La prima mina vagante della settimana riguarda un certo Umberto Eco; è inutile scrivere tutte le sue occupazioni, ma usando una similitudine sportiva potrebbe assomigliare a un vecchio e saggio mediano, con qualche cavalcata – talvolta velleitaria – in attacco. Un finto Eco ha fatto prendere uno spavento a molti italiani, e non, quando una mail ha raggiunto la casella di alcuni dei più famosi critici letterari del nostro paese: il messaggio, che sembrava scritto dallo stesso scrittore, diceva che si sarebbe ritirato dalla carriera letteraria di scrittura. L’account di posta (ueco1932) e le frasi contenute nel testo devono aver destato qualche sospetto, così nel giro di pochi link si è scoperchiata la bufala; con un sospiro di sollievo per i tifosi e gli ammiratori di Eco, e la delusione dei suoi detrattori.

Ora, scendendo dalle stelle alle stalle, oppure dai leoni alle pecore, ecco il secondo fuoco d’artificio dei sette giorni appena trascorsi. Per tutti quelli che ieri erano in trepidazione per l’uscita del secondo affresco di Sara Tommasi, una nuvola di bufala aleggia sull’esclusiva della pellicola. Le voci che girano parlano di parti tagliate dalla prima opera “La mia prima volta”, che sarebbero state semplicemente incollate per produrre “Confessioni private”.

La notizia ha causato molti infortuni, (crolli nervosi, estradizioni, licenziamenti per le crisi di capiufficio intenti alla proiezione collettiva del film), sicuramente più di quelli causati dal simulato addio di Umberto Eco. Più delle finte dimissioni dalla narrativa planetaria, pare che l’attenzione dell’opinione pubblica sia stata catturata da: il presunto incrocio fra Fabrizio Corona e Stefano (il toyboy di Belen); la nascita come nome per i figli di “Hastag”, in onore di Twitter; la riscoperta dei dipinti rupestri nel trapanese (il professor Francesco Torre ha spacciato i ritrovamenti per una sua scoperta, ma erano già stati rinvenuti anni fa); il presunto ritrovamento di un gattino radioattivo nelle osterie di Casalpusterlengo.

La verità è che la settimana passata è stata abbastanza noiosa, anche grazie all’alone di pioggia e grigio che ha coperto Milano senza tregua, prima che i Milanesi. Se la bufala più rimbalzata è l’addio di Umberto Eco alle opere di narrativa, la strada parte già in salita; per fortuna Sara Tommasi ha controbilanciato il tiqui-taca della prima bufala.In sette giorni di grigio milanese, l’unica soluzione sarebbe stato un pranzo con delle belle ragazze: il raccattapalle c’ha provato, ma da Fernanda e dalle colleghe dell’Atp di Madrid ha incassato solo due di picche. Spero che la vostra settimana sia stata più prolifica.

P.s: caro direttore, una delle notizie è falsa, ma non credo che una falsa bufala possa destare problemi per querele o guai giudiziari. Nel caso chiudessero Contropiede, non si preoccupi: ho già contatti con Tuttosport.

2 Responses to L’Eco dell’addio e il pacco di Sara Tommasi

  1. vitto scrive:

    Marra: “l’oro colato” di Sara..
    È una precisazione forse inutile, ma se Sara, nel mentre aveva problemi psichiatrici ed era per di più drogata, non sapeva quel che faceva, è ovvio che non sapeva nemmeno quel che diceva.
    Sara ha qualche soldo perché è una persona oculatissima ed è preoccupata per il futuro, ma nulla di lontanamente simile al milione di cui parlava sotto l’effetto della psicosi e della cocaina somministratale. Non ha bar, ristoranti o azioni (la sua famiglia aveva, a Terni, una vecchia pasticceria, poi locata a terzi). Non ha alcuna particolare voglia di sesso, ma, come come è noto che spesso capita alle donne con problemi psichiatrici, ha usato il sesso come modo per eludere il rifiuto sociale che consegue al cadere nelle patologie mentali. Non è vero che “non è mica scema” nel senso che, giacché era in stato psicotico, era molto meno capace di capire e decidere di qualunque semplice scema, benché sia una ragazza molto intelligente. Non è vero che ha fatto i film perché era un lancio alla Britney Spears, ma li ha fatti sempre e solo perché era fuori di sé e così via.
    Confermo invece che Corona le ha telefonato il giorno prima di scomparire per farsi dire se aveva una relazione con Cruciani (una della tante astruse invenzioni dei media), perché era con me in macchina quando Corona ha chiamato.
    È però inesatto che io abbia detto che per quel reato Corona avrebbe dovuto essere condannato massimo a un anno con la condizionale. Quello che ho invece detto per intero è che per quel singolo reato quella pena è pesante, ma che si tratta di una condanna esemplare, rivolta – a mio avviso giustamente – a lanciare un chiaro segnale giudiziario contro le prassi estorsive, fraudolente e depravate (droghe e perversioni sessuali di ogni tipo), esageratamente diffuse nel mondo di Corona, e sulle quali (mi spiace dirlo perché lo conosco, e in fondo è anche lui più vittima che protagonista dei suoi gesti) egli aveva incentrato la sua vita.
    Sara, sempre a mio avviso, si è doluta di questa condanna, non solo per Corona, con il quale non ha mai avuto alcuna relazione né rapporti fisici, ma al quale è legata da una vecchia, sincera amicizia, ma perché è una condanna che, dopo quella a Mora, simbolizza la definitiva crisi del mondo che ha descritto nel suo libro.
    Gino Marra

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