È notizia di oggi la volontà di Antonio Conte di andare a processo, con la richiesta del procuratore Palazzi di una condanna a un anno e tre mesi. Ma tengono ancora banco le polemiche riguardo al patteggiamento chiesto dall’ex tecnico del Siena e rifiutato dalla Disciplinare. Il nostro Marco Martellosio cerca di fare un po’ di chiarezza spiegando i meccanismi della giustizia sportiva.

 

Non si avvertiva la necessità di essere ri-catapultati nello schifo del calcio scommesse. Preferivo avere negli occhi la commozione di Molmenti sul podio dopo l’oro, oppure la giustificazione al mio sovrappeso frutto della volontà di diventare come Frangilli.

Queste sono le Olimpiadi, diceva Moccetti nell’articolo post-oro nel tiro con l’arco. Singolare che dopo appena due ore dall’oro in K1 venga svegliato quasi bruscamente dal sogno olimpico e ritorni sulla terra, italiana, a seguire le vicende del calcio scommesse.

“A conte è stato rifiutato il patteggiamento”. Detto in questo modo, dietro questa frasesi cela già il primo errore. Non mi meraviglio infatti che oggi alcuni tifosi juventini abbiano accolto Palazzi con striscioni di insulti. È bene fare chiarezza su una vicenda che sta creando molto imbarazzo tra la Vecchia Signora e la Federazione.

 

La verità è che non è stato rifiutato SOLO il patteggiamento di Conte, ma la Disciplinare, sulle 16 richieste di patteggiamento, ne ha respinte 7 e accettate 9. Non è un accanimento nei confronti di una singola persona, ma una scelta di strategia dei legali di Conte che, secondo il mio umile parere, è stata sbagliata fin dall’inizio.

Vi spiego il perché. Il processo sportivo si differenzia dal processo ordinario. Il primo infatti, è molto più rigido, punisce tutta una serie di comportamenti, anche se penalmente irrilevanti. Molto più stringente e vessatorio per l’imputato stesso, infatti, nel procedimento sportivo spetta al tesserato l’onere della prova di innocenza (mentre nel diritto penale è l’accusa a provare la colpevolezza). Inoltre nell’ordinamento sportivo vige un generale obbligo di denuncia, inesistente in linea generale nel ordinamento penale italiano.

Di conseguenza la figura del patteggiamento cambia. Nel diritto penale viene visto come un’ammissione di colpa che viene premiata con uno sconto di pena. Nel diritto sportivo invece non si configura come ammissione di colpa ma come opportunità processuale. In sostanza la pubblica accusa accetta di creare un’area limbo, nella quale possono avere accesso tutti coloro che non sono innocenti ma non sono nemmeno colpevoli.

 

Il patteggiamento è un accordo negoziale tra le parti e NON un ACCERTAMENTO NEL MERITO effettuato dall’organo di giustizia, dove di conseguenza non vengono prese in considerazione tutte le carte in gioco. Per cui, se Antonio Conte si dichiara innocente, mi chiedo, perché scegliere la richiesta di patteggiamento e non andare a processo in modo tale da ottenere un accertamento nel merito e dimostrare la propria innocenza?

Non mi meraviglio che la commissione disciplinare abbia rifiutato la richiesta di patteggiamento, perché è una possibilità-diritto dei giudici di respingere le ipotesi, in quanto la NON CONGRUITÀ è ben presente nell’ordinamento giuridico-sportivo, e in quanto lo stesso istituto del patteggiamento come prima spiegato è un accordo negoziale, in cui si necessità la volontà di entrambe le parti. Nel caso specifico è venuta a mancare una delle due volontà.

Non mi meraviglio neanche che abbia rifiutato la ricusazione dei giudici, in quanto, come prima spiegato, il  patteggiamento non entra nel merito della valutazione di responsabilità, ma è un giudizio in astratto. Non crea per questo alcun motivo di incompatibilità in capo al giudicante.

 

Concludo con una domanda: ma se nel diritto sportivo viene invertito l’onere della prova poiché  si ritiene che sul tesserato non debba esserci nemmeno una macchia, perché accettare l’istituto del patteggiamento?

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9 Commenti a Conte e l’istituto del patteggiamento che non dovrebbe nemmeno esistere

  1. thenextone scrive:

    Scusate, ho una domanda; non polemica, ma per capire. Ma gli inquirenti o chi deve portare avanti le indagini, hanno delle prove tangibili del coinvolgimento nel calcioscommesse di gente come Conte, Bonucci o chi altri? Quali sono queste prove? Non posso credere che siano solo le deposizioni di Carobbio, Masiello o altri, perché se coinvolgono altre persone, queste deposizioni vanno verificate.
    E non è questione di essere juventini o anti-juventini, ma proprio che mi interessa capire su che basi sta ragionando questa gente.
    Martellosio ne sa qualcosa? O qualcun altro? Grazie

  2. chesto scrive:

    mi domando come fai a nn essere ancora avvocato martellosio…
    finisci gli esami con dignità prima di scrivere articoli ignoranti.

    • Monzino scrive:

      Bhe…si vedranno con l’inizio del processo su che basi si sta ragionando. Sn d’accordo cmq cn l’articolo e penso che lo siano anche i dirigenti della juve visto che hanno deciso di andare a processo. Chesto commento inutile.

  3. verbavolantia scrive:

    “mi chiedo, perché scegliere la richiesta di patteggiamento e non andare a processo in modo tale da ottenere un accertamento nel merito e dimostrare la propria innocenza?”
    Martellosio, alza il naso dai libri ogni tanto. “Accertamento nel merito”????????????? “Dimostrare la propria innocenza”????????? Ma hai idea di cos’è un “processo” sportivo?
    1. Un paio d’ore di arringa (delirante) di Palazzi che illustra il suo (allucinante) teorema accusatorio. Per esempio dicendo che 1 reo confesso colpevole di innumerevoli illeciti (e che ha cambiato versione 3 volte, e che per il 90% di quel che dice è smentito dai fatti e non è creduto dal medesimo Palazzi) è credibile, mentre 23 giocatori su 23 che ne smentiscono le parole (“Conte ci ha detto in riunione che pareggiavamo”) non lo sono “perché interessati, in quanto passibili anche loro di omessa denuncia”; e però, non creduti, non sono minimamente citati per “omessa denuncia”!
    2. UN QUARTO D’ORA perché gli avvocati della difesa presentino una “memoria” -SENZA possibilità di interrogare alcuno, SENZA poter produrre testimoni, SENZA confronto sulle prove, cioè SENZA PROCESSO. 3. Sentenza della disciplinare, cioè dei compagni di merende di Palazzi. Condanna praticamente sicura, soprattutto se ti chiami Conte, e sei il pezzo da novanta su cui si regge la mediatizzazione di tutto il processo.

    • verbavolantia scrive:

      mi correggo, ho controllato: i quarti d’ora a disposizione dei difensori sono stati quattro. resta vero tutto il resto, compresa la sproporzione rispetto ai mesi di tempo che ha avuto Palazzi per costruirsi il suo castello.

    • thenextone scrive:

      Grazie, penso che tu mi abbia risposto accuratamente, direi…:-)

      Cmq me lo aspettavo ce fosse il solito processo basato sul nulla. Non sono juventino ma questo processo, come quello del 2006 (dal quale man mano sono stati tutti assolti perché “il fatto non sussiste”, dopo le squalifiche della prima ora), è obiettivamente l’ennesima farsa

  4. verbavolantia scrive:

    qualche altra considerazione più documentata sui patteggiamenti di palazzi:
    http://www.antoniocorsa.com/2012/08/02/se-questa-e-la-credibilita-del-nostro-calcio/#more-1453

    (non se la prenda il buon martellosio. su questo argomento sarò spietato. con eventuali contropiedisti massimalisti -da cui invece attendo grandi cose- come con qualsiasi giornalaio da strapazzo di questo infimo paese a forma di scarpa.)

  5. vistalunga scrive:

    azzeccagarbugli a parte l’interista MENTANA la pensa invece così:
    “Non sono certo Juventino, lo sapete, ma sono andato a leggermi le carte. Non esiste accusa che stia in piedi per Conte. Per il bene del sistema calcio, il procuratore dovrebbe assolvere Antonio e Alessio. Non è un ammissione di colpa da parte di Palazzi, ma un riconoscere i veri colpevoli andando a colpire loro. Ridiano alla Juventus campione d’Italia il suo allenatore e si ridia serenità e credibilità al gioco calcio”.

  6. verbavolantia scrive:

    io sono sempre prolisso. bastava aspettare questo pomeriggio perché Palazzi in persona rispondesse definitivamente agli scettici, in 10 parole: “Non abbiamo tempo per esaminare il materiale presentato dalle difese”.

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