occasione. Un saluto rapido, troppe sarebbero le cose da dirci ancora. E poi via, ognuno per la propria strada. Con qualche lacrima imprevista a solcare anche i visi più ruvidi. Con in bocca quel [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Stefano Cova' src='http://0.gravatar.com/avatar/af09ac1a36936dbfd0bc2b1459bc4351?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Stefano Cova</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/CovaStefano">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/09/9845/fergie-cheers/" rel="attachment wp-att-9847"><img class="alignright size-medium wp-image-9847" alt="fergie cheers" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/fergie-cheers-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Un ultimo sorso di buon vecchio Talisker condiviso con gli amici di sempre; quello buono, tenuto lì per l’occasione. Un saluto rapido, troppe sarebbero le cose da dirci ancora. E poi via, ognuno per la propria strada. Con qualche lacrima imprevista a solcare anche i visi più ruvidi. Con in bocca <strong>quel gusto di Scozia</strong> che ci accompagnerà per sempre.<br />
Perché quell’uomo semplice, con le gote rosse e il sorriso sornione, un po’ ci ha cambiato la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Spiegare ad un bambino chi sia <strong>Alexander Chapman Ferguson</strong>, cosa rappresenti per una generazione e più di calciofili, è impresa sinceramente improponibile: un genio, un artista, un maniaco, un instancabile lavoratore, un vecchio folle, un eterno bambinone: tutto questo, e niente di questo. Perché Sir Alex è così, al di là di qualsiasi possibile definizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Sir Alex, cattolico di Glasgow, tifoso della squadra protestante della città, che per non far torto a nessuno ha pensato bene di andare a vincere ad Aberdeen – sì,  proprio Aberdeen…</p>
<p style="text-align: justify;">Sir Alex il nomade, il giramondo che ha predicato il gioco del pallone per l’intero globo; Sir Alex il pigro, il sedentario che si è affezionato alle poltroncine rosse dell’Old Trafford, tanto da passarci un quarto di secolo abbondante.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/09/9845/ferguson-premier/" rel="attachment wp-att-9855"><img class="alignleft size-medium wp-image-9855" alt="ferguson premier" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/ferguson-premier-300x218.jpg" width="300" height="218" /></a>Sir Alex il conservatore, che non ha mai rinunciato alla squadra corta, alla difesa ferrea, ai contropiedi micidiali; Sir Alex il rivoluzionario, che ha osato “invertire gli esterni”, “alzare i terzini”, affidarsi ad attaccanti lontani dallo stereotipo del centravanti classico.</p>
<p style="text-align: justify;">Sir Alex il professore bacchettone, per cui il gruppo era tutto, e anche il faccino d’angelo del Davide poteva essere sfregiato da uno scarpino, se era il caso; Sir Alex il padre paziente, che ha coccolato l’ingestibile talento di una fila di “<i>numeri sette</i>” da mettere i brividi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sir Alex che <i>lancia</i> i giovani, ma non può fare a meno di Paul il Rosso.</p>
<p style="text-align: justify;">Sir Alex, baronetto scozzese, che adotta come figlio un principe di Galles.</p>
<p style="text-align: justify;">Sir Alex, condottiero di mille battaglie, che chiede ad un Ap<i>ache</i> di far legna in mezzo al campo e non prova imbarazzo nel giocarsi l’esito della guerra al fianco del <i>samurai</i> Park Ji-Sung.</p>
<p style="text-align: justify;">Sir Alex, che ha collezionato 38 titoli nel suo lungo soggiorno mancuniano, ma questi numeri oggi sono l’ultimo dei pensieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Sir Alex che “non è mai troppo avanti o troppo indietro; è semplicemente al passo coi tempi”, come sosteneva qualcuno. O forse – sorge questo sospetto – <strong>sono i tempi ad essere sempre al passo con lui</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<a href="http://www.contropiede.net/2013/05/09/9845/ferguson-whisky/" rel="attachment wp-att-9846"><img class="alignright size-medium wp-image-9846" alt="ferguson whisky" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/ferguson-whisky-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>E allora anche il tempo si fermerà un attimo, quando Sir Alex saluterà per l’ultima volta il suo stadio, la sua gente.</p>
<p style="text-align: justify;">Già si rincorrono le voci sul futuro: ci si chiede se Mou potrà finalmente sedere su quella panchina prima tanto lontana e ora tanto vicina; se qualcuno sarà mai in grado di sostituire Ferguson in questa storia che ha avuto tanti diversi interpreti, ma un’unica grande certezza.<br />
Si potrebbero aprire infinite dispute, ma verrà il tempo per le analisi dei sapienti. Ora godiamoci questo istante, <strong>quest’ultimo attimo di leggenda scozzese</strong>. Alziamo i bicchieri – un’ultima volta – per il più grande allenatore della nostra epoca.</p>
<p style="text-align: justify;">“C<i>heers</i>, Sir Alex!”</p>
<p style="text-align: justify;">e grazie di tutto…</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Stefano Cova' src='http://0.gravatar.com/avatar/af09ac1a36936dbfd0bc2b1459bc4351?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Stefano Cova</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/CovaStefano">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Penso quindi gioco&#8221;: vita e pensiero di Andrea Pirlo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 07:02:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Coghi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Unisce perché è il calcio, è il giocatore più tecnico, uno che non ha mai fatto niente di clamorosamente negativo, è l’essenza del pallone. Per quello viene riconosciuto come un calciatore globale, che a ogni tocco di palla lancia un messaggio positivo: anche uno troppo normale può essere troppo bravo”. Così Cesare Prandelli, attuale Ct [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/7.thumbnail.jpg" alt="Alberto Coghi" width="80" height="59" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Alberto Coghi</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Appassionato di basket, ma non disdegna calcio e volley. Adora Edgar Davids, i film di sparatorie e gli scandali politici.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/sissokoghi">Twitter</a><a style="margin-right:1.25em" href="http://www.facebook.com/http://www.facebook.com/alberto.coghi.75">Facebook</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><i>“Unisce perché è il calcio, è il giocatore più tecnico, uno che non ha mai fatto niente di clamorosamente negativo, è l’essenza del pallone. Per quello viene riconosciuto come un calciatore globale, che a ogni tocco di palla lancia un messaggio positivo: anche uno troppo normale può essere troppo bravo”. </i>Così Cesare Prandelli, attuale Ct azzurro, definisce Andrea Pirlo nella Prefazione del libro “Penso quindi gioco” che racconta la storia del campione bresciano, scritto con l’ausilio di Alessandro Alciato, giornalista di Sky. Ed è proprio quel pensare così più velocemente degli altri, nel titolo si effettua un vincente riadattamento del motto cartesiano, che ha reso Pirlo un giocatore unico nel panorama mondiale. Non lo fa apposta vede le cose che gli altri non vedono in campo, e poi le fa con una naturalezza spaventosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rischio che c’è sempre nello scrivere una biografia, soprattutto se di uno sportivo celebre e affermato, è quello di cadere in un agiografia stancante. “Penso quindi gioco” invece è <b>un’infinità di aneddoti sulla carriera di Pirlo</b>, ma anche una descrizione dell’Andrea-pensiero sui “mali” attuali del calcio (soldi, razzismo, scommesse e violenza negli stadi).<a href="http://www.contropiede.net/2013/05/08/penso-quindi-gioco-vita-e-pensiero-di-andrea-pirlo/gattuso_pirlo/" rel="attachment wp-att-9826"><img class="alignright size-medium wp-image-9826" alt="gattuso_pirlo" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/gattuso_pirlo-300x150.jpg" width="300" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Se dovessi scegliere una definizione per Pirlo che traspare da questo libro direi un nobile “cazzaro”. Nobile perché, sempre citando Prandelli, “<i>Pirlo mi ricorda Scirea: il loro modo di essere leader silenziosi. Davanti a questi personaggi, le rare volte che decidono di intervenire, lo spogliatoio si zittisce in toto</i>”; “cazzaro” perché nel libro viene fuori tutto il lato umoristico di Pirlo: come la volta che in Nazionale insieme a De Rossi andò nel cuore della notte a svegliare Gattuso (non proprio Giaccherini) per spruzzargli in faccia il contenuto di un estintore. Insomma non un superuomo, ma un giocatore con la testa sulle spalle che ama divertirsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/08/penso-quindi-gioco-vita-e-pensiero-di-andrea-pirlo/51jk3kxrpwl-_sy300_/" rel="attachment wp-att-9829"><img class="alignleft size-full wp-image-9829" alt="51jk3KxRPwL._SY300_" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/51jk3KxRPwL._SY300_.jpg" width="196" height="300" /></a>Non le manda a dire a nessuno Pirlo e racconta qualsiasi cosa. Si va dalle <b>quattro volte che il suo addio al Milan sembrava cosa fatta </b>(Real con Capello, il Chelsea di Ancelotti, il Barcellona durante l’affare Ibra e infine il Qatar a 10 milioni all’anno), fino alla stima per Balotelli che Andrea definisce <i>“la medicina, l’antidoto a un veleno all’apparenza letale (il razzismo)”</i>. Gli aneddoti che snocciola sono di tutti i gusti. Rispetto e stima per personaggi come Berlusconi (<i>“è teatrale e sa esattamente quello che vuole, per questo è un grandissimo presidente”</i>) ed Andrea Agnelli (<i>“un semplice tra gli speciali, tutti Agnelli allo stesso modo. Di nome, ma di fatto leoni”</i>), indifferenza per Galliani, chiamato il “signor Bic” per la penna che gli regalò quando andò via dal Milan, <b>parole al veleno invece per Tardelli</b>, che lo lanciò in under 21 per poi “censurarlo” all’Inter, <i>“quante volte avrei voluto dirgli: “Sai dove te lo puoi mettere quell’urlo che ti ha reso famoso?”. </i></p>
<p style="text-align: justify;">Un fiume in piena Pirlo, che non si preoccupa di raccontare particolari per certi versi impensabili: come le sfuriate fatte da Lippi alla squadra durante il radioso Mondiale in Germania del 2006, o il suo terribile pensiero di <b>lasciare il calcio dopo il tracollo di Istanbul</b>. E poi Conte che <i>“quando parla, i concetti ti aggrediscono, entrano, spesso con violenza. Si intrufolano dentro di te, sfondano la porta”</i>, le punizioni imparate studiando Juninho Pernambucano, il disinteresse verso il pallone d’oro e i fantasmi della notte di La Coruña.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente un libro da leggere per le mille curiosità raccontate e perché racconta la storia di uno dei giocatori più forti degli ultimi 10 anni del calcio italiano. E soprattutto perché, per chiudere sempre con Prandelli, <i>“Andrea Pirlo appartiene a una categoria da proteggere<b>: è il calciatore di tutti</b>”, </i>anche chi non segue il calcio infatti lo conosce<i>.<a href="http://www.contropiede.net/2013/05/08/penso-quindi-gioco-vita-e-pensiero-di-andrea-pirlo/juventus-pirlo-shoots-to-score-a-free-kick-against-as-roma-during-their-serie-a-soccer-match-at-the-juventus-stadium-in-turin/" rel="attachment wp-att-9828"><img class="alignright size-medium wp-image-9828" alt="Juventus' Pirlo shoots to score a free-kick against AS Roma during their Serie A soccer match at the Juventus stadium in Turin" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/cam_06_672-458_resize-300x190.jpg" width="300" height="190" /></a></i></p>
<p style="text-align: justify;">Insomma c’è poco altro da dire: “Penso quindi gioco”, semplicemente Andrea Pirlo.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/7.thumbnail.jpg" alt="Alberto Coghi" width="80" height="59" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Alberto Coghi</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Appassionato di basket, ma non disdegna calcio e volley. Adora Edgar Davids, i film di sparatorie e gli scandali politici.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/sissokoghi">Twitter</a><a style="margin-right:1.25em" href="http://www.facebook.com/http://www.facebook.com/alberto.coghi.75">Facebook</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Da Mourinho a Mazzarri, comincia il valzer delle panchine</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 13:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Damiani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Et voilà, molto prima del solito ma forse puntualissimo per come quest&#8217;anno sono andate le cose. Il valzer delle panchine si prospetta estremamente movimentato, non solo in termine quantitativi, ma anche rispetto ai nomi degli allenatori che già ci si immagina stringere mani di innumerevoli presidenti: Mourinho, Ancelotti, Klopp solo per citare i più famosi; [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/13.thumbnail.jpg" alt="Lorenzo Damiani" width="80" height="80" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Lorenzo Damiani</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studia svogliatamente Giurisprudenza a Milano, preferisce dedicarsi a ciò che davvero lo interessa, come la letteratura, il calcio, De Andrè, e ogni genere di vizio.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/lollodamiani">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Et voilà, molto prima del solito ma forse puntualissimo per come quest&#8217;anno sono andate le cose. Il <strong>valzer delle panchine</strong> si prospetta estremamente movimentato, non solo in termine quantitativi, ma anche rispetto ai nomi degli allenatori che già ci si immagina stringere mani di innumerevoli presidenti: Mourinho, Ancelotti, Klopp solo per citare i più famosi; di conseguenza, panchine d&#8217;oro in cerca di proprietari.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/07/da-mourinho-a-mazzarri-comincia-il-valzer-delle-panchine/juventus-vs-napoli-serie-a-tim-20122013/" rel="attachment wp-att-9835"><img class="alignright size-medium wp-image-9835" alt="Juventus vs. Napoli - Serie A Tim 2012/2013" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/mazzarri-napoli-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>L&#8217;obiettivo, tentativamente umile e ricercatamente presuntuoso, di oggi è di indicare quale possa essere il nome giusto per le piazze che si prospettano essere libere nel giro di un mese. Cominciamo da casa nostra, con tre nomi decisamente  in bilico, si voglia per meriti oppure per delusione: <strong>Mazzarri</strong>, <strong>Allegri</strong>, <strong>Montella</strong>. Per il tecnico del Napoli la stagione è da considerarsi ampiamente soddisfacente: il secondo posto ormai certo documenta una stagione positiva, con i partenopei da considerarsi definitavamente fra le prime tre forze del nostro campionato. Amletiano dilemma per Walter: restare, tentare di vincere ed entrare nella storia, oppure giocarsi la chance della vita in un grande club? Il bivio fra l&#8217;essere e il non essere si cela in entrambe le opportunità. Tutta Napoli, dirigenza e giocatori compresi, spingono per un rinnovo, visti i risultati e la straordinaria empatia che il tecnico è riuscito a creare con tutto l&#8217;ambiente. E il mio consiglio va proprio in questa direzione: gli azzurri, con un&#8217;oculata campagna acquisti, avrebbero tutte le carte per puntare al tricolore l&#8217;anno prossimo, e <strong>l&#8217;occasione per Mazzarri</strong> ritengo non sia da mancare.</p>
<p style="text-align: justify;">Capitolo Allegri; in questo caso mi esprimo in senso opposto. Max è indubbiamente un allenatore preparato e capace, ma non in grado di poter portare il Milan a dominare ovunque (come dovrebbe confacersi a un club del genere), in particolare in Europa, terreno tanto caro alla famiglia rossonera. L&#8217;alternativa dovrà senz&#8217;altro essere di primo livello, ma come si presentasse l&#8217;occasione, non tentennerei nel dare <strong>il ben servito al tecnico livornese</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">E ora la viola, con il suo Aeroplanino; la Fiorentina è stata senza dubbio la squadra più bella della stagione, per impianto di gioco e risultati ottenuti (una qualificazione ai preliminari di Champions League ancora sperata). Ritengo che però questa struttura di calcio bello e di prospettiva vincente possa reggere solo a condizione che sia guidata proprio da <strong>Montella</strong>. Senz&#8217;altro quindi i Della Valle dovranno fare di tutto per trattenere il loro mister, e se fossi in Vincenzino non disdegnerei assolutamente l&#8217;idea di almeno un altro anno a Firenze, vista la giovanissima età e quindi la sicura prospettiva di nuove opportunità in futuro, magari in club di prima fascia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/07/da-mourinho-a-mazzarri-comincia-il-valzer-delle-panchine/klopp-mourinho/" rel="attachment wp-att-9836"><img class="alignleft size-medium wp-image-9836" alt="klopp mourinho" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/klopp-mourinho-300x182.jpg" width="300" height="182" /></a>Venendo all&#8217;Europa tutta (e, perdonatemi, che conta), <strong>l&#8217;intreccio Madrid-Parigi-Dortmund</strong> è più che mai fitto. Dato per scontato l&#8217;addio di Mou ai blancos a fine stagione, apre interessanti scenari che a mio giudizio devono assolutamente portare Klopp sulla panchina più prestigiosa del mondo. Il tecnico tedesco è vincente, amante del bel calcio e carismatico, le qualità perfette per allenare il Real Madrid, specie dopo tre anni di promesse non mantenute, risvolti mediatici non particolarmente gradevoli, e gioco latitante. Da par suo, Mourinho ritengo che debba prendere senza troppe remore la via per il PSG. Il progetto è perfetto per lui: ambizioso, ricco di denaro e di campioni, e affamato di gloria. Chi meglio del Profeta di Setubal per rispondere a queste esigenze? Resta fuori <strong>Carletto Ancelotti</strong>; per lui nulla di meglio che <strong>la panchina della Roma</strong>, dove la sua esperienza e il suo appeal con la città possono essere i giusti argini per incanalare al meglio l&#8217;ambiente più pazzo e potenziale d&#8217;Italia. Il tutto con buona pace di Abramovich, che farebbe bene a tenersi ben stretto Benitez, a mio giudizio uno dei tecnici migliori di tutto il panorama europeo.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/13.thumbnail.jpg" alt="Lorenzo Damiani" width="80" height="80" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Lorenzo Damiani</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studia svogliatamente Giurisprudenza a Milano, preferisce dedicarsi a ciò che davvero lo interessa, come la letteratura, il calcio, De Andrè, e ogni genere di vizio.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/lollodamiani">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>GIRO/ Per Paolini un premio alla carriera</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 04:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.contropiede.net/?attachment_id=9822" rel="attachment wp-att-9822"></a>L’accoppiata maglia e tappa che ha realizzato ieri Luca Paolini la si può considerare come il coronamento di una lunga carriera. Una carriera nella quale il milanese molte volte si è speso per altri &#8211; Bettini in particolare gli deve molto &#8211; ma dove ha anche saputo sfruttare al meglio le occasioni [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Carlo Ferri' src='http://0.gravatar.com/avatar/21a0767947f751a8c04057d90ea3d4da?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Carlo Ferri</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.contropiede.net/?attachment_id=9822" rel="attachment wp-att-9822"><img class="alignright size-medium wp-image-9822" alt="Giro d'Italia 3 tappa" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/luca-paolini-giro-ditalia-2013-199x300.jpg" width="199" height="300" /></a>L’accoppiata maglia e tappa che ha realizzato ieri <strong>Luca Paolini</strong> la si può considerare come il coronamento di una lunga carriera. Una carriera nella quale il milanese molte volte si è speso per altri &#8211; Bettini in particolare gli deve molto &#8211; ma dove ha anche saputo sfruttare al meglio le occasioni che gli si presentavano per cercare gloria personale, come dimostrato ieri.</p>
<p style="text-align: justify">Per ottenere il risultato di ieri ad Ascea il ciclista milanese ha messo in pratica un capolavoro di astuzia, tecnica e coraggio che sono i frutti di una vita spesa in sella. Paolini giustamente tagliando il traguardo indicava la propria testa e il proprio cuore: è cosi che ha vinto. È infatti sempre rimasto nelle prime posizioni del gruppo, rimanendo sempre coperto, e poi ha scelto il momento giusto per attaccare lungo la tecnica discesa finale. In più, grazie ai secondi guadagnati ha ottenuto anche la prima maglia rosa, che è in parte merito dell’ottima cronosquadre disputata domenica dalla Katusha, la formazione in cui milita. Il ciclismo dimostra così di essere ancora una volta <strong>metafora della vita</strong>: occorre avere pazienza per ottenere risultati importanti, che si possono ottenere solo al termine di un lungo cammino fatto di fatica.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.contropiede.net/?attachment_id=9821" rel="attachment wp-att-9821"><img class="alignleft size-medium wp-image-9821" alt="Giro d'Italia - Stage Three" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/luca-paolini-maglia-rosa-300x202.jpg" width="300" height="202" /></a>Guardando alla delicata situazione <strong>in casa azzurra</strong>, dove al momento manca un sicuro punto di riferimento per la formazione dei professionisti dato che Bettini non è più strettamente il commissario tecnico ma ha assunto il ruolo non ben definito di direttore generale della squadra, per cui teoricamente dovrebbe coordinare tutte le formazioni legate alla nazionale sacrificando così del tempo da dedicare ai professionisti, viene quasi spontaneo chiedersi se non si potrebbe <strong>affidare la squadra a Paolini</strong>, senza tuttavia rinunciare al suo apporto da corridore. Per il suo spessore umano e professionale sicuramente non avrebbe problemi a gestire il doppio ruolo di commissario tecnico e atleta, fungendo così da tramite sicuro tra Bettini e la squadra, ruolo che in maniera non istituzionalizzata sta già svolgendo. Comunque sia, l’esperienza e la professionalità di un corridore come Paolini sono fondamentali per la crescita delle giovani leve azzurre, e si spera quindi che<strong> la sua personalità sia valorizzata</strong> dai rappresentanti della federciclismo.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Carlo Ferri' src='http://0.gravatar.com/avatar/21a0767947f751a8c04057d90ea3d4da?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Carlo Ferri</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>29 o 31 che siano, basta guerre stellari</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 14:17:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Rossetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.contropiede.net/2013/05/06/29-o-31-che-siano-basta-guerre-stellari/31-sul-campo/" rel="attachment wp-att-9807"></a>Caroselli, clacson, bandiere e trombette: la meritata festa è cominciata, a Torino ma non solo. La Juventus è il club italiano con più tifosi sparsi sul territorio nazionale, tant&#8217;è che l&#8217;ultima stima li dava a circa 13 milioni, ancora padroni assoluti dalla Mole alla Valle dei Templi, primato mai realmente scalfito neppure [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/40.thumbnail.jpg" alt="Andrea Rossetti" width="80" height="71" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Andrea Rossetti</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studio legge per dare ordine alla realtà, seguo lo sport per sognare e leggo per rimanere ben saldo sulle nuvole. Ho un'opinione su tutto, non per forza sensata. Odio stare zitto, ma amo il silenzio delle parole scritte.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/Andrea_Ross89">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/06/29-o-31-che-siano-basta-guerre-stellari/31-sul-campo/" rel="attachment wp-att-9807"><img class="alignright size-medium wp-image-9807" alt="31 sul campo" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/31-sul-campo-300x167.jpg" width="300" height="167" /></a>Caroselli, clacson, bandiere e trombette: <strong>la meritata festa è cominciata</strong>, a Torino ma non solo. La Juventus è il club italiano con più tifosi sparsi sul territorio nazionale, tant&#8217;è che l&#8217;ultima stima li dava a circa 13 milioni, ancora padroni assoluti dalla Mole alla Valle dei Templi, primato mai realmente scalfito neppure dal Triplete nerazzurro di mourinhana memoria. Ma se per 13 milioni è il momento di festeggiare ufficialmente ciò che già da qualche tempo si poteva festeggiare ufficiosamente, per la restante parte di italiani calciofili è anche il momento di masticare amaro e, in silenzio, sopportare la gioia juventina. C&#8217;è una cosa però che i non juventini proprio non riescono a passare sotto silente malcelata indifferenza, un numero: <strong>quel 31</strong> che svettava, e svetterà a lungo, sopra tutto e tutti nella festa bianconera.</p>
<p style="text-align: justify;">Incredibile come i numeri, solitamente freddi ed impassibili portatori di verità, nel nostro calcio siano riusciti a creare un tale bailamme costantemente contornato di dichiarazioni di guerra e carte bollate. E se l&#8217;anno scorso erano 30 sul campo, quest&#8217;anno sono <strong>31 e basta</strong>. Non serve neppure rimarcare che sono vinti sul campo quegli scudetti per il popolo juventino, perchè già lo si sa, perchè così è e sempre sarà. A Moratti, Galliani, Zamparini, Della Valle, Lotito e accompagnamento di rispettivi tifosi non va bene? Pace all&#8217;anima (invidiosa) loro. Sono 31 e basta. Il punto di vista bianconero, del resto, è molto semplice: loro hanno gioito per 31 volte, non per 29. Purtroppo, come spesso accade in Italia, al fianco della realtà materiale ed empirica, c&#8217;è una realtà parallela che è sempre molto difficile da interpretare. La giustizia dice che sono 29, come l&#8217;anno scorso diceva che erano 28. E la giustizia, in teoria, ha sempre ragione. Ma allora, se ci troviamo innanzi a due realtà, cosa che paradossalmente riesce ad andare contro ad ogni legge della fisica e che porta Einstein a rigirarsi nella tomba,<strong> sono 29 o 31?</strong> Entrambe è l&#8217;unica risposta che ci è permessa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/06/29-o-31-che-siano-basta-guerre-stellari/fbl-ita-serie-a-juventus-palermo-scudetto/" rel="attachment wp-att-9808"><img class="alignleft size-medium wp-image-9808" alt="FBL-ITA-SERIE A- JUVENTUS-PALERMO-SCUDETTO" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/juventini-in-festa-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>In ogni modo la si metta, la questione rimane soltanto un dilemma fine a sé stesso: gli juventini, a quelle sentenze, non credono e, soprattutto, si sentono<strong> defraudati e feriti</strong>, vittime piuttosto che carnefici. Effettivamente vittime sono, perchè non è stato il signore con l&#8217;abbonamento in seconda fila al Delle Alpi (ieri, oggi allo Juventus Stadium) a fare qualcosa, ma in piena sindrome di Stoccolma quello stesso signore oggi difende ed acclama coloro che veri carnefici furono, inutile ripeterne i nomi. Furono gli unici? Probabilmente no. <strong>La Juventus pagò più di altri</strong>, molto più di altri? Probabilmente sì, ma ciò non cancella la colpevolezza, semplicemente ne cambia la prospettiva. Ma se ad una sentenza non ci si crede, se ad un atto che dovrebbe andare a modificare l&#8217;accaduto non si dà rilevanza, allora l&#8217;accaduto rimane tale e quale a prima. Del Piero, la Coppa l&#8217;alzò per davvero nel 2005 e nel 2006, mentre Zanetti non la alzò mai nel 2006. Per questo capisco il tifoso bianconero e concepisco come pienamente valida la sua voglia di rimarcare con orgoglio tutte le volte che lui ha per davvero festeggiato e suonato il clacson allegramente. Con ciò non significa che condivido, ma comprendo. Dal canto suo, Andrea Agnelli s&#8217;è trovato in una situazione decisamente delicata lo scorso anno: <strong>cancellare totalmente il peso delle sentenze</strong> o accantonarlo? Optò per la prima via, aprendo le porte ad una battaglia che, fortunatamente, non ha avuto seguito. Con maggior intelligenza quest&#8217;anno pare che si sia optato per una strada meno fragorosa: per noi sono 31, voi fate come vi pare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/06/29-o-31-che-siano-basta-guerre-stellari/italy-soccer-serie-a-4/" rel="attachment wp-att-9809"><img class="alignright size-medium wp-image-9809" alt="Italy Soccer Serie A" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/31-scudetti-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Sarà che gran parte della gioia è andata bruciata nella (vera ed impensabile) impresa dello scorso anno, sarà che quest&#8217;anno per la Juventus le tre stelle già c&#8217;erano, ma è stata una festa più totalmente loro, una festa in cui la squadra Juventus ha preferito lasciare fuori dalla porta punzecchiature e frecciatine. E se Conte, bianconero fin al midollo, rifiuta con un sorriso ma con netta presa di posizione la sciarpa del tifoso recante la scritta &#8220;Io odio l&#8217;Inter&#8221;, significa che davvero c&#8217;è la volontà di pensare solo a sé, con <strong>eleganza quasi sabauda</strong> come storia e leggenda vorrebbero. Certo, i richiami al 5 maggio 2002 non sono mancati ed agli interisti la cosa non avrà fatto granchè piacere, ma fa parte del gioco la rivalità, la presa in giro (inoltre senza volgarità) e non iniziamo con la storia che da altre parti non è così. È così dappertutto, ed è giusto che sia così. Il problema vero è che l&#8217;Italia, stavolta davvero a differenza che da altre parti, è stata vittima della <strong>nefasta Calciopoli</strong> e sta continuando a pagarne le conseguenze, ma il modo in cui oggi si sta vivendo il 31°/29° Scudetto bianconero  lancia messaggi importanti di distensione. Per il sottoscritto sono 29, ma accetto e comprendo il tifoso che festeggia per la trentunesima volta, ed incredibilmente vedo che questa visione, forse, sta lentamente entrando anche nelle menti dei protagonisti. Le <strong>&#8220;guerre stellari&#8221;</strong> è il momento di accantonarle, almeno fino al 40° sul campo, cioè il 38°.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/40.thumbnail.jpg" alt="Andrea Rossetti" width="80" height="71" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Andrea Rossetti</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studio legge per dare ordine alla realtà, seguo lo sport per sognare e leggo per rimanere ben saldo sulle nuvole. Ho un'opinione su tutto, non per forza sensata. Odio stare zitto, ma amo il silenzio delle parole scritte.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/Andrea_Ross89">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Il Pagellone del lunedì</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 14:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Roccio e Mauro Pajola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.contropiede.net/2013/05/06/il-pagellone-del-lunedi-19/klose/" rel="attachment wp-att-9813"></a>Voto 10 a Miroslav Klose. Il voto più alto della settimana non poteva che andare a lui, Miroslav Klose. L’attaccante tedesco è il vero protagonista nella dilagante vittoria laziale contro il malcapitato Bologna di Pioli, che subisce un’umiliante sconfitta per 6-0. Klose realizza la bellezza di 5 reti, mostrando i soliti colpi [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Alessio Roccio e Mauro Pajola' src='http://1.gravatar.com/avatar/f1d14157e08d7b704672a21fbce1333b?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Alessio Roccio e Mauro Pajola</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/06/il-pagellone-del-lunedi-19/klose/" rel="attachment wp-att-9813"><img class="alignright size-medium wp-image-9813" alt="klose" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/klose-300x167.jpg" width="300" height="167" /></a>Voto 10</strong> a <span style="color: #3366ff;"><strong>Miroslav Klose</strong></span>. Il voto più alto della settimana non poteva che andare a lui, Miroslav Klose. L’attaccante tedesco è il vero protagonista nella dilagante vittoria laziale contro il malcapitato Bologna di Pioli, che subisce un’umiliante sconfitta per 6-0. Klose realizza la bellezza di 5 reti, mostrando i soliti colpi da campione, una classe infinita, grinta da vendere e la sua micidiale freddezza sottoporta che lo aiuta a non avere pietà dell’avversario. Quando Miro è in forma la squadra gira e vince, come è già accaduto durante questa stagione (vedi prima parte dell’annata). I tifosi laziali devono solamente augurarsi che anche il 26 maggio Klose abbia questa condizione fisica. Dopo questa prestazione resta nei cuori dei tifosi, e di molti appassionati di calcio, il rammarico per non avere potuto vedere il panzer tedesco per tutta la stagione&#8230; chissà che Lazio sarebbe stata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voto 9</strong> a <span style="color: #3366ff;"><strong>Pablo Osvaldo</strong></span>. Vera e propria serata da eroe quella che l’italo-argentino si è regalato contro la sue ex-squadra. Dopo una partita di grande sofferenza contro una Fiorentina frizzante e ben messa in campo, e subito dopo l’incredibile palo preso dall’altro ex Pizarro, Osvaldo ha regalato alla sua Roma tre punti importantissimi nella lotta per l’Europa con un colpo di testa da vero rapace d’area. Il bomber giallorosso dopo il rigore “rubato” a capitan Totti e malamente ciabattato ha vissuto momenti difficili nella squadra capitolina, tanto da venire pesantemente contestato dai propri tifosi e comparire sul taccuino dei possibili partenti a fine stagione. Da qualche partita a questa parte Osvaldo sembra però rinato, arrivando a segnare 5 gol nelle ultime 4 partite e trascinando la Roma verso un’insperata Europa League, dimostrando tutta il proprio valore e le proprie doti, ma anche tutta la sua incapacità a confermarsi su tali livelli per un’intera stagione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voto 8</strong> a <span style="color: #3366ff;"><strong>Andrea Caracciolo</strong></span>. Semplicemente da incorniciare la prestazione di Andrea Caracciolo sabato pomeriggio al Rigamonti contro un Ascoli sempre più certo di disputare i playout. L’Airone ha deciso l’incontro con una incredibile tripletta, regalando i 3 punti alle rondinelle, che hanno così agganciato il Varese e si sono portati a un solo punto dal Novara. L’attaccante milanese si è portato a quota 15 reti in campionato e 101 con la maglia biancoazzurra, secondo nella storia della società lombarda. A due giornate dal termine diventano decisivi i match contro Livorno e Varese per sperare nei playoff.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voto 7</strong> al<span style="color: #3366ff;"> <strong>tifoso del Pescara</strong></span>. Come già accaduto quest’anno in occasione della sfida Sampdoria-Udinese, in cui un solo tifoso ospite si è presentato nel proprio settore per sostenere la squadra per cui tifa, anche questo weekend al Marassi la squadra ospite, in questo caso il Pescara, è stata supportata da un solo fedelissimo. La fede calcistica di questo eroico sostenitore, che ha sfidato i tanti chilometri e la pioggia, non è bastata a far evitare al Pescara l’ennesima sconfitta, per 4-1, e la matematica retrocessione in Serie B ad un solo anno dalla promozione. Se non altro il poveretto si è potuto godere una discreta partita condita da ben 5 gol, anche se non crediamo sia uscito tanto soddisfatto dallo stadio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voto 6</strong> al <span style="color: #3366ff;"><strong>bambino rosso nel muro giallo</strong></span>. Al Westfalenstadion è andato di scena l’antipasto della finale di Wembley tra Borussia Dortmund e Bayern Monaco. La partita è finita 1-1, risultato che, sebbene la posta in gioco fosse molto bassa e il risultato sia stato condizionato da molti fattori, rende ancora più appetitosa e incerta la prossima finale di Champions League. Come sempre, incredibile spettacolo quello offerto dai tifosi gialloneri che hanno eretto il consueto muro giallo. Tale muro però a ben vedere aveva al suo interno qualche macchia di un colore sospetto: nel settore dei tifosi di casa si aggirava infatti un giovanissimo tifoso bavarese vestito di tutto punto coi colori della propria squadra. Il piccolo è stato ripreso dalle telecamere tedesche mentre esultava dopo il rigore parato da Neuer tra lo stupore e la disperazione dei tifosi avversari. Complimenti per il coraggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/06/il-pagellone-del-lunedi-19/pogba-2/" rel="attachment wp-att-9815"><img class="alignleft size-medium wp-image-9815" alt="pogba" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/pogba-300x204.jpg" width="300" height="204" /></a>Voto 5</strong> alla <span style="color: #3366ff;"><strong>noia di Chievo-Cagliari</strong></span>. La partita andata in scena al Bentegodi di Verona ha regalato al campionato uno degli spettacoli più soporiferi visti in questa stagione. Tra le due squadre, il cui risultato era già scritto prima dell’incontro, ha vinto la noia. Entrambe si sono divise il bottino, che consente al Cagliari di consolidare la salvezza raggiunta contro l’Inter qualche settimana fa e al Chievo di raggiungere la tanto agognata quota 40, che vuol dire quasi matematica salvezza. Niente da dire dal punto di vista strategico, ma il calcio è ben altra cosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voto 4</strong> a <span style="color: #3366ff;"><strong>Pogba</strong></span>. Il giovane francese è caduto nel primo grave errore di inesperienza della sua carriera italiana, reagendo ingenuamente alla scontata provocazione del solito Aronica, che riesce a dare il meglio di sé quando deve fare irritare i propri avversari. Il difensore rosanero fa cadere in un errore di gioventù il giovane centrocampista, che ad una manata in faccia, non vista dal direttore di gara, risponde sputando addosso ad Aronica. Risultato: espulsione per il francese con annesse 3 giornate di squalifica. Non c’era assolutamente bisogno di rovinare una festa già annunciata, nella giornata in cui era di gran lunga il migliore in campo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voto 3</strong> alla<span style="color: #3366ff;"><strong> sfortuna dell’Inter</strong></span>. Quello che sta succedendo in casa Inter ha del surreale. Per la prossima stagione proponiamo a Moratti di sostituire Stramaccioni con uno sciamano vudù o con un druido. Perché se quando la squadra è martoriata da infortuni muscolari si può anche dare la colpa allo staff medico o ai campi di Appiano Gentile, quando tali infortuni iniziano a essere mirati a colpire tutti i giocatori di un determinato ruolo (leggasi attacco) ci si può anche attaccare alla loro non più tenera età, ma quando a spaccarsi il crociato è un giocatore che sebbene certo del suo prossimo approdo a Milano, gioca ancora in Argentina, allora non c’è altra spiegazione che la magia nera. Il povero Botta, ventitreenne centrocampista argentino del Tigre, è già stato infatti prenotato dal club nerazzurro per la prossima stagione e ha pensato bene di iniziare la fase di ambientamento già in patria, emulando i suoi futuri compagni in ciò che in questa stagione gli riesce meglio: infortunarsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/06/il-pagellone-del-lunedi-19/lanzafame-espulso/" rel="attachment wp-att-9814"><img class="alignright size-medium wp-image-9814" alt="lanzafame-espulso" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/lanzafame-espulso-300x144.jpg" width="300" height="144" /></a>Voto 2</strong> a <span style="color: #3366ff;"><strong>Davide Lanzafame</strong></span>. L&#8217;attaccante, in prestito dal Catania agli ungheresi dell&#8217;Honved, è stato protagonista in negativo nel successo per 3-0 in casa del Pecsi. A inizio ripresa l&#8217;arbitro fischia un rigore a favore dell&#8217;Honved, avanti 1-0 grazie a Lanzafame. Il pallone lo prende Leandro Martinez ma l&#8217;ex Juve vuole tirare a tutti i costi dal dischetto e comincia a litigare con il compagno di squadra. Il triste siparietto dura un paio di minuti, fino a quando l’arbitro non decide di espellere l’attaccante italiano, che più volte prima di uscire dal campo minaccia il giocatore sudamericano. Una scena da campetto dell’oratorio, che non fa certo onore a un calciatore abituato a ben altri palcoscenici, ma d’altro canto se il giocatore è passato nel giro di pochi anni da vestire la casacca bianconera al campionato ungherese un motivo ci deve pur essere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voto 1</strong> agli <span style="color: #3366ff;"><strong>ultrà del Vicenza</strong></span>. Pomeriggio di pura follia allo stadio Romeo Menti di Vicenza, che ora rischia una maxisqualifica del campo. Al 52’ l’arbitro si è visto costretto a sospendere la gara per oltre mezz’ora, poiché una quarantina di tifosi della squadra veneta hanno sfondato il cancello che dava accesso al campo, impedendone il proseguimento. Il motivo che ha spinto i tifosi è stata l’ennesima brutta figura dei ragazzi di Dal Canto che a fine primo tempo perdevano per 5-1 contro uno scatenato Empoli. Nel caos è stato anche ferito uno steward, colpito alla fronte da uno degli esagitati. Attualmente il Vicenza scenderà in Lega Pro, seconda retrocessione consecutiva, che però non si è realizzata l’anno passato a causa della vicenda scommesse e la conseguente penalizzazione per il Lecce.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Alessio Roccio e Mauro Pajola' src='http://1.gravatar.com/avatar/f1d14157e08d7b704672a21fbce1333b?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Alessio Roccio e Mauro Pajola</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Prigionieri di Zeman</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 08:44:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Moccetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.contropiede.net/2013/05/06/prigionieri-di-zeman/zeman-verratti/" rel="attachment wp-att-9801"></a>Poco meno di un anno fa a Pescara si piangeva. Ieri a Pescara non si piangeva. Poco meno di un anno fa a Pescara si piangeva per la commozione, per la gioia, per il coronamento di un sogno divenuto realtà. Quest’anno non si piangeva, perché non erano il dolore e la rabbia [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Paolo Moccetti' src='http://0.gravatar.com/avatar/886772bf19fe4d654b32d41bc29127f1?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Paolo Moccetti</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/06/prigionieri-di-zeman/zeman-verratti/" rel="attachment wp-att-9801"><img class="alignright size-medium wp-image-9801" alt="zeman verratti" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/zeman-verratti-224x300.jpg" width="224" height="300" /></a>Poco meno di un anno fa a Pescara si piangeva. Ieri a Pescara non si piangeva.<br />
Poco meno di un anno fa a Pescara si piangeva per la commozione, per la gioia, per il coronamento di un sogno divenuto realtà. Quest’anno non si piangeva, perché non erano il dolore e la rabbia i sentimenti predominanti, bensì la rassegnazione, l’amarezza, la delusione per un sogno durato troppo poco.<br />
Il 20 maggio dello scorso anno, a Marassi il Pescara segnava 3 gol e riagguantava la massima serie dopo 20 anni di purgatorio. Quest’anno il Pescara ha incassato 4 gol a Marassi ed è tornato nella serie cadetta. Tutto nel giro di un anno, anzi meno: sogni di gloria e speranze in frantumi in men che non si dica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma facciamo un piccolo passo indietro nel recente passato, al 9 giugno 2012, quando Zeman aveva già dato il benservito ai biancazzurri, e la società aveva deciso di puntare sul giovane e brillante <strong>Giovanni Stroppa</strong>. Presentazione del nuovo tecnico, una folla nutrita al seguito e le parole del neo allenatore: “Bisogna scordarsi al più presto di  Zeman”. Parole seguite da una lunga acclamazione: la gente ci credeva, il popolo biancazzurro ci credeva, la società ci credeva, l’allenatore ci credeva. Ma quel pomeriggio di inizio estate è stato solo l’inizio di <strong>una stagione da dimenticare</strong> per il delfino; stagione avarissima di soddisfazioni e tremendamente ricca di tragiche disfatte.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/06/prigionieri-di-zeman/stroppa-pescara/" rel="attachment wp-att-9802"><img class="alignleft size-medium wp-image-9802" alt="stroppa pescara" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/stroppa-pescara-300x176.jpg" width="300" height="176" /></a>E pensare che dopo la prima partita contro l’Inter, persa in casa dai biancazzurri con un pesante, ma allo stesso tempo menzognero, 0 a 3, davanti alle telecamere El Principe Diego Milito sentenziava: “Questo è un campo difficile, il Pescara sicuramente farà bene”. E lì ancora ci si credeva, poi le prime preoccupanti sconfitte, le prime critiche alla società, le dimissioni del troppo inesperto Stroppa e l’inizio della crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Arriva <strong>Bergodi</strong>, e con lui le vittorie con Catania e Fiorentina e il girone d’andata si conclude con 20 punti, tanti anzi troppi considerato il vero valore della squadra e le prestazioni viste. Poi il mercato, uno sfacelo totale e l’inizio del declino, aiutato da una buona dose di sfortuna e infortuni, ma declino annunciato, anche se ancora ci si credeva. Poi sconfitta su sconfitta, la speranza si è affievolita sempre più, fino a spegnersi del tutto, con molte giornate d’anticipo.<br />
I tifosi avevano chiesto alla squadra perlomeno di lottare fino alla fine, ma di lotta non si è trattato, bensì di strage, con la squadra inerme a farsi <strong>massacrare senza combattere</strong> e reagire.</p>
<p style="text-align: justify;">La stagione ormai conclusa; stagione sciagurata, “Meglio sarebbe stato non andare in A che fare un campionato così”.<br />
E allora ecco che ritornano in mente le lacrime di Zdenek Zeman, l’abbraccio con Verratti, la dedica a Franco Mancini, la festa al Ferraris, poi all’Adriatico, poi per la città.<br />
Neanche un anno fa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/06/prigionieri-di-zeman/genoa-cfc-v-pescara-serie-a/" rel="attachment wp-att-9800"><img class="alignright size-medium wp-image-9800" alt="Genoa CFC v Pescara - Serie A" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/pescara-retrocesso-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>La verità è che <strong>il popolo pescarese, non l’ha mai dimenticato</strong>, ci ha provato certo, “Bisogna guardare avanti, il Pescara c’è dal 1936”, ma alla fine non c’è riuscito. E inconsciamente anche la società, i calciatori, in fondo tutti hanno ad ogni partita pensato a lui, al proprio profeta.<br />
E questo il buon Giovanni Stroppa l’aveva capito fin dall’inizio, in quella torrida giornata di inizio giugno. Ma inutile è stato il suo ammonimento.<br />
Tra le varie cause di questa retrocessione, bisogna aggiungere suo malgrado anche il boemo.<br />
<strong>Come Mourinho per l’Inter</strong> in fondo, Zeman è stato la salvezza, il messia, ma è stato poi anche la rovina, perché ha lasciato orfano il proprio popolo, perché i miracoli non si dimenticano e ti cambiano la vita. Zeman ha preso in ostaggio i cuori dei pescaresi e ancora non accenna a rilasciarli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ormai si è proiettati sul futuro incerto di <strong>una società</strong> che appare<strong> sempre più allo sbando</strong>, di una società che al Pescara ci tiene, ma che è giovane, inesperta e di calcio probabilmente non ne capisce poi molto. Per l’anno venturo girano diversi nomi di allenatori, direttori sportivi, giocatori. Ma sarà difficile ripartire, dannatamente difficile.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti in cuor loro, anche coloro che dicono ormai di <strong>disprezzare Zdenek Zeman</strong> per l’atroce tradimento, continuano  a sperare tacitamente nel suo ritorno. Ritorno improbabile a dire il vero. E poi i ritorni finiscono sempre male dicono alcuni. Ma qui a Pescara, se lo ricordano bene l’ultimo grande ritorno di un profeta: Giovanni Galeone, che per tutta risposta fece rivivere al popolo adriatico un’altra gloriosa e indimenticabile avventura.<br />
Nostalgia, nostalgia canaglia.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Paolo Moccetti' src='http://0.gravatar.com/avatar/886772bf19fe4d654b32d41bc29127f1?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Paolo Moccetti</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Conte e quelle nubi sulla festa</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 20:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Coghi</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/05/conte-e-quelle-nubi-sulla-festa/277556hp2/" rel="attachment wp-att-9788"><img class="alignleft size-medium wp-image-9788" alt="277556hp2" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/277556hp2-300x186.jpg" width="300" height="186" /></a>La consapevolezza di aver fatto qualcosa di straordinario a suon di risultati pazzeschi, va di pari passo con la certezza che questa squadra è “tutta il suo allenatore”. Come si dice dei bambini quando sono piccoli e iniziano a far vedere i primi tratti simili ai genitori così l’11 bianconero è <strong>a immagine e somiglianza di Conte</strong>. Non è un caso infatti che dal ritorno in panchina del mister leccese i bianconeri abbiano dato il colpo finale al campionato che è sembrato vivo solo nel periodo autunnale tra ottobre e novembre (la sconfitta con l’Inter è stata l’apice). Tutto questo spiega le preoccupazioni di tutti i tifosi bianconeri sulle reali possibilità che il tecnico abbia di rimanere sulla panchina bianconera la prossima stagione; paure che neanche le smentite fatte da Marotta nel dopo partita possono scacciare. Conte non sarà come Mourinho, come in tanti hanno tenuto a precisare, ma il momento del trionfo e il dopo partita mi <strong>hanno riportato alla mente il mago di Setùbal dopo i trionfi con Porto e Inter</strong> (quando già sapeva della sua partenza di lì a poco). Il tono sommesso, un po’ dubbioso, con cui Conte si è presentato ai microfoni dei media nel dopo gara non sembrava quello di uno che ha già deciso che se ne andrà ma piuttosto quello di uno che, consapevole di essere diventato un grande allenatore anche a livello europeo, vuole veramente capire che prospettive può avere dal suo club.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/05/conte-e-quelle-nubi-sulla-festa/jose-mourinho-porto/" rel="attachment wp-att-9791"><img class="alignright size-medium wp-image-9791" alt="josé-mourinho-porto" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/josé-mourinho-porto-300x175.jpg" width="300" height="175" /></a>Dopotutto Conte al di là dell’aspetto emotivo e “da spogliatoio” si è dimostrato uno abilissimo anche a livello tattico. Se Vidal è stato il miglior giocatore del campionato in questa stagione lo deve al suo mister che ha ripensato il suo credo calcistico (il super offensivo 4-2-4) al fine di esaltare al meglio le caratteristiche del mediano cileno (l’abbraccio dopo il gol col Toro ha suggellato questa scommessa stravinta). Lo stesso vale per Pogba, preso a 19 anni e fatto diventare, tramite gare e richiami (chissà cosa accadrà dopo lo sputo di oggi pomeriggio?), uno dei leader del centrocampo bianconero. <strong>Bonucci, Vucinic e Marchisio chi più chi meno deve ringraziare il proprio mister</strong> che ha saputo valorizzare le caratteristiche migliori di ogni singolo per poi limare i difetti col lavoro di squadra (la crescita di Lichtsteiner e Barzagli sono gli esempi supremi). Per questo Conte vuole garanzie, certezze che ogni tifoso realista sa che difficilmente il calcio italiano potrà dargli. Evidentemente Llorente non gli basta per ora.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/05/conte-e-quelle-nubi-sulla-festa/juventus-2/" rel="attachment wp-att-9787"><img class="alignleft size-medium wp-image-9787" alt="juventus" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/juventus-300x176.jpg" width="300" height="176" /></a>È forte lo spauracchio che “per il bilancio” bisogni vendere uno dei top lì in mezzo e a Conte questo non piace. Lui è convinto che per arrivare al top in Europa così in anticipo sulla tabella di marcia, come si ostina a dire da due anni, non occorra togliere ma aggiunger dove manca (tendenzialmente davanti e a sinistra). Eppure questa voglia di riportare la Juve a primeggiare anche all’estero e di diventare il vero portatore della “juventinità” sembrano non bastare a Conte. Antonio non vuole fermarsi neanche a festeggiare, ha bisogno di pianificare perché ormai l’Italia non gli basta più. Ha vinto senza Del Piero, <strong>ha vinto nonostante la squalifica,</strong> ha distrutto la concorrenza ma non è soddisfatto. L’invito finale sembra voler far intendere ai tifosi e alla società che se si comprano dei grandi giocatori il meglio per la Juve deve ancora venire; con la certezza che se lui non sarà più al timone forse bisognerebbe ricominciare tutto da capo. È la storia di Conte, la storia di un vincente. Sperando che continui a vincere sulla panchina della Juve.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/7.thumbnail.jpg" alt="Alberto Coghi" width="80" height="59" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Alberto Coghi</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Appassionato di basket, ma non disdegna calcio e volley. Adora Edgar Davids, i film di sparatorie e gli scandali politici.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/sissokoghi">Twitter</a><a style="margin-right:1.25em" href="http://www.facebook.com/http://www.facebook.com/alberto.coghi.75">Facebook</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;avventura del sAssuolo</title>
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		<pubDate>Sat, 04 May 2013 14:42:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ruffin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.contropiede.net/2013/05/04/lavventura-del-sassuolo/di-francesco-sassuolo/" rel="attachment wp-att-9780"></a>È solo una questione di tempo, di ore, di giorni. Il Sassuolo lunedì sera, tra le mura amiche del “Braglia” di Modena, potrebbe già festeggiare la promozione dopo una rincorsa durata ben cinque anni. Come la Juventus nel 2006-2007, i nero-verdi hanno tenuto un ritmo da record, in testa sin dalle prime [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Stefano Ruffin' src='http://1.gravatar.com/avatar/b6bb9c8518cbe662eb8ab50840f20139?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Stefano Ruffin</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/04/lavventura-del-sassuolo/di-francesco-sassuolo/" rel="attachment wp-att-9780"><img class="alignright size-medium wp-image-9780" alt="di francesco sassuolo" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/di-francesco-sassuolo-300x208.jpg" width="300" height="208" /></a>È solo una questione di tempo, di ore, di giorni. Il<strong> Sassuolo</strong> lunedì sera, tra le mura amiche del “Braglia” di Modena, potrebbe già festeggiare la promozione dopo una rincorsa durata ben cinque anni. Come la Juventus nel 2006-2007, i nero-verdi hanno tenuto un ritmo da record, in testa sin dalle prime giornate: con all’attivo 80 punti in classifica e con ancora tre partite al termine possono migliorare lo score di punti della stessa Juve, che nella stagione in B si fermò a 85 (con una penalizzazione di 9 punti). Una gran bella rivalsa dopo la sconfitta nei play-off dell’anno scorso di fronte alla Sampdoria e dopo il sogno accarezzato con Stefano Pioli in panchina nel 2009-2010.</p>
<p style="text-align: justify;">L’avventura di questa squadra provinciale (Sassuolo è un comune in provincia di Modena con 42.000 abitanti) iniziò nel 2008 quando uno sconosciuto giovane allenatore, <strong>Massimiliano Allegri</strong>, la portò dalla C1 (Lega Pro Prima Divisone, per i pignoli) alla B. Poi, in un anno di transizione con Mandorlini sulla panchina, la neo-promossa si classifica al settimo posto in classifica meravigliando tutti. L’anno seguente arrivano i playoff, con la semifinale persa contro il Torino, ma nella stagione 2010-11 la squadra va in crisi, e riesce a catturare una difficile salvezza ottenuta nelle ultime giornate di campionato. Ma non poteva essere quella la dimensione della società, che voleva confrontarsi con i grandi: e infatti l’anno scorso Pea ha sfiorato l’accesso in Serie A (sfumato nei play-off nella doppia sfida contro la Sampdoria), Serie A che <strong>Eusebio Di Francesco</strong>, ex centrocampista della Roma di Zeman e ex allenatore del Lecce, ha ormai conquistato con largo anticipo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/04/lavventura-del-sassuolo/squinzi-sassuolo/" rel="attachment wp-att-9781"><img class="alignleft size-medium wp-image-9781" alt="squinzi sassuolo" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/squinzi-sassuolo-300x232.jpg" width="300" height="232" /></a>Il Sassuolo, con 73 gol, ha<strong> il miglior attacco</strong> della serie cadetta, e con 24 vittorie ha davvero schiacciato tutti. È una squadra molto solida, spettacolare e offensiva – il 4-3-3 è il marchio di fabbrica – e con parecchi giocatori che sono già all’attenzione di molte big. Gente come <strong>Boakye</strong>, orbita Juve,<strong> Chisbah</strong>, classe ‘93, Berardi, classe ‘94 anche lui nell’orbita della Juve, Masucci, Pavoletti, Missiroli, Terranova, difensore con il vizio del gol, e Magnanelli, sono stati gli artefici della scalata della squadra. Una bella storia quella del Sassuolo, dove non si deve dimenticare chi ha preso la squadra nel 2004, quando era sul fondo della C2, e ha speso soldi e riempito di sogni e speranze una città: il<strong> patron Giorgio Squinzi</strong>, numero uno di Confindustria. Sulle maglie nero-verdi appare lo sponsor Mapei, industria specializzata in collanti industriali di proprietà del presidente, che sta riportando il modenese in serie A, dopo il biennio del Modena tra il 2002 e il 2004.</p>
<p style="text-align: justify;">L’avventura del Sassuolo insegna che, anche con un budget striminzito, si possono far crescere giovani e giocatori e vincere partite e campionati: sono questo genere di sfide che fanno bene al calcio e che fanno innamorare di questo sport. E chi lo sa che magari l’anno prossimo il Sassuolo non riesca a lasciare il segno anche in serie A…</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Stefano Ruffin' src='http://1.gravatar.com/avatar/b6bb9c8518cbe662eb8ab50840f20139?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Stefano Ruffin</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Tutti i favoriti del Giro d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 13:35:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Ferri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla vigilia della 96esima edizione del Giro d&#8217;Italia siamo già certi di una cosa: assisteremo all’eterna sfida tra chi corre seguendo l’estro e la fantasia e chi fa della regolarità il proprio punto di forza. <a href="http://www.contropiede.net/2013/05/03/tutti-i-favoriti-del-giro-ditalia/favoriti-giro-ditalia/" rel="attachment wp-att-9770"></a>Sicuramente nella prima categoria rientra Vincenzo Nibali. Il corridore messinese nell’ultima stagione ha ampiamente dimostrato di aver compiuto [...]<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Carlo Ferri' src='http://0.gravatar.com/avatar/21a0767947f751a8c04057d90ea3d4da?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Carlo Ferri</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Alla vigilia della 96esima edizione del Giro d&#8217;Italia siamo già certi di una cosa: assisteremo all’eterna sfida tra chi corre seguendo l’estro e la fantasia e chi fa della regolarità il proprio punto di forza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/03/tutti-i-favoriti-del-giro-ditalia/favoriti-giro-ditalia/" rel="attachment wp-att-9770"><img class="alignright size-medium wp-image-9770" alt="favoriti giro d'italia" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/favoriti-giro-ditalia-300x180.jpg" width="300" height="180" /></a>Sicuramente nella prima categoria rientra <strong>Vincenzo Nibali</strong>. Il corridore messinese nell’ultima stagione ha ampiamente dimostrato di aver compiuto il definitivo salto di qualità, non è più una promessa del ciclismo italiano ma una realtà di sicuro affidamento, avendo dato prova di essere un campione soprattutto per il modo con cui corre, sempre all’attacco quando le condizioni della corsa lo rendono possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il contraltare del ciclista italiano è il mod d’oltremanica, <strong>Bradley Wiggins</strong>. Il corridore inglese fa della regolarità il suo punto di forza. Questa caratteristica deriva sicuramente dal suo passato di pistard, che gli permette di dominare le prove contro il tempo. E proprio le diverse crono presenti sul tracciato, in particolare la lunga prova di Saltara, lo mettono nella posizione di essere il <strong>favorito numero uno</strong> per la vittoria finale. Il corridore inglese, poi, è migliorato notevolmente anche in salita, soprattutto sapendosi difendere agevolmente nelle salite che presentano pendenze costanti. Per questo motivo solamente nella 10a e 20a frazione potrebbe faticare a stare sulle ruote dei migliori. Nella 10a tappa, con il traguardo inedito del Montasio, il baronetto inglese potrebbe perdere terreno per  due motivi: innanzitutto è posizionata subito dopo il giorno di riposo, momento particolare dove è facile perdere il ritmo della corsa, e inoltre ha un’ascesa finale, che sale in maniera poco regolare. Ma la tappa in cui il ciclista inglese dovrà difendersi maggiormente è sicuramente la penultima, che arriva sotto <strong>le tre cime di Lavaredo</strong>. Per guadagnarsi lo spettacolare scenario dolomitico i corridori dovranno prima affrontare il passo  di Costalunga, il San Pellegrino, e come se non bastasse il tremendo Giau, ed infine il calvario finale degli ultimi sette chilometri che conducono alla linea di arrivo, caratterizzati da pendenze che non scendono mai sotto il 10%.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando a Nibali è proprio nella frazione appena descritta che dovrà cercare di far saltare il banco, soprattutto ci deve arrivare con pochi minuti di ritardo in classifica generale rispetto agli specialisti delle prove contro il tempo. Per questo motivo probabilmente  il messinese correrà il Giro limando le forze e i secondi perduti nelle tappe precedenti per assestare il colpo finale lungo i passi dolomitici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/03/tutti-i-favoriti-del-giro-ditalia/hesjedal-giro/" rel="attachment wp-att-9772"><img class="alignleft size-medium wp-image-9772" alt="hesjedal giro" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/hesjedal-giro-300x157.jpg" width="300" height="157" /></a>Ma attenzione, il Giro non è una questione a due. Vi sono infatti altri corridori che possono ad ambire alla rosa finale. Da tenere in grande considerazione è <strong>Hesjedal</strong>, il vincitore della scorsa edizione, che ha delle caratteristiche simili a quelle di  Wiggins, e alla recente Liegi ha dimostrato di essere già in una buon stato di forma. Se la condizione lo sorregge può fare molto bene nella cronoscalata di Polsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i partenti c’è anche un altro discreto cronoman con ambizioni di classifica: <strong>Cadel Evans</strong>. L’australiano della Bmc nonostante sia reduce da una stagione non particolarmente brillante ha dalla sua la grande esperienza e la voglia di riscatto, inoltre corre sicuramente con meno pressione rispetto ad altri pretendenti. Può contare poi su di un ottimo team per la crono a squadre che si effettuerà nella seconda tappa.</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo ora agli scalatori più puri come <strong>Scarponi</strong>: il tracciato non lo favorisce sicuramente ma sembra in discreta forma, il piazzamento alla Liegi lo dimostra, e il coraggio di attaccare non gli manca sicuramente. Le sue capacità di attaccante le potrà mettere in mostra non solo nelle tappe di montagna, ma anche in altre frazioni intermedie, soprattutto tra quelle previste nella prima settimana, una su tutte  la San Sepolcro-Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/03/tutti-i-favoriti-del-giro-ditalia/samuel-sanchez/" rel="attachment wp-att-9773"><img class="alignright size-medium wp-image-9773" alt="samuel sanchez" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/samuel-sanchez-300x216.jpg" width="300" height="216" /></a>Chiudiamo l’elenco dei favoriti con i nomi di alcune <strong>possibili sorprese</strong>: l’eterna promessa del ciclismo olandese, <strong>Robert Gensink</strong>, e lo spagnolo <strong>Samuel Sanchez</strong>. Il tracciato potenzialmente si addice al ciclista olandese, che potrà contare sulla  squadra al suo completo servizio, e sarà quindi l&#8217;occasione per verificare se è pronto per il salto di qualità. L&#8217;altro nome da tenere in considerazione per la generale, come detto, è il ciclista dell’Eskaultel Samuel Sanchez. La bravura in salita e la tenuta sulle tre settimane sono i suoi punti di forza, caratteristiche che lo mettono in condizione di poter fare bene nelle ultime due tappe di montagna.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo quindi di fronte ad uno dei Giri dall’esito più incerto degli ultimi anni, che potrebbe mettere in mostra il vero volto del ciclismo: non gli scandali del doping, ma lo spettacolo che la fatica dei corridori ci regala.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img alt='Carlo Ferri' src='http://0.gravatar.com/avatar/21a0767947f751a8c04057d90ea3d4da?s=64&amp;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D64&amp;r=G' class='avatar avatar-64 photo' height='64' width='64' /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Carlo Ferri</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em"></div><div class="ts-fab-footer"></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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		<title>Ci vorrebbe qualcosa di nuovo</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 09:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Damiani</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/02/ci-vorrebbe-qualcosa-di-nuovo/fbl-eur-c1-barcelona-bayern/" rel="attachment wp-att-9763"><img class="alignright size-medium wp-image-9763" alt="FBL-EUR-C1-BARCELONA-BAYERN" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/barcellona-bayern-monaco-0-3-300x207.jpg" width="300" height="207" /></a>The show can&#8217;t go on. Questa volta non si può far finta di nulla, prenderli come centottanta minuti storti e ricominciare serenamente. Un computo complessivo di sette gol a zero non può lasciare indifferenti, specie se giudicato alla lente dell&#8217;imbarazzante impotenza con cui sono state giocate le due gare. Penso di poterlo dire con sufficiente certezza:<strong> il travolgente ciclo di superiorità e vittorie del Barcellona è finito</strong>, o perlomeno è finito per come finora l&#8217;abbiamo conosciuto. Eppure la squadra è pressapoco la stessa che nemmeno due anni fa diventava campione d&#8217;Europa per la terza volta in sei anni, giocatori ancora giovani, freschi, campioni veri. Cos&#8217;è successo allora all&#8217;invincibile armata blaugrana da un paio d&#8217;anni a questa parte?</p>
<p style="text-align: justify;">I fattori sono vari, ma a mio parere tutti riconducibili allo stesso denominatore comune: <strong>l&#8217;assenza di cambiamento</strong>. Mi spiego: il Barcellona si è irrigidito in un modo di fare calcio, in una filosofia sistemica di gioco, tattica e approccio, che si è rivelata estremamente vincente ma che, non essendo mai stata rinnovata, inevitabilmente ha presentato lacune. Partendo dal profilo tattico, tutti ben conoscono il famoso tiki-taka; già sotto questo aspetto, il Barça sono anni che gioca allo stesso modo senza aver mai provveduto ad apportare minime variazioni, se non qualche maschera tattica rivelatasi inadeguata, come Ibra finto centravanti stile odierno Messi, Mascherano centrale di difesa di cui si contano più gli svarioni che le chiusure puntuali, e via dicendo. <strong>Una concezione che si è fatta ideologia</strong>: cercare di incastrare i giocatori che si hanno a disposizione all&#8217;interno di un sistema che non si vuole in alcun modo cambiare. Primo grande errore. Corollario di questo è che piano piano <strong>le squadre avversarie hanno imparato ad ostacolare</strong> un modo di giocare sempre uguale, certamente illuminato dai tanti campioni che i blaugrana hanno in rosa, ma comunque alla lunga prevedibile. In secondo luogo, <strong>la scelta di Vilanova</strong>, una decisione all&#8217;insegna della continuità: nulla di più scellerato per un ambiente che già lo scorso anno necessitava di una scossa per recuperare quella voglia di vincere che pareva un po&#8217; smarrita.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.contropiede.net/2013/05/02/ci-vorrebbe-qualcosa-di-nuovo/spain-soccer-champions-league-2/" rel="attachment wp-att-9764"><img class="alignleft size-medium wp-image-9764" alt="Spain Soccer Champions League" src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/2013/05/vilanova-barça-bayern-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Già, la fame: tanti dicono che a questo Barcellona sia venuta meno la smania di vittoria e la sete di successi; sono d&#8217;accordo, aggiungendo però che ciò è dovuto non tanto al non aver più desiderio di vincere (questo non succede mai), quanto più a una <strong>mancanza di stimoli interni</strong>: per mantenere alta la foga agonistica e mentale è necessario apportare anche piccoli ma continui cambiamenti, in quanto le principali motivazioni nel calcio non nascono quando metti piede in campo nello stadio avversario, come per magia, ma si costruiscono settimana dopo settimana insieme ai propri compagni e al proprio mister, in particolare nell&#8217;essere continuamente <strong>sfidati dalle novità</strong>. Di tutto questo francamente il Barcellona mi è sembrato carente in questi ultimi anni, tutto teso a mantenere cristrallizzato il già esistente, senza appunto nuovi stimoli. <strong>&#8220;Squadra vincente, si cambia&#8221;</strong> diceva quel vecchio volpone di Luciano Moggi. Mai come per questo Barça tale affermazione si è rivelata tanto vera.</p>
<h3>Author information</h3><div class="ts-fab-wrapper" style="overflow:hidden"><div class="ts-fab-photo" style="float:left;width:64px"><img src="http://www.contropiede.net/wp-content/uploads/userphoto/13.thumbnail.jpg" alt="Lorenzo Damiani" width="80" height="80" class="photo" /></div><!-- /.ts-fab-photo --><div class="ts-fab-text" style="margin-left:74px"><div class="ts-fab-header"><div style="font-size: 1.25em;margin-bottom:0"><strong>Lorenzo Damiani</strong></div></div><!-- /.ts-fab-header --><div class="ts-fab-content" style="margin-bottom:0.5em">Studia svogliatamente Giurisprudenza a Milano, preferisce dedicarsi a ciò che davvero lo interessa, come la letteratura, il calcio, De Andrè, e ogni genere di vizio.</div><div class="ts-fab-footer"><a style="margin-right:1.25em" href="http://twitter.com/lollodamiani">Twitter</a></div><!-- /.ts-fab-footer --></div><!-- /.ts-fab-text --></div><!-- /.ts-fab-wrapper -->]]></content:encoded>
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