Dopo i risultati dei quarti di finale, i playoff del campionato italiano di basket entrano nel vivo con le semifinali. Vediamo come arrivano e che armi hanno le tre squadre che cercheranno di contendere alla MensSana il titolo di Campione d’Italia.
Come arriva Arriva da una serie sulla carta semplice ma che nei fatti si è dimostrata più difficile del previsto. La rognosa Varese del Charlie nazionale ha portato i biancoverdi a gara 4, mostrando tante sbavature che Pianigiani dovrà affinare se vorrà di nuovo laurearsi campione. Su tutti la difficoltà mostrata sotto canestro dai lunghi senesi (Diawara ha dominato in gara 3).
Il punto di forza Sicuramente le penetrazioni di McCalebb e la rotazione ampia e di qualità che nessuna delle altre tre squadre possiede (Aradori è in crescita e in più si è integrato Maciulis). Altra differenza con le altre squadre è quella di poter schierare un lungo come Andersen, eccezionale nel tiro perimetrale e nel pick and roll col piccolo di turno.
Il punto debole Sulla carta nessuno, ma sulla carta era da Final Four di Eurolega e invece sappiamo com’è finita. Insomma se Siena gioca da Siena non c’è né per nessuno. L’impressione quest’anno è che con le squadre che giocano sulla qualità e dal perimetro qualcosa scricchioli. Sassari è il primo banco di prova.
SASSARI
Come arriva Se all’entusiasmo corrispondesse un premio state sicuri che Meo Sacchetti avrebbe già tra le mani lo scudetto. Serie strabiliante vinta per 3-0 con Bologna (non proprio l’ultima arrivata) grazie a una perla di Vannuzzo. Tecnica e qualità sono state affiancate da una coesione sempre maggiore soprattutto tra i 5 titolarissimi.
Il punto di forza I due Diener più l’Hosley della seconda metà di stagione costituiscono un terzetto che farebbe comodo a molte squadre NBA. La grinta di Sacchetti e dei veterani della panchina (De Vecchi e Vannuzzo su tutti) sono un’arma che Siena non deve sottovalutare. La voglia di stupire ancora l’Italia è la molla che fa girare le gambe quando non si ha più benzina, bisogna vedere quanto dura.
Il punto debole Easley è un atleta spaventoso ma tante volte, spesso troppe, incappa in degli errori grossolani (ricorda molto il McGee di Denver) che contro una squadra letale come Siena possono farsi sentire. D’altra parte la panchina “tutto cuore” non garantisce sostituti all’altezza del quintetto base, e in una serie come quella che li aspetta non è proprio il massimo essere 5 contro 10.
PESARO
Come arriva Ha scritto l’impresa storica di questi playoff, rimontando da 0-2 la finalista della scorsa edizione, la Bennet Cantù, andando a vincere gara 5 al Pianella (non esattamente il Comunale di Bellinzona). Ha un mister molto bravo come Dalmonte e i tre americani che quando si accendono fanno quello che vogliono.
Il punto di forza 4/5 del quintetto base, se in forma, sono da Final Four di Eurolega. Hickman, Jones, White e Hackett sono un mix di atletismo, spettacolo, concretezza e velocità. Da vedere con il blocnotes per prendere appunti quando sono in campo aperto.
Il punto debole Non ce ne voglia Marco Cusin, ma se avessero un centro adatto questi spaccherebbero il mondo. Il problema è che giocano contro Milano che sotto gioca con Bourussis e Fotsis.
Come arriva Viene da 11 vittorie consecutive e ha dimostrato di essere la vera antagonista di Siena. Ha superato alla grande il post Gallinari e gli arrivi di Gentile e Demton si sono rivelati da subito utili alla causa milanese.
Il punto di forza Se Omar Cook, come capita da 2 mesi a questa parte, prende in mano le redini del match già nel primo quarto l’Armani vince (spesso a man bassa). L’intelligenza tattica del suo playmaker unite ai muscoli di Hairston (decisivo in gara 3 con Venezia) permettono a Scariolo di scegliere tra un’infinità di soluzioni. Se non se ne viene a una? Tranquilli ci pensa Fotsis dall’arco.
Il punto debole Ultimamente non ce ne sono. Deve solo stare attenta a livello psicologico; non considerare chiuse partite controllate come successo un paio di volte in Eurolega. Non peccare di superiorità con Pesaro o di eccessiva riverenza verso Siena. Mai come quest’anno sembra essere l’anno buono.







E bravo il Coghi, conciso ma incisivo. Io continuo a pensare che Siena (come, purtroppo per il basket italiano, continua a mostrarci l’Eurolega, anche se lì il discorso è molto più ampio e comprende, per forza di cose, il diverso livello delle avversarie) sia battibile in partita singola ma non in una serie al meglio delle 5: è troppo profonda, ha troppa esperienza (e conta tanto a livello mentale) e la qualità dei singoli rimane superiore alle altre. Se Milano sarà in grado di farmi ricredere ne sarò solo contento, ma la vedo dura. Belle sorprese Sassari e Pesaro, due realtà molto cresciute durante l’anno, magari un po’ esagerati, seppur meritati, gli elogi ai 3 moschettieri sardi e ai 4/5 adriatici, ottimi giocatori in ambito peninsulare, non so quanto se pensati in contesto europeo o NBA.
Quanto godo per Cantù!! Dovevano umiliare Milano in semifinale no?! Dovevano spezzare l’egemonia senese no?! Ahahahahaha! Volevano vincere e invece… Buone vacanze cari canturini
The Captain And The Truth capisco il tuo entusiasmo e la giusta euforia per l’eliminazione meritata dei brianzoli, ma permettimi di far notare un serie di cose importanti per giudicare l’annata canturina.
1)La Bennet è arrivata ai playoff dopo una stagione frustrante piena di impegni (Eurolega, campionato, coppa italia e supercoppa), con una panchina corta e non all’altezza. I motivi sono principalmente economici perchè la società della Cremascoli non può competere sul mercato coi colossi Milano e Siena, non tanto a livello quantitativo quanto a livello qualitativo (Milano prende Gentile, Siena Maciulis, Cantù prende Perkins…non proprio la stessa cosa).
2)La stagione dispendiosa si è fatta sentire sugli infortuni. Non è un mistero che nel momento clou Trinchieri abbia dovuto fare a meno di due dei suoi uomini migliori: Micov (candidato MVP del campionato prima del problema fisico) e Shermadini (lasciare il centroarea ai soli Marconato, 37 anni, e Brunner, 2 e 02 cm, non è il massimo).
3)Il playmaker è stato l’unico grande errore del fantastico Brunetto Arrigoni. Prima Cinciarini, poi Gianella e infine Perkins hanno fatto rimpiangere quel Mike Green che l’anno passato aveva messo in crisi anche McCalebb.
Nonostante l’eliminazione ai quarti i tifosi canturini difficilmente dimenticheranno una stagione che li ha visti sconfiggere il Caja Laboral, il Bilbao, il Maccabi e l’Olympiakos laureatosi in seguito campione d’Europa.
Meno male che non son nato canturino!! Secondo me quest’anno Milano (se continua ad essere la squadra che pare essere diventata) ha delle chance vicine al 50% contro Siena. Pesaro permettendo, ovviamente, ma ritengo l’Olimpia più forte