Caro direttore,

 

scrivo perché mi sono fatto due idee riguardo al calcioscommesse e credo possano essere definite in “contropiede”. La prima riguardo all’operato delle procure sul quale un po’ ho letto qui e altrove, ma soprattutto sul quale purtroppo sento parlare amici e conoscenti, la seconda su quello che potremmo definire l’“effetto scandalo” .

 

La prima idea nasce da un episodio capitatomi, ormai non ricordo più se la settimana scorsa o quella prima ancora. Come da copione verso l’una con tre amici vado a mangiare un boccone, e come naturale si comincia a discorrere, il più e il meno sono l’argomento principale finché il discorso si ferma sul calcioscommesse. Se l’intrattenersi fosse proseguito normalmente ad ora sicuramente non ricorderei che un giorno non ben definito di una delle due ultime settimane, io ero a pranzo con Tizio, Caio e Sempronio. Quello che è successo in quel pranzo è stato vedere una persona, un amico, che provava a spiegare a noi come gli inquirenti dovessero fare il proprio lavoro, partendo dalla perquisizione di Coverciano e andando a riesumare fatti di cronaca sportiva e non. Quello che veramente mi ha sconvolto in quel dialogo, per capire quanto mi abbia indisposto basta sapere che mentre l’amico ancora parlava io mi sono alzato e me ne sono andato, è l’arroganza di uno che partiva da una posizione di totale sfiducia nell’operato delle istituzioni, e quindi degli uomini che in esse operano, e che pretendeva di sapere come le cose dovessero essere fatte, di sapere dove e come bisognasse perquisire, di sapere che assolutamente non ci potevano essere dei motivi per agire come è stato fatto… pretendeva (e questo mi ha veramente ribaltato) di affermare l’esistenza della malafede da parte degli inquirenti. Io non so come debbano essere fatte le perquisizioni, non so gli orari in cui è prassi farle, non so che rapporti vi siano tra magistratura e stampa, ma di una cosa sono sicuro (prendendo in prestito le parole da Bobby Cialtron, proprio qui su Contropiede riferite all’altra parte: i calciatori) quegli inquirenti “sono innocenti! (fino a prova contraria)”. Quello che voglio denunciare è la posizione chi pretende di poter giudicare il lavoro o peggio di giudicare l’onestà di una persona, o di una categoria di persone intera, a partire dalle due notizie che legge sui giornali. Io non sono qui per difendere la magistratura, io voglio deliberatamente attaccare chi sa già tutto. A costo di passare per ingenuo (accusa che prontamente mi è stata mossa dal mio interlocutore quella volta) preferisco vivere stando nella posizione umana di chi cerca sempre di trovare le ragioni per cui uno fa una cosa, di chi, se non sa, non preclude ad una possibilità buona. Io non so cosa avesse in mente il pm che ha disposto la perquisizione a Criscito, però, per quello che so e che si sa, non me la sento di dire che è un bastardo in combutta con i giornalisti, non me la sento proprio.

 

La seconda idea è una piccola nota a margine della discussione sull’“effetto scandalo”, quella che vedo io è un’abissale differenza fra il 2006 e l’adesso: i tipi di soggetti interessati. Se allora indagate erano le dirigenze delle società ora sono gli stessi calciatori ad essere indicati come i possibili disonesti. Io credo che uno scandalo che non vedesse i giocatori come protagonisti abbia potuto “caricare” i giocatori i quali si sentivano la “parte buona”, quella da salvare e comunque l’unica necessaria del gioco del calcio (senza voler sminuire le dirigenze che fanno un lavoro necessario nel “calcio come intrattenimento” , ma in campo ci vanno loro. Quando io ho imparato a giocare a calcio con i miei fratelli e i miei amici c’eravamo solo noi, niente allenatori, niente arbitri, niente dirigenti, niente procuratori -ma nemmeno i genitori-, niente soldi, solo noi, due porte -qualche volta ne bastava una, e ogni volta era diversa: nel giardino di casa ci sono i due alberi, al campo le porte “quelle vere”, in montagna buttavamo per terra due magliette, in spiaggia le ciabatte..- e  –grande, piccola, pesante, “che volava”, sgonfia o troppo dura..- la palla), lo scandalo attuale invece interessa proprio loro, i protagonisti sul campo, mina la stessa fiducia fra compagni di nazionale. Se allora i giocatori potevano tornare a pensare al calcio come l’ho imparato io (quello improvvisato a mezzanotte nella spianata di un aeroporto fra sconosciuti, come pali due cartoni e dopo pochi minuti si mette sul 6-0, ma che poco dopo le 01.00 finisce 6-7 con gol sotto le gambe del sottoscritto improvvisato portiere), nel quale loro erano gli eroi buoni, adesso sono gli stessi calciatori ad essere sotto accusa, ed è vero che l’onesto potrà cercare di ripartire dalla propria onestà e potrà cercare una molla psicologica in questo, ma non c’è più il collante della “categoria dei buoni” a tenere insieme i giocatori, adesso l’indagato è il compagno di squadra. Questo scandalo tocca molto più da vicino i calciatori. All’epoca poi c’era la figura di Moggi da attaccare, c’era un uomo potente da attaccare, era lui che era un mafioso… adesso l’accusa è molto più democratica, è diffusa, tocca giocatori di varie squadre, piccole e medio-grandi, non ci sono dei tiranni da abbattere per poi ripartire, non c’è più la cupola. Certo si può sperare che i convocati si sentano tutti degli onesti e che lo vogliano dimostrare giocando e vincendo, ma a me sembra che sia comunque più difficile per loro rispetto a sei anni fa, la vicinanza dello scandalo credo catalizzi più lo stress che non la reazione.

Cosimo Piovasco di Rondò

 

Carissimo Cosimo,

pubblico con piacere la sua lettera perché mi trova d’accordo su tutta la linea. Per quanto riguarda i magistrati sono stato il primo ad attaccare una gestione mediatico-giudiziaria del calcioscommesse alquanto sospetta, ma sono d’accordo con lei che non si può dare un giudizio sull’operato di una persona senza averne la competenza e senza conoscere la realtà dei fatti (che spesso, come ci accorgiamo in questi giorni, è ben diversa da quella raccontata dalla stampa). Insomma, avanzare dei sospetti e delle critiche è lecito, ma attaccare direttamente e deliberatamente no, anche perché si rischia di scadere in una dinamica berlusconiana, per cui è sempre colpa di quella banda di cialtroni di magistrati. D’altronde, si sa, il nostro è il paese della dietrologia, e la dinamica da lei descritta è all’ordine del giorno.

Concordo con lei anche sull’ “effetto scandalo”: le dinamiche, come da lei ben descritto, sono assolutamente differenti da quelle del 2006. Io ci aggiungo anche che all’epoca la squadra era infarcita di giocatori di personalità ed esperienza, con un bel po’ di pelo sullo stomaco e tanta forza d’animo, mentre adesso mi sembra ci sia più fragilità e debolezza mentale. Sperando di sbagliarmi, ci tengo a sottolineare un errore che viene spesso fatto di questi tempi: oltre al 2006 viene ricordato anche il 1982, in cui vincemmo i Mondiali dopo un’altra bufera calcioscommesse. Ma lo scandalo scoppiò due anni prima, nel 1980, quindi le situazioni non sono paragonabili. Poi certo, le conseguenze erano ancora vive (Pablito reduce da due anni di squalifica e non al top della forma), ma occhio a illuderci con facili quanto sbagliati paragoni. (G.M.)

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11 Responses to Sulla buona fede dei magistrati e sullo scandalo che non aiuterà la nazionale

  1. Darth Fener scrive:

    In toto d’accordo sulla seconda questione, direi qualcosa sulla prima. Capisco il sentimento di rigetto, capisco ci si stufi delle dinamiche “berlusconiane”, della preventiva sfiducia nelle istituzioni, ecc. Ma, come disse una persona autorevole qualche tempo fa, forse qualche motivo è stato dato per dare adito a cotante illazioni. No? Se poi sono d’accordo che la generalizzazione ha talvolta esiti molto infelici, io torno a dire che tanti, troppi dettagli di QUESTA fase dell’inchiesta TESTIMONIANO a chiunque non usi solamente la ragione razionalpositivista che c’è un rapporto torbido tra alcuni magistrati e alcuni giornalisti. Se aspettiamo di dover vedere con i nostri occhi le circostanze in cui si svolgono questi rapporti, stiamo freschi. D’altro canto, nessuno di noi ha visto Napoleone perdere a Lipsia, ma nessuno dubita sia accaduto. Personalmente, credo di aver molti indizi utili (comprese testimonianze pubbliche di chi con quel mondo ci ha a che fare spesso) per poter affermare che la posizione umanamente comprensibile di Cosimo Piovasco di Rondò sia (in questo caso) proprio ingenua, condividendo le affermazioni del suo amico “presuntuoso”.

  2. verbavolantia scrive:

    beh cosimo piovasco di rondò napoleone l’ha incontrato: ci dirà lui.
    intanto la tentazione è forte, non resisto, lo dico: cosimo, salta giù dalla pianta! (così, soprattutto per il gusto di dirlo).
    .
    in realtà credo si possa evitare di cadere nell’errore, molto di moda in questi tempi machiavellici, di polarizzare sempre le questioni in due estremi, di cui uno debba necessariamente escludere l’altro. così capita di mettere in contraddizione osservazioni entrambe vere. si può rispettare il lavoro dei magistrati, e sperare che lo compiano bene e fino in fondo, e al tempo stesso sentire l’inadeguatezza di certi metodi, la presenza tangibile di certe tentazioni.
    .
    quanto alla settimana passata, non è solo un pugno di contropiedisti che (ispirato in particolare dalle sante parole di buffon, e colpito dalla ritorsione da lui subìta) ha denunciato un perverso cortocircuito mediatico-giudiziario, peraltro ben noto a chi non abbia trascorso gli ultimi vent’anni su una pianta. per citare a memoria alcuni commentatori più autorevoli di me, si sono espressi con assoluta chiarezza pierluigi battista, angelo panebianco, antonio polito, piero sansonetti (clamoroso questo! mica schifani o scaloja! http://tinyurl.com/cv78t8f), christian rocca (1: http://tinyurl.com/7ppudsm e 2: http://tinyurl.com/bmgjfz9), mattia sofri, claudio cerasa (cioè Il foglio), e Il post (http://tinyurl.com/cw2rxcp).
    Tuttavia, questa è già materia archiviata, e qui se ne è parlato abbastanza. [continua]

  3. verbavolantia scrive:

    negli ultimi giorni sono successe molte altre cose, che secondo me richiedono qualche passo di giudizio in più.
    .
    allora:
    A. c’è la giustizia penale, che sta istruendo i processi e farà il suo corso -e sorvoliamo su alcune ripetute dichiarazioni del pm di martino, tipo “noi non possiamo mica andare ancora avanti molto con le indagini, ci sarebbe da continuare anni ma siamo in pochi e abbiamo di meglio da fare” che sembrano preparare il terreno all’ennesimo (dopo il 2006) quadro deliberatamente parziale.
    B. ma poi c’è la giustizia sportiva, del pm Palazzi. è quella che peserà di più, perché molti comportamenti (soprattutto quelli indiretti, di omessa denuncia e “responsabilità oggettiva”) è solo a livello sportivo che sono punibili. ebbene, la giustizia sportiva DEVE FARE IN FRETTA!
    C. intanto, sono uscite le sentenze sportive della “prima tranche”. se ne parla poco, ma i risvolti non sono proprio tranquillizzanti: in generale, sono apparse a tutti molto miti; tanto che addirittura Abete è arrivato a ventilare, pur nel suo tipico linguaggio impenetrabile (“mi chiamo giancarlo, non dico niente e parlo”), la possibilità di impugnarle, delegittimando il procuratore. e di conseguenza ha iniziato ad agitarsi pure Carraro, che vuole chiarezza “presto e bene”.
    (1b. non entro nel merito della credibilità dei figuri succitati, che da 20 anni imperversano in un calcio che può anche andare a picco senza che mai si mettano in discussione; ma ci sarebbe da dilungarsi fino a far notte.)
    D. sono molto chiare due cose, per ora: 1) palazzi è sotto pressione, deve fare in fretta, e chiudere le pendenze entro l’estate. 2) la linea tracciata è: istruire l’intero processo buttandosi al 100% sui pentiti, e premiare chi confessa, per avere tutti i nomi subito.
    E. morale: fino adesso, chi confessa, pur colpevole acclarato di associazione a delinquere con organizzazioni criminali internazionali, viene subito scarcerato e punito simbolicamente con pochi mesi di squalifica (non è dietrologia, sono i fatti di queste ore: cercate notizie di Ruopolo, Joelson, Conteh). per deferire nuovi calciatori, basta anche un “credo che” o un “mi sono accorto vedendolo giocare che”, o un incontro “dove non ero presente ma mi hanno detto che”. da pentito, qualcosa devi confessare: più nomi fai, più mesi scali. intanto il cerchio si allarga. e -vi ricordo- l’onere della prova starà alla difesa. cioè, se un tale dice che a quanto si diceva in giro, tu non potevi non sapere, o hai le prove che quella settimana eri da un’altra parte e senza cellulare, o finisci nel calderone dei futuri deferiti.
    .
    Insomma, mi fermo. per tagliarla qui: io ho paura. da ciò che vedo, mi aspetto un’estate piena di morti e di (de)feriti, sulla via della giustizia sportiva sommaria purché rapida. i giornali continueranno a reggere scientificamente il gioco, in cui hanno la parte fondamentale dei diffamatori. e poi certo, negli anni, qualcuno otterrà (eventualmente) i danni, dopo essere stato assolto dai processi veri.
    ovviamente, non vedo l’ora di essere smentito.

  4. verbavolantia scrive:

    PS: (qui sì, faccio il dietrologo e il fazioso) mi dice un certo uccellino che durante l’europeo le cose avanzeranno discretamente, ma poi verranno i fuochi d’artificio; che la “terza tranche” riguarderà pesci grossi, e in particolare molte squadre di serie A (una dozzina, pare) che rischiano di essere coinvolte in modo diretto; che tra di esse potrebbe esserci qualche milanese (googlatevi un bel Tisci+Vieri -ma anche senza). se così fosse, è da come verrà gestita tale emergenza che si capirà la strategia generale. e che forse, il sottoscritto potrà divertirsi anche un po’.

  5. verbavolantia scrive:

    PPS: (scusate, oggi sto davvero esagerando, ma ho visto adesso due dichiarazioni clamorosamente pertinenti, che non posso non riportare)
    .
    1. PAOLONI (fonte: http://www.tuttolegapro.com/?action=read&idnotizia=46978)
    D: Intanto sono iniziati i processi. Stanno tutti patteggiando…
    “Ti dico la verità: è tutto uno schifo. C’è disparità di trattamento e non vanno a verificare se è accaduto realmente un episodio. Il processo sportivo è tutto una farsa, in cui le prime persone a rovinare il calcio sono quelle che dovrebbero fare pulizia”.
    D: Molti stanno collaborando per ottenere uno sconto di pena. A lei è mai stata proposta questa via?
    “A me è stata proposta una collaborazione. Io ho detto quello sapevo, loro invece volevano che dicessi altro. Se dici questo, ti diamo da uno a due anni di squalifica. Volevano fare così, ma – le chiedo – perchè avrei dovuto dire cose che non ho fatto? La chiamano giustizia, ma io la chiamo ingiustizia. Mi hanno precluso di fare un hobby, una professione che ho fatto per vent’anni senza una prova. Ai miei avvocati è stato concesso solo un minuto e mezzo di difesa”.
    D: Cosa consiglia a chi dovesse trovarsi nella sua situazione?
    “Consiglio a chi dovrà fare un processo sportivo di dire quello che vogliono sentirsi dire, almeno risparmiano sull’avvocato. Ho perso tutto sul lato sportivo, ma un giorno mi toglierò tante soddisfazioni. Quel giorno qualcuno dovrà risarcirmi per quello che ho subìto”.
    .
    2. LOCATELLI (intervista a “radio sportiva”, cf: http://tinyurl.com/bml4syn)
    “Ho patteggiato perché non avevo nessuna possibilità di difendermi”.
    “Mi dicevano che dovevo collaborare e che dovevo fare dei nomi. Ma io di nomi da fare non ne avevo e non mi sembrava giusto fare nomi di gente che non c’entrava nulla solo per alleggerire la mia posizione”.
    “Alla fine però vedi che certa gente che ne ha fatte di tutti i colori ha fatto un po’ di nomi e si è presa solo venti mesi…”.
    .
    L’ultimo riferimento, chiarissimo, è a Carobbio, che al secondo giro ha cambiato versione, e ha tirato in ballo l’intera dirigenza del Siena, tra cui Conte.
    Certo, Paoloni e Locatelli sono forse colpevoli; ma Carobbio è reo confesso: perché la loro parola dovrebbe valere meno?

  6. Luca Maggi Amico scrive:

    Caro amico,
    sono contento che tu abbia deciso di scrivere una lettera a questo sito di (nonsolo)sport raccontando della nostra discussione di settimana scorsa. E soprattutto che tu l’abbia scritta bene.
    C’è però un’aggiunta che desidero fare, perché se devo ammettere che la riproposizione dell’accaduto è degna di un amico attento, tuttavia c’è un aspetto importante che, secondo me, non hai riportato adeguatamente: le ragioni della mia furia, a tratti – lo ammetto – eccessiva. Il motivo per cui mi sono scaldato così tanto non era solo l’arroganza di fronte alla magistratura (professione che, per anni, ho creduto potesse diventare anche la mia), bensì vedere da parte tua il rischio di porti di fronte a un fatto di cronaca solamente con l’innocenza di un bambino (sia chiaro: non nel senso stupido del termine, ma nobile). E se è vero che far vincere il pregiudizio sull’evidenza è da presuntuosi, questo non significa che uno possa porsi di fronte alla cronaca come se la storia che lo precede non fosse mai esistita. E c’è anche – purtroppo – la storia del male, della menzogna, e in questa anche quella degli accordi infami fra alcuni membri della magistratura e alcuni giornalisti per distruggere delle vite. E non si può pensare di affrontare la vicenda del calcio-scommesse senza considerare anche questa verità.
    C’è una frase – con cui concludo il mio commento – che un mio caro amico mi ha citato una volta: “Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.” Non credo sia doveroso citarne l’autore.

    Buono studio,
    il tuo amico

  7. thenextone scrive:

    Ragazzi, fate qualcosa: tra ricordi dei bei tempi andati in cui le porte erano le ciabatte, accuse a presunti razional-positivisti, derive pseudo-teologiche, qui si perde il controllo. Il tutto condito a tratti con il sentimento di vivere in un paese che esercita un controllo sovietico delle coscienze e delle menti e vuole farci credere in cose che non esistono…siamo seri

  8. Quello che ha ragione scrive:

    Due idee interessanti per un pezzo davvero “nobile” che senza alcuna pretesa comunica il tutto con efficacia.
    La prima idea in particolare meriterebbe ulteriori sviluppi, non a livello di nozioni da bassa ragioneria e da giurisperiti saccenti, piuttosto ad un livello che definirei antropologico.
    L’ingenuo modo di pensare con cui si è scontrato è più che altro infantile perché si basa sulla cosa che anche un bambino senza minima coscienza del mondo sa fare: distruggere. Distruggere il silenzio con vagiti o frasi vuote; distruggere gli occhiali e con essi la possibilità di vederci chiaro; distruggere l’igiene delle cose sbavandoci sopra e cercando di ingoiarle perché è l’unico modo con cui le conosce!
    Quella parte dell’articolo vi lancia generosamente un grido forte e quantomai necessario: CRESCETE! GLI INGENUI SIETE PROPRIO VOI!!!

    • Darth Fener scrive:

      Bella questa: è un più forbito “Specchio riflesso metti la mano nel cesso”?

    • Darth Fener scrive:

      Io non ho niente contro chi dice, ad esempio, che tutte le argomentazioni portate da verbavolantia non siano che “vagiti o frasi vuote”. Vorrei solo capire PERCHE’ sarebbero “vagiti o frasi vuote”. Perché non è bello entrare nel dettaglio? E’ più bello dispensare pillole di saggezza umana?
      Io diffido di chi non replica con dei contenuti.

      • Quello che ha ragione scrive:

        Il mio era un commento diretto alla lettera e non voleva essere un meta-commento.
        In secundo luogo è proprio per l’eccesso di argomentazione e il disprezzo dell’intuizione che mi pare che certe costruzioni possano essere ben inquadrate come “vagiti o frasi vuote”.

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