Mercoledì avrà inizio l’ultima serie, l’atto decisivo di questa annata di NHL che nel giro di un paio di settimane ci regalerà, comunque vada, un campione inatteso della Stanley Cup.
Chi ha scommesso ad inizio stagione sulla finale tra Los Angeles Kings e New Jersey Devils si è portato a casa un mucchio di dollari, si perché californiani e diavoli del Jersey non erano esattamente in cima ai ranking della lega ad est o ovest.
La parte cestistica della città degli
angeli ha poco di cui essere contenta, viste le dipartite nei playoffs di Clippers e Lakers, ma lo Staples Center non ha ancora chiuso i battenti. I Kings hanno raggiunto incredibilmente la finale per la seconda volta nella loro storia (dopo quella persa nel 1993 contro i Canadiens), e sono solo la seconda squadra ad esserci riuscita partendo dall’ultimo posto dei playoffs.
La squadra di coach Darryl Sutter ha chiuso la stagione praticamente sui livelli di quella passata, centrando la postseason con l’ottavo posto e trovandosi di fronte i Vancouver Canucks, come nel 2010. Il risultato però non è stato lo stesso e i Kings si sono vendicati senza troppa fatica. Passato lo scoglio canadese, i californiani hanno poi eliminato in quattro partite secche i più quotati St. Louis Blues, prima di sistemare anche i Phoenix Coyotes nella finale di Conference.
Sulla costa ovest ad imporsi invece sono stati i New Jersey Devils, grazie al rookie Adam Henrique, a un portiere quarantenne e un allenatore che non era mai stato nella postseason di NHL. La franchigia preferita dal boss mafioso protagonista della serie The Sopranos è tornata in quella finale che mancava dal 2003, quando i Devils portarono a casa la terza Stanley Cup della loro storia.
Tante cose sono cambiate da quell’ultima vittoria, tante ma non il difensore della gabbia dei diavoli, il canadese Martin Brodeur, il miglior portiere di sempre della storia della NHL, è ancora al suo posto. L’uomo di M
ontreal è decisivo come al solito anche se i riflessi, Brodeur è alla sua ventunesima stagione nel massimo campionato di hockey nordamericano, non sono più quelli di una volta. Si può stare sicuri però che il veterano farà l’impossibile pur di vincere la sua quarta coppa, in quella che potrebbe essere la sua ultima chance.
Grande artefice del ritorno al successo di New Jersey è il coach Peter DeBoer, arrivato solo l’estate scorsa, ma capace fin da subito di rilanciare la squadra. DeBoer ha centrato subito la qualificazione ai playoffs, per la prima volta in carriera, grazie agli enormi miglioramenti apportati al gioco offensivo della franchigia (il merito va anche dato ai cecchini come Parise e Kovalchuck, in grande spolvero).
Nella postseason i Devils sono stati inarrestabili, la prima vittima sono stati proprio i Florida Panthers ex squadra di DeBoer, battuti al doppio overtime di gara 7. La stessa sorte è toccata ai favoriti Philadelphia Flyers in cinque partite, ma la vera chicca è stata l’eliminazione dei rivali New York Rangers.
La battaglia per il dominio sul fiume Hudson si è giocata in sei incontri senza esclusione di colpi. New Jersey l’ha spuntata all’overtime di gara 6, grazie ancora una volta ad Adam Henrique, che aveva già segnato il gol decisivo nella serie con i Panthers. Il giovane rookie è stato protagonista di una stagione impressionante, condita da 16 goals e 35 assists in 74 partite, che gli è valsa la nomina per il Calder Trophy, il trofeo riservato al miglior rookie della lega.
Difficile fare pronostici per una finale così inattesa e che promette di regalare grande spettacolo ed emozioni. Meglio lasciare parlare il ghiaccio e pazientare giusto un paio di settimane ancora.




