È andata come doveva andare. I bookmakers ne erano convinti da mesi. Soprattutto, nell’ambiente era da tempo che nessuno rischiava più la faccia per difenderlo. E così, il tecnico del Chelsea André Villas-Boas è stato sollevato dal suo incarico nella tarda mattinata di domenica.
Il ko di sabato sul campo di un West Bromwich Albion in splendida forma (ottimo il lavoro di Roy Hodgson) è stato fatale allo Special Two, che, sconfitto dal Liverpool nei quarti di Carling Cup, costretto al replay di Fa Cup dai Blues di Birmingham, praticamente fuori dalla Champions, ieri ha compromesso non poco anche la corsa al quarto posto utile per la qualificazione alla massima competizione europea. Se è vero che per questo piazzamento è ancora tutto in gioco, dato che con Arsenal, Liverpool e Newcastle sembra più una gara a ciapa no in cui probabilmente non la spunterà il più forte ma il meno debole, non si può negare che al Chelsea la situazione stava diventando grottesca e che un cambio in panchina era un’opzione considerata da tempo. Sembrava che la coppia Abramovich–Gourlay fosse indirizzata in ogni caso a concludere la stagione con il nuovo tecnico (anche perché peggio di così era difficile pronosticare), ma l’ennesima brutta figura dei quattro volte campioni d’Inghilterra non è andata giù a presidente e chief executive del club di Stamford Bridge. Che così, hanno buttato nel cestino 15 milioni di euro di clausola rescissoria, 8 milioni all’anno di stipendio che continueranno a pagare al portoghese fino a che non troverà un’altra squadra. Un affarone. Il sito ufficiale del club comunica che Di Matteo, vice di Villas-Boas, prende in mano la squadra per traghettarla fino al termine della stagione. Se così sarà, l’estate potrebbe regalare il grande ritorno di Mourinho a Stamford Bridge. Ma tanti rumors danno Rafa Benitez in pole position.
Come giudicare questi pochi mesi di AVB alla guida di quel top team che fu vincente con Mourinho e Ancelotti? Personalmente, non sono un fan del tecnico di Oporto. Non l’ho seguito con attenzione al Porto, ma quest’anno non mi ha mai dato l’impressione di avere in pugno la situazione. Ma l’epilogo di questa avventura londinese, più che consegnare ai posteri la storia di un allenatore che ha fallito il grande salto (e che, a soli 33 anni, avrà tante altre possibilità di mettersi in luce), documenta il fallimento di una gestione societaria quanto mai discutibile, che tento ora di riassumere in qualche punto:
1. Il defenestramento di Ancelotti è stato incomprensibile, a detta degli stessi giocatori. Non molti sono riusciti a portare in bacheca campionato e Fa Cup al primo anno di panchina. Ma al Chelsea dei russi questo non porta che un brevissimo credito da spendere. L’anno successivo i risultati non sono arrivati, e così Carletto ha ricevuto il benservito senza nemmeno la possibilità di ridiscutere un progetto.
2. Qui, tra l’altro, si tocca un altro tasto dolente per Abramovich&C., vale a dire il mancato rinnovo (leggasi licenziamento) del vice di Ancelotti Ray Wilkins, sempre la scorsa stagione. C’è chi dice che questo sia dovuto a incomprensioni con il tecnico; molti invece sostengono che la decisione sia stata tutta del magnate russo. Fatto sta che con l’addio di Wilkins il Chelsea ebbe un tracollo pauroso, cui seguì rapidamente la fine di ogni velleità di titolo sia in Inghilterra che in Europa.
3. La campagna acquisti, o meglio ancora, il rinnovamento della squadra, è stato disastroso. Certo, preventivare che l’acquisto di Torres si sarebbe rivelato un bidone di queste proporzioni era impossibile per chiunque. Ma nel board nessuno ha mai voluto dare una sterzata definitiva con il passato. La vecchia guardia è (ed era già quest’estate) vecchia, appunto. JT, Cech, A. Cole, Lampard, Essien, Drogba, Anelka, Malouda. Tutta gente che qualche anno avrebbe meritato anche di vincere una Champions se solo la fortuna li avesse assistiti dagli undici metri. Ma adesso non possono più costituire l’asse portante di una squadra che lotti per vincere la Premier. Buoni sono stati gli innesti di Mata e Sturridge, ma non basta. Qui bisogna prendere scopa e paletta, fare un bel repulisti, individuare quei due-tre giocatori che possono restare a fare da chioccia ai più giovani (Terry e Lampard) e imbastire un progetto serio per il futuro.
4. Le fratture interne allo spogliatoio andavano gestite meglio. Niente di grave, eh, ma si vede lontano un miglio che questa squadra è affetta da una frattura generazionale gravissima (lasciamo perdere i “portoghesi”, che ormai al Chelsea possono dare poco). AVB ha provato a curarla, a mandare in campo quelli che lui riteneva più in forma, senza esitare a lasciare fuori anche dei mostri sacri come Drogba e Lampard. Ma se tutto l’ambiente non rema dalla stessa parte, diventa difficile seguire la rotta tracciata. E qui si innesta l’ultima grande pecca della gestione societaria dei Blues. Se credi in AVB, nel suo progetto, nel suo stile, nel suo (e tuo) futuro, devi appoggiare sempre, pubblicamente, le sue scelte. Al Chelsea, questa non è una pratica in uso e tutte le parole non dette in questi mesi sono suonate alle orecchie di AVB e calciatori come assordanti ammonizioni del grande capo con l’ossessione della Champions.






Ottimo articolo, concordo su tutti i punti. Prima di cambiare manager ogni stagione servirebbe un “restyling” della rosa ma anche dei quadri societari, Ron Gourlay non ha un briciolo della competenza e intuizione di Peter Kenyon e Tenenbaum è sicuramente un finanziere esperto ma di calcio capisce ben poco.
Solo un appunto: AVB va per i 35 ormai…
Giusto, chiedo perdono.
Tra l’altro, oggi in Inghilterra si divertono coi numeri: pensare che Abramovich ha pagato 13.000 sterline al giorno a Villas-Boas da quando l’ha assunto a sabato rende ancor più difficile capire come sia possibile spendere così tanti soldi per un progetto e non appoggiarlo fino in fondo…
Si dice che la pazienza sia la virtù dei forti, si vede però che in Russia non siano troppo dell’idea.
Comunque è sempre divertente leggere i tabloids in questi casi, consiglio di guardare la pagina dello sport del Sun (http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/sport/) e gli articoli “The £50M Mistake (That’s not you, Torres)” e “Blues stars hate Di Matteo even more”
Tempi duri dalle parti di Stamford Bridge…
Non so perché ma i problemi e gli errori evidenziati da questo articolo mi sembra che riguardino anche la sponda nerazzurra di milano, con una sola differenza: da noi è tutto all’ennesima potenza