Caro Direttore,

Le scrivo riguardo la vicenda Armstrong; sicuramente firme più preparate di me commenteranno la notizia della confessione del ciclista texano in maniera più accurata e precisa, ma quelle che le proverò a fare sono le considerazioni di un tifoso, deluso e amareggiato dalla vicenda.

lance da oprahDevo ammetterlo, anche dopo il famoso rapporto dell’USADA dentro di me ho sempre sperato che tutta questa storia fosse l’ennesimo tentativo di distruggere un mito. Ci ho sperato o, in qualche modo, me ne sono convinto, ho provato a trovare mille e una ragioni per la quale fosse stata messa in moto quella che credevo una macchina del terrore. Sembrerò ridicolo, forse lo sono. Ma penso anche che siano le umane considerazioni di un ragazzo cresciuto con il mito di Lance Armstrong e che fatica a credere tutto ciò.

Fatico a credere ma ancor di più fatico a capire il perché di tutta questa vicenda. Mi risulta difficile, in questo momento, comprendere l’ex stella americana, nonostante tutto però non penso che tutto ciò possa intaccare in qualche modo la sua storia di vincitore. Sono consapevole che questa frase possa sembrare leggermente moralista o, per meglio dire, buonista; insomma la solita frase che tende a salvare tutto nonostante tutto. Ma la mia intenzione non è santificare qualcuno che ha compiuto errori gravi e per i quali dovrà pagare. Provo a spiegarmi meglio.

Sugli errori che, a quanto pare, ha commesso veramente, non di discute, li ha commessi e per questo deve pagare e pure tanto (anche se credo che tutti questi anni passati a negare tutto, gli ultimi in particolare, siano stati umanamente molto duri per Armstrong). Tuttavia sono ancor più convinto che quello che è stato il personaggio Armstrong, non solo il ciclista insomma, ma tutta la sua storia e quindi tumore compreso, non si cancelleranno immediatamente; certo probabilmente tutti si sono lasciati affascinare fin troppo da questa bella storia, io per primo, ma è altrettanto vero che lui il cancro lo ha sconfitto per davvero, e che dopo averlo sconfitto è riuscito a tornare a fare quello per cui era nato. Ecco sicuramente poteva e doveva evitare la scorciatoia del doping, ma nonostante ciò penso che sia comunque stato un esempio per tante persone che hanno dovuto combattere contro il tumore.

Peccato solo per questo triste epilogo.

Prima di concludere però, avrei qualche domanda, nella speranza che lei o altri possano rispondermi; come può l’UCI criticare tanto quando, da quanto filtra, Armstrong era aiutato proprio da persone che lavoravano all’interno della stessa organizzazione? E non trova esagerato radiarlo da ogni competizione sportiva? È vero ha sbagliato, ma perché non farlo più gareggiare in nessuno sport (vedi triathlon)?

Grazie.

Luigi Bottecchia

Caro Luigi,
ti ringrazio per questa riflessione su Armstrong che ci dà l’opportunità di affrontare il tema qui su Contropiede. Posso capire l’amarezza e le considerazioni da tifoso deluso, ma non nascondo che sulla vicenda la penso in modo piuttosto diverso.
Tanto per cominciare, Lance Armstrong non mi ha mai affascinato particolarmente. Freddo, calcolatore, una macchina praticamente: io il ciclismo lo amo per gente come Contador, Purito o Pantani, che non calcolano e difendono i secondi di vantaggio conquistati in una cronometro, ma vanno all’attacco delle montagne affrontando imprese talvolta più grandi di loro. Detto questo, le mie personali preferenze in materia di corridori nulla c’entrano con la questione.

Tour De France 2002 - Armstrong at the doping controlEntrando nel merito, tu credi che il texano «sia comunque stato un esempio per tante persone che hanno dovuto combattere contro il tumore». Ebbene, io non lo penso affatto. Ha sconfitto il cancro, verissimo. Ma non è stato merito suo. Personalmente credo che quando si sconfigge un tumore il merito vada piuttosto ai progressi della medicina o ancora più semplicemente alla volontà del buon Dio. Proprio qua credo che sia stato l’inizio della fine di Lance Armstrong. Anziché essere felice e grato di aver sconfitto il cancro e aver potuto tornare in sella, il texano ha cominciato a sentirsi un dio. Ha cominciato a credere di potersi permettere tutto, perché tanto lui era diverso. Era un predestinato, che aveva conquistato una maglia iridata, che si era ammalato di cancro, che ne era uscito vincitore, e che era tornato in sella. Ha perso il senso della misura, ha creduto di non avere alcun limite. E allora ha costruito quel terribile sistema di doping con cui ci ha preso in giro per anni e con cui è entrato di frodo nella storia del ciclismo vincendo sette Tour. Non gli interessava più vivere, l’unica cosa che desiderava era raggiungere i traguardi personali che si era prefissato per gloria personale, senza guardare in faccia a niente e a nessuno.
E forse proprio il tumore sconfitto è stato ciò che gli ha fatto credere di essere padrone del proprio destino. Penso che coloro che lottano contro il cancro non abbiano bisogno dell’ “esempio” di qualcuno che si crede un superuomo, ma piuttosto di chi faccia loro una semplice e umana compagnia, nella consapevolezza che un tumore si può vincere ma anche no.

File photo of Lance Armstrong taking part in a special session regarding cancer in the developing world during the Clinton Global Initiative in New YorkChe ora l’Armstrong uomo, caduto dal suo piedistallo, abbia bisogno di perdono, non c’è dubbio. E per quel che riguarda la sua confessione e ciò che ora chiede a noi e al mondo intero, rimando al bellissimo articolo di Mattia Ferraresi sul Foglio.
In tutta sincerità credo che la parabola di Armstrong non abbia nulla di eroico, ma sia intrisa piuttosto di arroganza e tracotanza. Armstrong ha peccato di hýbris, ora può solamente pentirsi e chiedere scusa, innanzitutto a se stesso.
Se poi potrà essere protagonista in qualche altra disciplina sportiva tipo il triathlon lo decideranno gli organi competenti, ma non mi sembrerebbe uno scandalo se dovesse essergli impedito di competere a livello professionale in qualsiasi altro sport. Forse, anziché intraprendere nuove sfide agonistiche, è arrivato il momento di affrontare la sfida della vita di tutti i giorni, che è ben più dura della salita di un Mont Ventoux.

Giacomo Moccetti

P.S. Come tutti, sono in attesa di vederlo nella sua confessione da Oprah Winfrey. Anche perché non nascondo che pure questo improvviso vuotare il sacco non mi convince a fondo, e mi viene il dubbio che sia frutto di un altro calcolo per poter evitare la galera e la bancarotta. Ma questo non lo sapremo mai, e di certo non sta a me giudicare se il suo pentimento sia sincero o di convenienza.
Ah, e per quel che riguarda l’Uci, non mi sembra ci sia molto da dire: si sono mossi male e in malafede sul caso Armstrong, e siamo in attesa che la pulizia del mondo del ciclismo cominci proprio dai vertici.

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4 Commenti a «Armstrong rimarrà un esempio». «No, perché ha peccato di hýbris»

  1. Darth Fener scrive:

    Credo che la nostra simpatia, dopotutto, vada a gente come Simeoni, sputtanato pubblicamente da Armstrong, distrutto come sportivo e come uomo per aver – sotto giuramento – detto dei metodi dopanti usati alla US Postal – Discovery Channel anche dall’americano. Allora, se finivi nel mirino di quell’Armstrong, quello appunto che “aveva sconfitto il cancro ed era d’esempio per tutti”, diventavi peggio di un appestato. Simeoni ha pagato tantissimo per aver detto la verità. Merita meno simpatia umana? Qualcuno lo inviterà mai a raccontare la sua storia? E’ di gente come Armstrong che abbiamo bisogno o di gente come Simeoni (dopato anche lui, eh!) che sbaglia, capisce, vuota il sacco e riparte?

    PS. L’UCI non mi pare proprio che stia prendendo posizioni forti su Armstrong, se non per limitare il danno d’immagine. Il motivo è evidente: sapevano e hanno voluto far finta di non sapere. Il giocattolo valeva troppo per romperlo con l’accusa più infamante.

  2. thenextone scrive:

    Perdonatemi, ma secondo me non ci siamo proprio. Non voglio essere polemico, assolutamente, ma secondo me qui non si affronta il punto vero. Leggo, ad esempio, che Armstrong “ha costruito quel terribile sistema di doping con cui ci ha preso in giro per anni e con cui è entrato di frodo nella storia del ciclismo vincendo sette Tour”, come se fosse l’unico. Signori, il problema non è che ci si dopa per vincere un Tour di qualche minuto sul secondo classificato; il problema è che i ciclisti si dopano perché se no non riuscirebbero a finire nemmeno la quarta tappa, a quelle medie e a quei chilometraggi. Con cosa credete che vadano avanti, col succo d’arancia e un integratore vitaminico? Il problema del ciclista, alla fine, è avere un bravo medico, che faccia in modo che ai test non compaiano tracce; anche avere dei santi in Paradiso non fa male, cmq…
    Sarò cinico, ma è così: e dato che lo spettacolo deve andare avanti (chi è che si guarderebbe un Tour con tappe piane da 160 km fatti a 35 km/h?), va avanti. Come già scrissi una volta: liberalizziamo il doping (sotto certe forme e con delle regole); a parità di doping, vince cmq il più forte, cioè Armstrong

  3. casiraghi scrive:

    Parto dal fatto che mi sorprende una risposta del tipo “io il ciclismo lo amo per gente come Contador, Purito o Pantani” visto che 2 di loro sono stati trovati palesemente dopati e squalificati proprio come Armstrong…affermare una cosa del genere è come dire “io il ciclismo lo amo per gente che ha saputo recitare meglio di Armstrong, chissenefrega se in fondo erano tutti dopati”…io il ciclismo invece lo amo per gente che arriva con 11 ore di ritardo ma con le proprie gambe e il proprio cuore, con tutta la loro fatica e forza, senza bisogno di nessun aiuto esterno…

    Fatta questa piccola provocazione, sul caso Armstrong era palese che fosse dopato già dal primo giorno che era comparso nel panorama mondiale del ciclismo. La notizia non mi ha sorpreso per nulla, lo stesso Pantani affermò che Armstrong aveva frequenze disumane in salita, cosa impossibile per qualsiasi uomo (detto da Pantani che di salite ne ha fatte…e soprattutto detto da un Pantani che quell’anno faceva anche lui uso di “aiuti esterni”…insomma dovevano far riflettere certe dichiarazioni già all’epoca). Dunque la cosa non mi ha sorpreso minimamente, il ciclismo in particolare lo sanno tutti che è doping allo stato puro, (con l’ultima sentenza, possiamo dire che dal 1999 ad oggi il vincitore del Tour de France è risultato dopato 9 volte, di fatto per 9 anni abbiamo pensato di assistere ad uno sport ed invece assistevamo a veri fenomeni del doping) a ripensarci un vero schifo insomma…

    Dunque di tutta la vicenda la cosa che mi sorprende (e mi rattrista) è vedere un uomo appena guarito dal cancro, sottoporsi ad altre cure mediche sofisticatissime giorno per giorno per 7 anni di sua spontanea volontà (perchè il doping è questo!) rischiando dunque altre malattie o cose altrettanto pericolose quali errori di trasfusioni, problemi di incompatibilità, insufficienze e blocchi renali (il caso Riccò è l’esempio lampante per quest’ultimo caso) come se la sofferenza del cancro non gli fosse bastata evidentemente!

    E’ ovvio che ora voglia vuotare il sacco: era indifendibile, aveva 1000 pagine di testimonianze e prove contro, aveva contro ormai anche i suoi compagni di squadra e più passavano gli anni più sarebbero venute fuori altre dichiarazioni contro di lui…gli avranno fatto un’offerta irrinunciabile per dire finalmente tutta la verità, ma sinceramente che ammetta tutto o meno, noi la verità già la sappiamo

  4. Darth Fener scrive:

    Questo può andare anche bene, ma nel caso di Armstrong è davvero riduttivo. Perché il sistema (che lui fosse la mente poco importa, era comunque il fulcro di tutto) c’era eccome e ruotava intorno alla US Postal e ai silenzi conniventi dell’UCI, che ad un certo punto, sgamato l’americano, ha preferito non denunciarlo, perché il giocattolo era troppo bello. E, come dice Simeoni in questi giorni, non è vero che tutti si dopano, o meglio, c’ doping e doping. Il più rilevante, quello più subdolo e nascosto, te lo potevi permettere solo se avevi tanti soldi per agganciare i medici giusti. Gli americani hanno investito uno sproposito in questo senso. E hanno creato un sistema tale per cui, senza l’intervento deciso dell’USADA e le confessioni (scandalosamente tardive, se paragonate alle stesse di Simeoni) di gente come Hamilton, Leipheimer, Landis, oggi ancora non si avrebbe certezza alcuna sulla sua colpevolezza. Gli altri un “sistema” così se lo sognano (e parlo di Contador, Basso, Ullrich, Schleck, i big – forse solo Vino e l’Astana hanno un potere paragonabile). Poi, che la questione riguardasse gran parte del gruppo, questo purtroppo sembra palese. Sottolineo: riguardasse. Tanti corridori e addetti che della lotta al doping hanno fatto una battaglia personale affermano che le nuove norme non cancellano il doping ma certamente lo disincentivano: con il testamento biologico ti sbattono fuori per un nonnulla, ormai (vedi Contador).

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