Dopo più di un mese passato lontano dai campi, il campionato tedesco ha riaperto i battenti, iniziando lo sprint finale del girone di ritorno. La lunga pausa doveva servire alle varie squadre per recuperare le energie, ma soprattutto poteva essere molto propizia per i bavaresi. Infatti, faticosamente laureatisi campioni d’inverno con tre punti di vantaggio sulle inseguitrici, i soldatini dello zio Heynckes hanno potuto ricaricare le pile con l’obiettivo di ritornare in campo per zittire le avversarie.
Questa era la certezza dell’ambiente bianco rosso tra un boccale di birra e l’altro, e la prima partita avrebbe dovuto esserne una dimostrazione: quale occasione migliore di una vittoria convincente in casa del M’Gladbach (inseguitrice vincitrice all’Allianz) per dichiarare il ritorno dello schiacciasassi di Monaco? Troppo bello per essere vero, e infatti non lo è stato. Per tutta la partita, i pischelli in maglia bianco nera si sono divertiti a tritare una delle squadre più forti d’Europa.
In questa grande prova di forza, che non aiuta di certo il sonno di Rummenigge, le crepe dell’edificio Bayern sono riemerse in maniera evidente e la ristrutturazione invernale non sembra essere servita. Partiamo dalle fondamenta: i pilastri portanti (Ribery, Robben, Lahm, Van Buyten) sono intaccati da continui cedimenti che li costringono a numerose permanenze in infermeria. Su queste basi scricchiolanti si snoda un edificio che unisce il cemento armato (Schweinsteiger, Muller e Kroos) alla sabbia (Alaba, Badstuber, Breno e Luiz Gustavo), dove la più piccola scossa può essere catastrofica. A completare il tutto, troviamo un tetto nuovo di zecca dalle molte potenzialità (Neuer, Boateng), che spesso non è in grado di arginare nemmeno quattro gocce, figuriamoci poi se si abbatte un uragano come Reus &co.
E così, quell’idilliaca camminata trionfale che doveva iniziare al giro di boa, è stata subito interrotta (o se non altro rimandata), certo è che la squadra più vincente della Germania sembra essere entrata in riserva quando manca ancora molto al prossimo benzinaio, e la strada potrebbe avere diversi ostacoli.
Matteo Arosio





Però… D’improvviso Neur è un tetto che non riesce a riparare nemmeno da 4 gocce d’acqua…
L’articolo è ben scritto, ma lascia un po’ perplessi.
Un conto è una sconfitta, un’altro è una tragedia. A leggere il tuo articolo parrebbe che la situazione del Bayern fosse qualcosa di paragonabile ad una apocalisse. Ma la classifica dice ben altro: primi, ok a parimerito con Borussia e Schalke, a 37 punti, con 12 partire vinte, 1 pareggio e 5 sconfitte, con 44 goal fatti e 13 subiti! Guardiamo per un secondo la classifica marcatori: nelle prime 11 posizioni ci sono ben 4 giocatori del Bayern, di cui uno è Gomez capocannoniere, a fronte di un pari numero del Borussia Dortmund, diretta rivale, e di soli due giocatori dello Schalke, altra diretta rivale. Direi che hai esagerato nei toni apocalittici: è una sconfitta ma da cui ci si può tranquillamente rialzare. Vediamo la situazione in Champions League: 4 vittorie, un pareggio ed una sconfitta, Gomez Capocannoniere insieme a Messi della coppa con 6 realizzazioni, 11 goal fatti e 6 subiti. Direi che non è niente male…
Quindi, sarebbe un bene un’analisi ottimale su cosa non è andato nella partita che tu descrivi, ma non i toni apocalittici che tu usi! Astarte ti illumini
Ammetto che forse il tono può sembrare un pochino eccessivo ma cercherò di spiegarvi con calma come mai sono stato così diretto:
1) Neuer è potenzialmente il portiere più forte del mondo e questo non lo metto in dubbio, ma nella presente stagione, forse per un calo di forma, ha tenuto fin’ora un rendimento al di sotto delle aspettative caratterizzato, alla volte, da gravi insicurezze o errori (il primo gol subito della partita sopracitata ne è l’esempio). Certo il potenziale del giocatore è molto elevato ma ciò che più colpisce sono i suoi frequenti blackout.
2) Le statistiche sono sicuramente ottime ma se le si analizza attentamente si nota che la maggior parte dei gol sono stati realizzati contro le squadre che occupano i bassifondi della classifica, che definirle mediocri è già un complimento, mentre con le dirette avversarie (Dortmund, Shalke e M’Gladbach), su quattro scontri diretti ne ha persi tre, riuscendo a mantenere il primato grazie ai loro suicidi sportivi.
3) le sconfitte o i pareggi sono arrivati sempre quando c’erano dei difensori e non delle linee Maginot, e lì Gomez non ha visto una palla, il che significa che il gioco dei bavaresi non sempre riesce ad esprimersi se non ha le praterie.
4) ammetto che il cammino in Champions è stato molto positivo e atipico rispetto al campionato, quindi su quello non si può dire niente, ma infatti non ne parlo.
Queste sono le precisazioni, che vedendo il campionato tedesco, saltano all’occhio, però capisco che per chi non segue il tutto possa risultare un po’ estremo