Dopo trent’anni di latitanza viene arrestata Sharon Solarz, esponente di un gruppo di pacifisti radicali che negli anni ’70 si schierava contro la guerra. Il caso viene riaperto, e la curiosità di un giovane giornalista, Ben Sheperd, svelerà l’identità di un altro latitante, l’avvocato Jim Grant.
Jim si vede costretto a scappare per salvare e proteggere i segreti che custodisce da anni, e Ben, determinato nel voler fare carriera a tutti i costi, lo insegue per tutto il Paese.
La regola del silenzio è il nuovo film diretto e interpretato da Robert Redford, uscito nelle sale italiane il 20 dicembre.
La storia, di per sé complessa e intensa, è resa con una semplicità che stupisce e fa riflettere. I due personaggi principali sono Jim (Robert Redford) e il giovane Ben, interpretato sorprendentemente bene dalla giovane promessa del cinema americano, Shia LaBeouf.
Ben è un ragazzo disposto a tutto per sfondare nel mondo del giornalismo. È indiscreto, curioso e sfacciato, furbo, intraprendente e provocatore. Da solo riesce a seguire le orme dell’uomo più ricercato d’America, ad arrivargli ad un palmo dal naso, prima ancora dell’FBI. Zaino in spalla, occhiali tondi, cravatta stretta. Un avventuriero che gioca ad un gioco più grande di lui, che crede di essere ad un passo dalla verità, e quando la trova ne viene travolto. Pensa di riuscire a trovare lo scoop che gli gonfierà la carriera, è pronto a stravolgere la vita di chiunque, ma non mette in conto che il primo a venire ribaltato potrebbe essere lui.
Jim è un padre di famiglia single, accusato di omicidio e costretto a fuggire per salvare se stesso e quelli che ama. La sua personale e intima odissea lo porterà ad un confronto diretto con quel ragazzo impiccione che l’ha rovinato, svelandone l’identità. Un’identità che aveva fatto di tutto per cancellare e modificare, per rendere migliore, tenendo la coda dell’occhio sempre attenta alle ombre del passato.
In quel confronto con Ben, un dialogo breve e quasi sussurrato, sta tutto il potentissimo senso di questo bel film.
Per cosa sei disposto a scappare? E per cosa sei disposto a tacere?
La regola del silenzio aveva due grandi rischi: essere banale ed essere noioso. Redford è riuscito ad evitarli entrambi, con una trama che scava nel passato dei personaggi, profondi e drammatici, e con un ritmo coinvolgente, grazie anche alle musiche di Cliff Martinez.
La storia che viene raccontata ha radici profondissime in un passato misterioso, e, per farlo riaffiorare, Redford tira pazientemente tanti fili, che convergono nel finale commovente e, il titolo lo anticipa, silenzioso. Un finale che non è scontato e che rende ragione di ogni passo fatto nei 125 minuti del film.
Un finale che si gioca sugli sguardi di due uomini profondamente cambiati ma che, finalmente, sono due uomini veri.
La regola del silenzio è un film calorosamente consigliato, che mostra per cosa vale la pena muoversi, lottare, nascondersi e ritrovarsi.





secondo me serve una menzione particolare sul modo di correre di Robert….
Ahahahah d’accordissimo! Oh, c’ha pure la sua età
comunque concordo con l’autrice del pezzo: film calorosamente consigliato.
continuo a non capire cosa ci faccia e che senso abbia avere una ottima rubrica di film in un sito che parla solo ed esclusivamente di sport….. soprattutto se la scrittrice possiede già un suo sito internet… insomma se volete fare un miscuglio di cose, allora a questo punto mettete anche una rubrica sulla cucina e una sull’arte e cambiate nome al sito…… da semplice lettore esterno, mi sembra si stia facendo solo un miscuglio di argomenti,sicuramente interessanti,ma che non hanno nulla in comune sarebbe stato interessante e sicuramente più sensato se le recensioni avessero riguardato solo ed esclusivamente film sullo sport, ma non mi sembra questo il vostro caso… insomma non vi farebbe strano entrare su coomingsoon e come articoli trovarvi lezioni di cucina o articoli di sport?!
Caro Casiraghi,
la ringrazio per aver espresso la sua perplessità in merito al trovarsi una rubrica di cinema in un sito di sport, poiché mi permette di rispondere a lei (e ai lettori che avessero la medesima perplessità), spiegandole cosa pensiamo in merito noi della redazione.
Million Dollar Movies (così come Attenti al Libro) nasce dalla passione di alcuni membri della redazione (che è sempre aperta alle new entries) per il cinema (e per la lettura). È vero, Contropiede è un sito di sport, ma cinema e libri rientrano anche loro nei cosiddetti passatempi, in quelle passioni a cui ci dedichiamo solitamente nel tempo libero. Così come per quel che riguarda lo sport, è bello poter parlare di cinema e di libri poiché sono aspetti della realtà interessanti da commentare, esprimendo i propri valori, le proprie idee e le proprie preferenze. E questo senza il rischio di scadere, ad esempio, nella strumentalizazzione politica, o comunque in tutte quelle polemiche ideologiche che spesso emergono quando si tratta di altri aspetti dell’ attualità (al massimo può nascere dell’ideologia calcistica, ma sempre coscienti che di sport si tratta).
Su ComingSoon, come dice lei, non si parla di sport, ma le potrei fare diversi esempi di testate sportive (cartacee e online) che a margine parlano di politica, cultura, cronaca e via dicendo, in primis la Gazzetta, giornale sportivo per antonomasia.
Inoltre avrà notato che comunque gli articoli delle rubriche non compaiono mai nelle slides all’inizio della home page, proprio per sottolineare la natura sportiva del sito.
In passato più di un lettore ha mostrato il proprio apprezzamento per il fatto di poter, mentre leggeva un commento sul pallone d’oro o sul football americano, buttare un’occhiata a dei consigli per una buona lettura e un buon film, e forse anche lei, con il passare del tempo, apprezzerà questa nostra caratteristica. Ma se così non fosse non c’è alcun problema, poiché ogni lettore ha i propri gusti ed è bello così.
La ringrazio e la invito a non esitare in futuro ad esprimere nuovamente i suoi dubbi o le sue perplessità.
P.S. Il fatto che l’autrice abbia un proprio sito internet è un discorso a parte, e riguarda la sua (legittima) auto-promozione. Elena, studentessa, scrittrice e appasionata di cinema, ha un proprio sito internet che ha finalità differenti da questo blog, dove c’è la possibilità di avere un confronto diretto con i lettori.
La ringrazio per la sua puntuale risposta e sottoscriverei ogni singola motivazione che mi ha fornito, ma proprio per questo mi è sembrato di capire, come lei mi conferma, che questo sito non si voglia limitare al solo sport (le vostre rubriche su cinema, libri, “ilraccattapalle” ne sono la dimostrazione) cosa che va in netta contraddizione con la descrizione ufficiale del vostro stesso sito “un altro modo di raccontare lo sport”…forse sarebbe il caso di aggiungere “[...]sport-cinema-lettura” o “[...]di raccontare i nostri passatempi”
Che ci siano altri siti tra cui la Gazzetta stessa che facciano una cosa simile, non deve giustificare o essere l’alibi per intitolare qualsiasi sito in un modo e poi parlare di altro, senza dimenticare che la gazzetta si è messa a parlare di ciò che non le compete per una semplice questione di soldi, sponsor e pubblicità (non mi si venga a dire che al posto del Corriere, lei vada a leggere le notizie di cronaca sulla gazzetta…insomma attenti a parlare di cose che non sono di propria competenza), spero e sono sicuro ovviamente che non sia il vostro caso.
Avendo una certa esperienza su internet e dopo aver aperto diversi blog, ovviamente ci tengo a precisare che le mie sono solo idee e provocazioni per migliorare e fare maggior chiarezza sul vostro sito, insomma mantenere una certa coerenza tra ciò che si propone (titolo del sito) e ciò che si fa (i contenuti). Sicuramente apprezzo molto il fatto che si possa interagire con l’amministratore del sito e proporre le proprie idee