Game 5 ha portato a  Miami  la buona notizia del rientro di Chris Bosh (anche se solo per pochi minuti), la pessima invece è la sconfitta maturata sul parquet casalingo che mette con le spalle al muro gli Heat.

 

All’American Airlines Arena è arrivata la terza vittoria filata per i Celtics, ribaltando così una serie che sembrava già scritta dopo le prime due partite. Gli Heat non riescono a sfruttare il fattore campo e nemmeno il rientro di Bosh per riprendere il controllo della sfida ed ora la squadra costruita per vincere l’anello si trova ad un solo passo da un’eliminazione clamorosa.

 

I motivi che possono spiegare la situazione in cui si trovano i ragazzi di Spoelstra sono molti e diversi fra loro, l’assenza del numero uno degli Heat dall’inizio della serie è solo un fattore, di sicuro alcune cose andranno cambiate da subito per evitare di essere spediti prematuramente a casa.

 

Defense Nel confronto con Boston ha pesato e pesa l’incapacità degli Heat di proporre degli schemi base in attacco che ci si aspetterebbe da una squadra NBA, in particolare da una alla finale di Conference. Nessuna sorpresa però, Miami ci ha abituati a giocare in questo modo, puntando tutto sull’incredibile talento dei suoi Big Three. Lavorare su dei nuovi schemi offensivi forse è tardi a questo punto, la franchigia di Spoelstra deve ripartire dalla cosa che gli riesce meglio: la difesa. Questo è il vero marchio di fabbrica della squadra della Florida, la difesa tenace, aggressiva, a tratti asfissiante. I canestri in attacco arriveranno sempre, la difesa di Wade e compagni sarà davvero determinante nelle prossime partite.

 

Free Throws Sembra una banalità dirlo ma i tiri liberi giocano un ruolo fondamentale nella vittoria. Riuscire a sfruttare i tiri dalla lunetta, l’unica componente del basket che non cambia dalla scuola elementare fino alla NBA, 15 feet away, 10-foot high basket, nobody defending you, può significare la differenza fra la sconfitta e la vittoria. Gara 3 avrebbe avuto forse un altro esito se Miami non avesse complessivamente raccolto il 50% ai tiri liberi (10-20), più di 20 punti percentuali al di sotto della loro media stagionale. In una partita come Game 4, decisa per soli 2 punti, King James non può permettersi anche lui di realizzare solo il 50% (4-8). Ogni punto conta, bisogna quindi sfruttare cinicamente ogni singola occasione perché ormai a South Beach ci si trova con l’acqua alla gola.

 

Blackouts Ad una sola sconfitta dall’eliminazione James e Wade e tutta la squadra non possono più permettersi passaggi a vuoto durante la partita (stanotte gli Heat hanno mancato 15 dei 17 tiri finali nel primo tempo!). Per giocarsi la possibilità di vincere l’anello le due All-Star devono caricarsi sulle spalle tutta la squadra ed essere decisivi dal primo all’ultimo possesso della partita. Devono e possono farlo, stiamo parlando del MVP di stagione, il Prescelto, e di un campione come D-Wade, uno che ha giâ portato i suoi alla vittoria. Non c’è più margine d’errore, Wade deve giocare sul serio anche i primi tempi, non basta più risorgere nei soliti 24 finali e James non può sparire minuti interi dalla partita.

 

L’obiettivo non è cambiato, gli Heat non hanno scelta, devono solo vincere. Appuntamento al TD Garden per gara 6…

 

 

twitter@RaffaeleJanett

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9 Responses to Miami, ultima chiamata per le Finals

  1. thenextone scrive:

    Tutto vero, Janett! Solo due cose: la prima è una stranezza che non riesco a spiegarmi di Miami, e cioè che una buona pallacanestro in fondo la giocano anche per larghi tratti di partita; poi, nei momenti decisivi, smettono quasi di “credere” che si possa anche vincere con quel tipo di gioco, e fermano la palla (James o Wade non fa differenza). Perché? Boh. Forse non credono in Spoelstra, il che è ancora peggio.
    La seconda è sulla difesa: facile dire “difesa” in generale, ma se non hai nessuno che tiene Garnett dentro l’area, la struttura scricchiola (qualsiasi scelta facciano contro di lui, la coperta è sempre troppo corta). Non basta l’aggressività

    • Raffaele Janett Raffaele Janett scrive:

      È vero, KG rimane un gran brutto cliente, c’è poco da fare…Miami però difensivamente non riesce a dare tutto, come lo si è visto fare spesso in regular season. Nella serie con Boston ho visto la difesa asfissiante degli Heat solo in gara 4 quando hanno tenuto i Celtics a 5/20 dal campo nella ripresa (e Garnett c’era)…
      Nemmeno io riesco a spiegarmelo, penso che nessuno abbia la risposta a questa “Million dollar question” ma credo proprio che si possa vincere così. Che non credono in Spoelstra può essere (avevo letto un articolo, purtroppo adesso non trovo più, che sosteneva la tesi di come Wade e James facciano fatica a seguire il proprio coach perchè vengono da famiglie problematiche e monoparentali al contrario dei grandi campioni) però fatico a credere che la fame di titolo di LeBron non abbia la meglio sui suoi eventuali dubbi sulla conduzione tecnica della squadra…

      • thenextone scrive:

        James ha sicuramente una gran fame, ma sta diventando ossessione, il che è un freno più che uno stimolo. E negli ultimi quarti delle partite decisive troppo spesso è lui a fermare la palla e l’attacco, e in qualche occasione passare il tiro decisivo. E’ negli stessi quarti quarti che tira i liberi col 50% scarso…questi sono problemi grossi, non di natura tecnica, non di rapporti col coach, ma di personalità sua. Se questo dipenda dalla famiglia non lo so, però anche questo mistero mi rimane ignoto

        • Raffaele Janett Raffaele Janett scrive:

          Quello che dici è vero, il problema trovo sia quasi psicologico e questo lo rende molto più difficile da risolvere. L’ossessione non ti aiuta anzi è proprio controproducente, un grande allenatore una volta ha detto: “We want to follow a dream, yes it’s true. But one thing is to follow a dream, another thing is to follow an obsession. A dream is more pure than an obsession, a dream is about pride.”
          James è bloccato, avrebbe bisogno di una figura che lo consigli e lo aiuti a superare questo momento, che lo aiuti a gestire la sua voglia di vincere e le enormi attenzioni che attira, perchè nessuno sportivo americano deve gestire la pressione a cui è sottoposto il Prescelto (e in parte diciamo che se la tira addosso). Spoelstra non è e non può essere questa figura…

          • thenextone scrive:

            Il tutto diventa quasi impietoso se si pensa che stanotte avrà di fronte Pierce, uno dei migliori giocatori “in the clutch” (in questi PO ha 12/19 dal campo in questa particolare zona di partita)

  2. Chuck scrive:

    Mentre leggevo pensavo di commentare.
    Poi leggo i commenti, e il buon thenextone aveva già detto tutto.
    Sottoscrivo.

  3. thenextone scrive:

    Oh, intanto stanotte ci ha zittiti tutti…

  4. Raffaele Janett Raffaele Janett scrive:

    Una bella risposta a tutti i critici. Non avevo mai visto un James così, semplicemente mostruoso. Ha preso di petto tutta Boston e bastava guardagli in faccia per capire che c’era poco da scherzare, eye of the tiger…

    • thenextone scrive:

      Ho appena visto la differita. Paradossalmente, mi viene quasi da dire che la prestazione di James non ha risolto, ma anzi quasi evidenziato i difetti di cui sopra: ha preso molti, troppi tiri in un contesto di palla ferma, senza coinvolgere i compagni; ieri sera sono entrati tutti, ma già in gara 7 non può pensare di fare la stessa partita. E se si arriva di nuovo a decidere il match negli ultimi 5 minuti…non vorrei avere di fronte Pierce e il suo orgoglio, anche zoppo

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