Il mio cuore rossonero, trafitto ultimamente (datiamo: dalla cessione di tal Thiago Emiliano da Silva) da numerosi coltelli, il cui dolore viene solo lenito dall’elaborazione razionale del cervello (“resisti, sta partendo un progetto” o, più frequentemente, “dai, confida che un progetto Galliani ce l’avrà!”), ha ripreso a palpitare. Non è esattamente quella sensazione di attesa certa che accompagnava ogni sessione di calciomercato, certa perchè sapevi che più che il talento in mezzo al campo il Milan disponeva di una dose di talento ineguagliabile dentro gli uffici di via Turati 3 e che immancabilmente uno di quei nomi da capogiro sarebbe arrivato, ma è sicuramente sensazione speranzosa. Viene accostato alla maglia rossonera uno dei giocatori che più ha scaldato il mio cuore di adolescente, uno di quelli che ti rendeva orgoglioso della squadra per cui tifi. Non è la prima volta che ciò accade, ma mai si era potuto cogliere in modo così marcato sul viso di Galliani quel ghigno sardonico, quello che dice più di quanto voglia rivelare, quello che torna inesorabilmente vincitore. Aspettando la più classica delle scene in cui il nostro Amministratore Delegato esce a tarda ora da un ristorante madrileno seguito dall’immancabile Ernesto Bronzetti rivelando che “è molto difficile” ma svegliandoti alla mattina con l’annuncio bell’è pronto, cosa succede dentro al tifoso rossonero?
La mia reazione è quella di allargare le braccia in un abbraccio largo come mai ho fatto prima, nemmeno verso la morosa dopo un mese che non la vedi, nemmeno verso la nonna a Natale. Spesso ho personalmente ritenuto corretto non concedere agli ex-milanisti esuli una seconda possibilità (anche nel caso di Ricky) non per punizione o orgoglio ma per dimostrazione ai presenti che chi lascia il Milan molto raramente alla lunga ne gioisce (caso a parte Antonio Cassano, ma il suo cuore è nato nel peccato neroblu). Ho valutato giusta la partenza di Pato (quella è stata l’ennesima coltellata) e l’acquisto di Saponara, coerente con la nuova presunta filosofia di prendere giovani promettenti, e vedo di buon occhio l’operazione Salamon (che non è il titolo del nuovo 007 ma un discreto giocatore del Brescia). Non vedo l’ora di vedere Abate con la casacca turchese dello Zenit in cambio di 10 o 15 (!!) milioni di euro per lasciare tutto il campo a Mattia De Sciglio. Tutto in un’ottica estremamente razionale di contenimento e investimento che condivido (più che altro accetto) con la società. Ma il nome di Ricardo Izecson dos Santos Leite non implica ragionamenti o razionalità. Kakà, adesso, è da prendere. Non vedo motivi per cui non farlo: il giocatore ha un’età ancora accettabile soprattutto se nella testa hai ancora vividi un paio di gol da fermo di Ricky, è fortissimamente in cerca riscatto, conosce un ambiente in cui è ancora amatissimo e, particolare non da poco, andrebbe probabilmente a sostituire Kevin Prince Boateng, facendoci finalmente tornare a giocare in parità numerica.
E poi, semplicemente, Kakà è un grande.
Io ero uno di quelli che quella sera andarono sotto la sua finestra e che tiene ancora la sua maglietta ben piegata nel cassetto. Quella maglietta è pronta a esser spolverata e la sensazione è che così sarà. Chissenefrega, caro Ricky, di dove ti vuol far giocare Allegri, potrai fare quel cavolo che vuoi in cambio dell’entusiasmo che porteresti e di cui l’ambiente ha bisogno come aria. Ora dimostra che la tua dichiarazione a proposito di “qualsiasi rinuncia pur di tornare al Milan” non è solo una frase fatta, perchè da te e da te solo uno si aspetta che non lo sia. Rinuncia a qualche milioncino in cambio di una storia che più romantica non si può! Se sei davvero diverso, la scelta è una sola.





..”la trattativa è saltata a causa della fiscalità”..ennesima presa in giro per i tifosi milanisti..