Sotto la direzione di Claudio Ranieri l’Inter sembra aver ritrovato quella stabilità che mancava dai tempi di José Mourinho. Pochi proclami, poche pretese e poco spettacolo da parte del tecnico romano che ha fatto della concretezza la sua arma migliore. Siamo ormai già nella seconda metà campionato e Ranieri è ben avviato, ma da qui a giugno rimangono tante partite da giocare e il buon Massimo tirerà le somme a fine stagione. Dopo un periodo di instabilità e incertezze a livello societario sembra finalmente che sia tornato l’ordine. Che fine hanno fatto nel frattempo i sette mister che si sono susseguiti sulla panchina nerazzurra nell’ultimo decennio?
Partiamo dall’indimenticabile José, neanche il tempo di festeggiare l’impresa del Triplete, ha preso posto alla Casa Blanca su insistito invito del padrone Florentino Perez, alla ricerca del migliore degli allenatori per riportare il Real ai vertici del calcio. Lo Special One quindi dopo Portogallo, Inghilterra e Italia è partito alla conquista del regno di Spagna con l’aiuto del fidato scudiero e compatriota Ronaldo. Sul suo cammino si è trovato l’armata blaugrana, Messi & co., che sono riusciti a fermare i blancos in campionato e Champions League, perdendo solo la Coppa del Re. Come dice sempre Mou però, si migliora sempre al secondo anno alla guida di una squadra e i fatti, ad oggi, gli danno ragione. Solo vittorie in Champions, avanti nelle coppe e primo posto solitario in Liga, a cinque lunghezze dal Barcellona nonostante la sconfitta nel Clasico. Tra complotti e congiure presunte o tali, lo Special One va avanti come suo solito, contro tutto e tutti, inseguendo l’ennesimo trionfo in carriera.
Roberto Mancini, il tecnico più longevo dell’era Massimo Moratti, dopo una meritata(?) vacanza ha seguito il percorso inverso del Vate di Setubal, trasferendosi dalla penisola in Inghilterra, alla guida della metà meno nobile di Manchester. Al City il coach jesino s
ta facendo un ottimo lavoro, facile diranno in molti, visti i soldi che lo sceicco mette a disposizione per comprare chiunque, non così facile in realtà, come prova anche l’esperienza avara di successi al Chelsea di Ranieri. Mancini ha guidato con fermezza da subito lo spogliatoio non facile del City, del resto come non era facile quello interista, mettendo alla porta i pochi non estimatori del suo operato: Bellamy, Ireland e Given il primo anno e Tevez questa stagione. Con la vittoria della FA Cup l’anno scorso, il Mancio porta a casa il primo trofeo del City in 35 anni e si qualifica pure per la Champions League. Questa stagione invece l’asticella si è alzata, difficilmente gli sceicchi saranno contenti per un’altra coppa, ci vuole il campionato e Mancini non si è certo fatto pregare. Primo posto in Premier a sole tre lunghezze sui cugini diavoli rossi, con una storica vittoria nel derby, rimanere davanti fino alla fine non sarà facile ma è sicuramente a portata della banda Mancini.
Rafa Benitez, il tecnico spagnolo che avrebbe dovuto aprire un nuovo ciclo in casa interista, ha trovato poca fortuna alla guida dei nerazzurri. Dopo l’esonero arrivato a soli sei mesi dall’ingaggio Rafa non ha più allenato, preferendo passare il tempo commentando la Champions League su Europsport e rilasciando interviste su come all’Inter gli erano stati promessi dei rinforzi prima che sbucasse dal nulla un certo fair play finanziario. Lo ricorderemo così quindi, per la conquista del Mondiale per club e le numerose figuracce rimediate in campionato.
Leonardo, il sorridente brasiliano ex tecnico del Milan che ha saltato la barricata dopo l’esonero di Benitez, è durato solo mezza stagione. L’aveva detto anche a Berlusconi che preferiva lavorare nei quadri societari piuttosto che allenare e si è visto. Leo, grande dirigente e capace di vendersi benissimo, è sbarcato a Parigi con il compito di trasformare il PSG in una gra
nde del calcio europeo. Grazie al fiume infinito di petrodollari Leo ha gettato le basi italiane del nuovo corso societario, acquistando prima Pastore dal Palermo e poi strappando Carletto al sogno di un’altra panchina inglese. Spesso si dice che solo i soldi non fanno grande una squadra, il brasiliano lavora per smentirlo, staremo a vedere.
Alberto Zaccheroni, subentrante per vocazione. Il Zac si è stabilito a Torino dopo Milano, sedendosi su entrambe le panchine cittadine con scarsi risultati. Zaccheroni è quindi partito per l’Oriente, a cercare fortune alla guida del Giappone. Con i nipponici è stato amore a prima vista, il Zac è riuscito a plasmare un gruppo giovane e talentuoso, affamato di successi e la conquista della Coppa d’Asia 2011 ne è la prova. Zaccheroni grazie al suo lavoro si è sistemato bene in Giappone e dopo la conquista della Coppa è stato addirittura ricevuto dall’imperatore Akihito (un onore concesso a pochi eletti) che gli ha espresso stima e riconoscimento per il suo lavoro.
Héctor Cùper, l’Hombre Vertical, il tecnico del 5 maggio 2002. Dopo la cacciata dalla Pinetina il mister argentino ha girato il mondo, guidando con poca fortuna, sette differenti squadre in otto stagioni. Maiorca, Betis, Parma, Georgia, Aris Salonicco, Racing Santander e infine Orduspor. Particolarmente imbarazzante è stata la parentesi alla guida della nazionale georgiana, ben sette sconfitte in dieci partite hanno spinto l’argentino a dare le dimissioni. Con i turchi del Orduspor le cose non stanno andando troppo bene, anzi, quart’ultimo posto in campionato a metà stagione con solo due vittorie, la squadra di Cuper naviga a vista sulla zona retrocessione.
E Gasperini? Dopo aver perso la guida dei nerazzurri di lui se ne sono perse le tracce. Probabilmente è vero quello che dicono nei Calciatoons alla “Tribù del Calcio”, e cioè che visto il contratto firmato con l’Inter il Gasp adesso sia diventato il maggiordomo di casa Moratti.
twitter@RaffaeleJanett





1) Solita Manciomania nostrana (nostrana culturalmente, credo l’autore sia elvetico se non sbaglio). Il Mancio rischia seriamente di uscire anche dalla Carling Cup (sperem), dopo:
-essere uscito malamente dai gironi di una Champions in cui era considerata tra le 5 squadre favorite
- aver perso il derby di Fa Cup, dove “Il mago”, sotto di 3 gol e con un uomo in meno all’intervallo, ha pensato solo a non prenderne a sua volta 6, inserendo due difensori al posto di due centrocampisti
- aver perso il Community Shield in vantaggio 2-0 all’intervallo (ottima gestione psicologica dello spogliatoio, direi).
In questo periodo, poi, di brillantezza ce n’è poca, e il rischio che l’esperienza dello United alla lunga abbia la meglio è grosso. Insomma, io sarei molto più discreto nello sparare giudizi extrapositivi su Mancini.
2) La situazione di Ranieri al Chelsea, più che quella di Mancini al City, somiglia a quella di Hughes. Un allenatore che i nuovi proprietari si erano trovati già al suo posto e che non sopportavano. Lassù in quel di Manchester hanno preso il Mancio, a Londra presero Mourinho. Inoltre, per quanti soldi avessero, gli investimenti nell’anno di Ranieri con Abramovich (che, per inciso, non è uno sceicco) non furono paragonabili in termini qualitativi a quelli fatti per Mancini (a meno che non ci lanciamo in paragoni tra Bellamy, Joe Cole, Damien Duff da una parte e Silva, Aguero, Nasri, Dzeko, Balotelli e via dicendo dall’altra). Paragone dunque troppo azzardato [anche se quell'anno, Ranieri effettivamente arrivò in semifinale di Champions. Ops...]
3) Rafa Benitez (che personalmente come allenatore non mi piace) ha vinto qualcosina in più del Mancio. 2 campionati e una UEFA con il Valencia (ah, sì: in quei campionati giocava contro QUALCUNO, non contro NESSUNO, come il Ciuffo di Jesi nei suoi nessuno-ha-ancora-capito-quanti scudetti con l’Inter), oltre a vincere Champions ed Fa Cup con un Liverpool tutto fuorché trascendentale e pieno di giocatori mediocri. Dunque, per favore, un po’ di rispetto per uno che nell’ultimo decennio ha toppato solo una volta (ed evidentemente anche per “merito” dell’ottimo presidente Massimo “il-giocattolo-è-mio-lo-uso-come-voglio-io” Moratti).
4) Shay Given è 8-9 spanne sopra Joe Hart.
5) Giudizio “leggerino” sul Gasp… In fondo, anni e anni di bel gioco con il Genoa non valgono nulla se fai male 3 mesi in una squadra in cui chiedi di acquistarti qualche giocatore per il 3-4-3 e ti comprano Zarate, Johnatan e riscattano Nagatomo…
Cerco di rispondere punto per punto al tuo commento, premettendo che non ho preso in considerazione e non intendo affatto sminuire il lavoro svolto dai tecnici prima che arrivassero all’Inter, Gasperini ha fatto grandi cose col Genoa per Benitez poi parla da solo il curriculum delle sue esperienze a Valencia e Liverpool.
1) Guardando al passaporto rossocrociato credo (spero) di essere immune alla Manciomania, non nascondo certo però una simpatia per il Mancio.
- City eliminato in Champions senza ammettere discussioni, nel girone più difficile.
“considerato tra le 5 squadre favorite”, per favore, ma da chi?
- derby di FA Cup dove sotto di tre gol e con l’uomo in meno il City ha fatto la partita arrivando a sfiorare il pari (risultato finale 3-2)
- c’è poco da dire sulla Community Shield che il City ha buttato via, mentre in Carling i giochi sono ancora aperti (recuperare il gol all’Anfield è diffcile ma tutt’altro che improbabile)
Questo è un periodo di poca brillantezza in generale, viste le molte partite tra campionato e coppa, United, Chelsea, Liverpool e Arsenal sono tutti nella stessa barca,
2) Indubbiamente Ranieri non era la prima scelta di Abramovich, come sono indubbi sono i 100 milioni sborsati dal russo al primo mercato per comprare giocatori come Makelélé, Geremi, Glen Johnson, J. Cole, Duff (nomi importanti all’epoca), ottimi rinforzi trovati in accordo con il tecnico per una rosa che contava già gente come Terry, Gallas e Lampard. Difficile fare paragoni ma gente come Dzeko non è certo chissa che campione.
Abramovich non sarà poi uno sceicco, essendo russo, ma nel 2008 era la 15° persona più ricca del pianeta e ha investito in pochi anni più di 500 milioni di sterline (al cambio attuale 603 milioni di euro o 729,5 milioni di franchi) nel Chelsea, dubito che abbia qualcosa da invidiare ai petrolieri col turbante…
3) Sui risultati di Benitez e Gasperini pre Inter non ho detto e non aggiungo niente
4) Come fa il City ad essere tra le 5 favorite in Champions con un portiere sotto di addirittura qualcosa come 8-9 spanne a Given? Hart non sarà Julio Cesar ma può reggere tranquillamente il confronto con Reina o De Gea
Barca
Real
Bayern
United
City
Se ci vuoi mettere prima
Milan
Inter
Lione
Napoli
Benfica
Marsiglia
Villareal
Arsenal
Chelsea
Valencia
Leverkusen
Dortmund
Ajax
Porto
(solo per citare le più quotate), accomodati…
Per il resto, le altre risposte mi soddisfano, anche se non del tutto, ma per il gusto della discussione ti ribatto qualcosina:
1) Makelele era sul viale del tramonto; Glen Johnson era stato, fu, è ed sarà sempre una bufala di terzino; Geremi un buon mediano (meglio, molto meglio come il buon Claude), Damien Duff ha fatto 1 stagione ad alto livello e poi è sparito (ricorda la parabola di acquisti tipo El Malaka Martinez), Joe Cole era l’unico, in quel momento, veramente ad alti livelli, anche se, come suo solito, molto discontinuo. Ti assicuro: niente a che vedere con i (pochi) nomi che ho fatto nel commento precedente.
2) Su Given il mio parere è quello, dettato anche dalle non fantastiche doti del portierone della nazionale inglese. Che sia ai livelli di Reina (quello attuale) e De Gea (questo è anche peggio), questo è vero. Non cambia il fatto che mi fa sempre specie vedere che ogni scelta che fa Mancini è sempre azzeccata! Ha trattato certi giocatori non certo indisciplinati come carta straccia, perché tanto lui i soldi per prendere uno più forte ce li aveva. Non faccio fatica a credere che in Inghilterra gli diano del “twat” ogni 2X3…
3) Derby di Fa Cup: premesso che l’espulsione (con relative 4 giornate di squalifica) di Kompany è l’ennesima follia pro-United, non dimentichiamo che sono andati in svantaggio dopo 10′ (ed erano ancora in 11) e sono stati presi a pallonate per tutto il primo tempo. Non voglio togliere nulla, anzi, al coraggio e la voglia dimostrati dai Citizens nella ripresa. Certo è che il Ciuffo non li ha aiutati schierando 6 difensori…
In Dalglish I trust: la sintonia è totale. hai già detto tutto, compreso ciò che intendevo eccepire io.
quanto a me, nei confronti degli allenatori nerazzurri mi trovo a nutrire sentimenti viscerali ma non univoci: chi allena l’Inter guadagna immediatamente la mia formale antipatia, pratica e applicata, ma al tempo stesso, sul lungo periodo, una stima simpatetica del dramma che vive chi deve lavorare per un deficiente (il “buon Massimo” della vulgata anche giannettiana). Poi certo, nessuno li ha obbligati, e il deficiente paga bene: si chieda al “maggiordomo” Gasp (che resta bianconero nel cuore e nel valore professionale) o meglio ancora al grande Benitez, che penso brindi ancora quotidianamente, sotto qualche ombrellone, alla satrodontica facciazza del petroliere (dopo aver messo da parte… 14 milioni in 6 mesi, tra buonuscita da liverpool e stipendio+buonuscita morattiani).