Luis Enrique medita di lasciare la Roma. Scelta giusta o scelta sbagliata? Non si saprà mai la risposta, quello che si può dire è che se il tecnico asturiano dovesse lasciare la panchina giallorossa sarebbe l’ennesima sconfitta del calcio italiano. Non si può contestare un allenatore dopo un solo anno in Italia con un gruppo totalmente nuovo sia per lui sia per la squadra stessa. Il progetto della Roma è un progetto biennale e se si analizza il primo anno tutto sommato non è andato poi così male, la squadra lotta per l’Europa League e a tratti i giallorossi hanno espresso il calcio più bello in questo campionato ma, soprattutto, l’allenatore ha portato in Italia moltissimi giovani interessanti. E proprio questo era l’obiettivo della nuova proprietà: costruire le basi di una squadra in grado di lottare nei prossimi anni per le prime posizioni in campionato e in Europa.  Mi sembra che ci stiano riuscendo.

 

È vero che Roma è una pizza importante e i tifosi si aspettano sempre di lottare per traguardi più prestigiosi, però bisogna avere pazienza nel calcio, le squadre inglesi insegnano. In Inghilterra sono pochissimi gli allenatori che vengono contestati e portati a consegnare le dimissioni, perché i tifosi credono nella società e nella loro squadra, basti pensare all’Arsenal. I Gunners portano avanti un progetto molto interessante che è quello di creare una squadra giovane e lottare per traguardi importanti, e negli ultimi anni non è andata poi così male: dal 2001/2002 ad oggi hanno vinto due titoli inglesi, tre FA CUP, due Community Shield e raggiunto una finale di Champions League. A queste stagioni vincenti ne hanno alternate altre da zeru tituli, per dirla alla Mourinho, ma i tifosi non hanno mai contestato la società e tanto meno il mister. Eppure giocano un calcio spumeggiante, divertente e soprattutto hanno sfornato tanti giocatori che dominano i palcoscenici internazionali.

 

 

È per questo che se Luis Enrique dovesse lasciare la panchina giallorossa il calcio italiano perderebbe ancora, perché resterà sempre un calcio del tutto e subito, dove non si potranno mai fare progetti a lungo termine, cercare di creare un qualcosa di duraturo e vincente, Roma (l’impero) non è stata costruita in un giorno. Bisogna iniziare a credere nei progetti a lungo termine, credere nei giovani come Pjanic, Lamela, Gago e tanti altri, bisogna dare la possibilità ad allenatori emergenti, che hanno idee interessanti, di poter lavorare; certo se poi si dovesse dimostrare tutto un disastro è giusto cambiare ma bisogna avere pazienza, e noi, purtroppo, non ne abbiamo

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2 Commenti a Quella pazienza che manca in Italia

  1. Darth Fener scrive:

    Se facessi un salto a Liverpool in questo periodo, capiresti che nel momento in cui scopri che il tuo allenatore di calcio non capisce nulla, non c’è progetto che tenga: lì di tenersi Dalglish anche l’anno prossimo non ha intenzione nessuno.
    Io ho visto qualche partita della Roma, e ti giuro che soffrivo io per i poveri tifosi che dovevano sorbirsi qualcosa di molto simile all’anticalcio.
    Il tuo sarebbe un discorso giusto in teoria, ma devi avere un allenatore adeguato al progetto. Un Luis Enrique che prima di Roma non ha dimostrato NULLA non è per forza quello giusto. (a meno che non basti essere gggiovane, al che mi ci butto io ad allenare in Serie A)

    • Garbutt scrive:

      Io sono dell’idea che Luis Enrique sia un allenatore assolutamente adeguato al progetto. Quest’anno la Roma ha avuto alti e bassi e il tecnico ha certamente commesso degli errori, ma in certe partite ha mostrato un tipo di calcio piacevole e nuovo per le nostre latitudini, dimostrando che Luis Enrique ha le idee in chiaro (e il fatto che cambi in continuazione i giocatori lo conferma: per lui conta relativamente chi va in campo, la squadra deve giocare allo stesso modo sempre, indipendentemente da chi gioca). Solo, bisogna avere pazienza! Altrimenti non mi stupirei se un giorno rimpiangeremo Luis enrique che sarà andato a vincere altrove…
      Anche Sacchi e Capello eranon dei signor nessuno prima di sedersi sulla panchina del Milan… E Guardiola era nella stessa situazione di L. Enrique prima di prendere in mano il Barça A.

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