Quel ragazzo a petto nudo che mostra i muscoli al mondo dopo aver tirato una staffilata sotto l’incrocio dei pali è l’incarnazione della storia che, ancora una volta, si è ripetuta. Il calcio è strano, il calcio ha delle leggi non scritte che vengono regolarmente rispettate. Una di queste è che l’Italia quando conta batte sempre la Germania. Ieri quindi non ha stupito vedere una bella ragazza tedesca con le lacrime agli occhi già al trentacinquesimo del primo tempo. Non ha stupito perché la dea Eupalla da oltre quarant’anni a questa parte ha deciso che l’azzurro debba rovinare le estati tedesche, e ieri è stato solo il ripetersi di una tradizione ormai consolidata.

 

In quel bolide scagliato da quel ragazzo di colore, in quel pacchetto infilatosi sotto il sette, c’era scritto sopra “storia”. Dentro c’erano i ragazzi dell’ ‘82 e quelli del ’70, c’erano le lacrime di Grosso e le urla di Pertini, il gol di Burgnich e la maestosità di Capitan Cannavaro. Balotelli forse non si è reso conto subito di ciò che quel tiro ha significato: con due gol alla Germania Mario è entrato nella storia della nazionale, in quella storia che racconteremo a figli e nipoti, al fianco di Meazza, Rivera, Riva, Zoff, Tardelli, Paolo Rossi, Schillaci, Baggio, Grosso e Cannavaro. Potrebbe anche smettere di giocare oggi stesso, potrebbe anche non vincere mai più nulla, ma ormai c’è, la sua firma è lì, sotto quell’incrocio dei pali a Varsavia. Mario è entrato nell’olimpo azzurro, è diventato simbolo di una notte magica, di una di quelle notti che gli italiani non dimenticheranno mai. E non è un caso che sia stato proprio Mario a far piangere i tedeschi; non è un caso perché in fondo Mario è un po’ lo specchio di tutta l’Italia. Grandi potenzialità ma al contempo capacità di complicarsi la vita, sensi di colpa che sfociano nel vittimismo e propensione alla cazzata, ma anche tanta simpatia e un cuore grande grande.

 

Balotelli simbolo d’Italia non perché nero o perché è bello esaltare chi segna due gol per poi bastonarlo al prossimo cartellino rosso. Balotelli simbolo d’Italia perché è un ragazzo che sogna, che sa farsi voler bene (come fai a non amare quel ragazzo che dedica le reti alla sua mamma?) e che al momento decisivo non si tira indietro ma si carica le responsabilità sulle spalle. Due gol e tutti in finale. Ieri la storia ha chiamato Balotelli, e lui ha risposto presente. Ha firmato Italia-Germania, ha preso parte a quella storia infinita che dall’Azteca ad oggi continua a farci gioire. Una storia contro cui la povera  Germania non può combattere, perché la storia si può solo accettare. E i tedeschi in questo sanno essere maestri: delusione, testa bassa, occhi lucidi, ma da domani, accettata la sconfitta, torneranno a correre, a lottare, a crederci, a sperarci. Fino al prossimo scontro, fino al prossimo Balotelli o al prossimo Tardelli.

 

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3 Responses to Quel ragazzo è entrato nella storia

  1. Nicodeca scrive:

    Verissimo, ora non si potrà più dire che Balotelli e’ un’eterna promessa. Lui e’ già entrato nella storia. Pero’ secondo me non e’ lui il simbolo di quest’Italia. La bellezza di questo squadrone sono le sue tante facce. Dal capitano Buffon, il calciatore più maturo ma anche più affamato, a SuperMario, all’inizio di una grande carriera. Passando per il cuore “romanaccio” di Daniele, la freddezza “nordica” di Andrea, la schiettezza e la pazzia “terrona” di Cassano. Tante facce, tante storie, incredibilmente unite da uno stesso sogno. Ognuno di loro dice qualcosa di noi. Tutti insieme sono il simbolo della nostra Italia.

  2. Soldato scrive:

    è inutile, questi tedeschi a calcio proprio non ci riescono a batterci.
    Attenzione che però questi prima o poi per la frustrazione ci invadono (e vincono loro).

    Quanto godo!

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