Il 14 marzo 2012, all’età di ventisei anni, il signor Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro, in arte semplicemente Cristiano Ronaldo, si è reso protagonista di un’impresa impossibile a noi comuni mortali, ossia quella di raggiungere la media di un gol a partita nella squadra di cui attualmente è leader indiscusso e miglior giocatore (essendo lui tra i primi tre al mondo, ed essendo gli altri due nella squadra dei marziani per eccellenza, il campo si restringe, pochi sono i compagni che possono detronizzarlo) ossia il Real Madrid,  non esattamente noccioline, come direbbero gli americani. Quello che però fa ancora più paura sono i suoi numeri: 128 gol in 128 partite. Uno così non è il migliore al mondo solo perché il Messi-ah di là ha quel qualcosa di divino in più. Mi sembra doveroso però, dover ripercorrere per sommi capi la sua storia recente, almeno per definire i cambiamenti di un ragazzo che fino all’anno in cui è passato al Real (per 96 milioni di euro, sempre noccioline?), era un giocatore di altissimo livello, un gran giocoliere, una fascia sinistra con una gran capacità realizzativa, ma non era un fenomeno, cosa che è diventato soprattutto con l’aiuto di quello che io ritengo il miglior allenatore di tutti, lo Special One, Josè Mourinho. Prendendo a modello Platone, per dare una spiegazione di questi numeri, cominciamo dalle origini. Solo in questo modo lo si potrà osannare davvero per questo suo record.

 

CR7 ebbe la prima occasione per mettersi davvero in mostra nel Manchester United, non nella stagione del debutto (2003-2004, con sulle spalle la storica maglia numero 7, per volontà di Sir Alex Ferguson), bensì nel 2007-2008 quando, accanto a un altro immenso campione del calibro di Waine Rooney, capì che era giunto il momento di dire basta al calcio da parchetto che tanto gli piaceva praticare, di smetterla di fare il giocoliere e di diventare davvero decisivo. Detto, fatto: il suo Manchester United, guidato da una stagione strabiliante del suo uomo più forte arriva sino in fondo in Champions League e la vince, con gol di CR7 a rispondere al vantaggio di Lampard per il Chelsea. Chi ricorda bene quella finale, però, avrà in mente un errore dal dischetto del futuro pallone d’oro, errore grossolano dopo aver baciato il pallone, errore che metteva in luce ancora una volta una maturazione in corso e non del tutto completata. A renderlo ancora più evidente ci pensava un inizio della stagione successiva tutt’altro che brillante, anche causato dalla fatica dovuta al Mondiale per Club. Ma tutto finì una sera a Old Trafford: sesto minuto della partita di Champions contro il Porto, Ronaldo con tanto spazio per il tiro, scarica un missile da quaranta metri sotto l’incrocio: con quel destro se ne era andata tutta, ma proprio tutta la tensione di un inizio d’anno maledetto. CR7 sarebbe diventato giocatore del Real Madrid quella stessa estate, dopo aver perso una finale di Champions contro il suddetto Messi-ah a Roma.

 

Il primo anno al Real fu disastroso, non tanto per lui, che da punta disputò 33 partite segnando 30 gol, ma per la squadra, che uscì dalla Champions eliminata dal Lione, non certo il Barcellona. Risultato finale?  Cambio dell’allenatore: via Pellegrini, dentro Mourinho.

 

Eh, già, proprio Mourinho che io, da buon milanista, ho sempre amato. Finalmente Ronaldo non ha tutta la responsabilità di una squadra di figurine sulle spalle, finalmente il Real è davvero squadra. E i suoi gol arrivano a palate, non tanto perché lui li cerchi più del dovuto, quanto perché la squadra stessa diventa uno schiacciasassi. E tutto cambia, a partire dalla sua posizione in campo, che torna ad essere l’esterno offensivo sinistro.  Da lì la rivoluzione, da lì dove tutto era iniziato, tutto torna ad avere un senso.  E, nonostante sia stato fondamentale solo in un Clasico (finale di Copa del Rey vinta l’anno scorso), è diventato (e viene da dire finalmente) davvero decisivo. Tutto grazie a mister Mourinho, che riesce a esaltarne le doti, rendendolo un giocatore temibile in ogni zona del rettangolo verde: la sua fascia sinistra diventa luogo di scorribande a colpi di doppi passi e numeri da circo, l’area avversaria il luogo perfetto per colpire da vero cecchino il rettangolo bianco con la rete.

 

Ed è proprio così che si arriva a 128 gol in 128 partite. Scusate se è poco…

 

Matteo Masseroli

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4 Responses to Scusate se è poco

  1. Darth Fener scrive:

    Mi riservo alcune critiche:
    A)Ebbe la prima occasione di mettersi in mostra nel 2007-2008 allo United, per uno che nei 4 anni precedenti giocò 190 partite segnando una cinquantina di gol, mi sembra un tantino esagerato. Tanto più che l’anno precedente fu insignito del premio Best Player of the Year dalla FA. Credo li avesse impressionati abbastanza…
    2)Era un fenomeno già al Manchester. Se non fosse capitato tra i piedi Messi, staremmo parlando dell’Era di Ronaldo. L’unico Pallone d’Oro (purtroppo, per un campione del genere) che ha portato a casa risale all’ultimo anno con lo United. Mourinho ha senz’altro meriti nello sfruttarne le potenzialità, ma come giocatore lo plasmò definitivamente Ferguson.
    3)Se un rigore sbagliato in una finale internazionale denota automaticamente immaturità, allora parliamo di quell’immaturo di Roby Baggio o di quello sbarbatello cagasotto di Franco Baresi.
    4) Se Messi non avesse segnato 150 gol nelle ultime 150 partite, credo si potrebbe anche esulare dal citarlo, ma mi sembra che fosse d’obbligo almeno ricordare che, in quanto a numeri, questo CR7 sarebbe superiore a qualunque giocatore di sempre, esclusi il suddetto, Pelè e Romario.
    5) La prima stagione al Real a mio parere non fu un disastro, almeno nella Liga. Il Real fece 96 (Novantasei) punti, segnando più gol del Barca (per rendere l’idea, gli stessi punti che l’anno successivo permisero al Barca di laurearsi campione). Solo che, come è giusto che sia (forse), se non vinci niente non vai bene, e cacciarono Pellegrini. [Su questo, cmq, mi rendo conto di combattere una crociata solitaria]

    Per il resto, sono sostanzialmente d’accordo.

  2. Raffaele Janett Raffaele Janett scrive:

    Ottimo articolo, concordo anche con le precisazioni di Fener (tranne il punto 5).

    CR7 è stato semplicemente mostruoso quest’anno. Dando ormai per scontata la conquista della Liga per la truppa dello Special One e in caso di vittoria in Champions, Cristiano sarebbe l’indiziato numero uno per il pallone d’oro…

  3. verbavolantia scrive:

    c’è anche l’europeo.

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