Lettera aperta a Riccardo Garrone
«Non è un’ avventura, e non è stato l’ amore metaforico per una donna. Mi ha spinto l’ affetto paterno per una giovanetta. La Samp era una ballerina bellissima e bravissima. Poi s’ è ammalata gravemente, aveva bisogno di cure urgenti. Siamo riusciti a guarirla. Ora contiamo di farla tornare la ballerina bellissima e bravissima di qualche tempo fa. Passo dopo passo, ci stiamo provando».(http://archiviostorico.corriere.it/2003/maggio/18/presidente_Garrone_Mai_piu_ora_co_0_030518142.shtml)
Se le ricorda, Presidente? Sono Sue queste parole, di ogni cuore che voglia e possa dirsi Sampdoriano. Si ricorda che giorno era, Signor Garrone? Era il 17 maggio 2003 ed erano 5 anni che non si stava così bene. Una Sud in festa portava in trionfo Lei ed il nuovo idolo di sempre: il numero 10, l’uomo della promozione, l’eroe dalla rovesciata facile, Francesco Flachi. Ci eravamo appena regalati la Serie A che, solo l’estate prima, sembrava un sogno, vista dal pantano di quella sfiorata retrocessione in Serie C. Si muoveva bene quella ballerina a cui Lei stava nuovamente insegnando a danzare: Marotta era il Direttore Generale di un’Armata Blucerchiata di cui Volpi, Bazzani e Flachi erano soltanto le avanguardie.
E qualche anno più tardi ci invidiavano tutti, se lo ricorda? Molte squadre avrebbero voluto quel Peter Pan dai piedi fatati, che, per pochi secondi, non fu in grado di regalarci l’ingresso nella Champions League.
Il nostro racconto potrebbe incominciare qui, da quel maledetto 24 agosto 2010, ma, forse, a ragion veduta, è meglio se io e Lei, caro Presidente, facciamo qualche piccolo passo indietro: torniamo al 16 maggio 2010, sette anni dopo la promozione e neanche due anni fa.
Un uomo corre verso la Sud, due dita indicano gli occhi e un sorriso è stampato sul suo volto: è il 51° minuto, Giampaolo Pazzini ha appena siglato la rete che ci porterà a sconfiggere il Napoli (di cui sempre si parla troppo, quasi che fosse inarrestabile…ma vedremo l’anno prossimo senza Champions League e senza scudetto cosa si dirà del “Napoli dei miracoli”, a meno 8 dall’Udinese e a meno 10 dal primo posto nel momento in cui scrivo) e a raggiungere, dopo 18 anni, i Preliminari di Champions League. Se potessi, mi fermerei qui. Metterei la musica in dissolvenza e farei piano piano sfumare le facce di Cassano e Pazzini, a bordo di quel Pullman, circondati da una folla impazzita. Ma la realtà urge, i fatti premono, il nostro cammino deve continuare. L’inizio della fine è da ricercarsi nelle brevi settimane che precedettero la sconfitta di Brema e l’inutile vittoria di Marassi contro un Werder decisamente imbarazzante: è Lei a cacciare Marotta, è Lei a perdere Del Neri, è Lei a perdere Paratici, è Lei, in sostanza, a distruggere ciò che si era così faticosamente creato. A poche settimane dalla partita della vita, Lei si fa carico dell’annullamento di un team dirigenziale che molto aveva fatto, ma, soprattutto, è Lei a dar forma ad una nuova Sampdoria, un po’ diversa. È in quel momento che la ballerina ha iniziato a zoppicare, non se ne è accorto? Il pubblico iniziava a deridere quella graziosa danzatrice e tutta la stampa cantava che 10/11 della formazione titolare, in primis Palombo, seguito a ruota da Pazzini e Cassano, sarebbero stati ceduti prima del Preliminare. Eppure, Le giuro che non sarebbe stato difficile mettere a tacere tutto quel ronzare di mosche: era necessario un colpo mediatico, un acquisto importante, che dimostrasse all’Europa intera quanto la Sua squadra tenesse all’ingresso in Champions League. Niente, nulla di tutto questo. Ciò che per settimane ogni singolo tifoso blucerchiato è stato obbligato a sentire è stata la noiosa nenia che “I nostri acquisti sono stati Cassano e Pazzini: è stato difficile tenerli!”. Ma non è questo il nodo del problema. Ciò che inchioda la Nostra Amata nella Serie Cadetta è un uomo, che non c’è. Quasi come “l’Isola che non c’è” della fiaba, appare e scompare, ma nemmeno dietro la seconda stella a destra sembra essersi nascosto.
Si ricorda quello che Lei stesso aveva detto in quell’intervista con cui abbiamo cominciato la nostra chiacchierata? No? Le do una mano: «Ma se Lei dice di non essere competente, come ha fatto a costruire una squadra che vince?”, Le chiedevano i due giornalisti «Ho scelto i collaboratori giusti, i più bravi. Il direttore generale Giuseppe Marotta e Walter Novellino hanno fatto la squadra. L’ addetto-stampa Alberto Marangon è un giovane di talento. Franca Fassio è una consigliera preziosa. La Samp funziona, lotta, vince, resiste, ha carattere, mi piace». Vede, ecco l’uomo che non c’è di cui parlavo: nel 2003 Lei si diceva incompetente e sceglieva un Direttore Generale legato al mondo dello sport e competente in quell’ambito. Ora il nostro Direttore Generale si chiama Edoardo Garrone, è Suo figlio, non lo si vede mai e di certo non è competente in ambito calcistico. “Quasi” sorge il sospetto che sia stato messo lì solo per ragioni economiche. Vuole sapere che cosa è successo da quando ha cacciato il nostro ultimo vero Direttore Generale, Gasparin? Siamo retrocessi in Serie B, siamo lo zimbello di tutta Italia e non siamo in grado di schierare un undici titolare che sappia impostare un’azione che sia una. Lei si è fatto carico di una scelta: asservire le esigenze sportive di un club calcistico a ragioni economiche. Ci è riuscito benissimo.
Purtroppo lo spazio per continuare questa nostra chiacchierata è quasi finito, ma stia certo che tornerò a parlare con Lei. Le lascio una possibile soluzione, un possibile antidoto allo sfacelo che il Direttore Generale, Edoardo Garrone, e il Direttore Sportivo, Pasquale Sensibile, stanno portando avanti: lasci gli incarichi dirigenziali a Edoardo; assuma un Direttore Generale competente a cui comunicare ogni anno il budget economico, senza intromissioni dirigenziali in ambiti sportivi; ingaggi un allenatore capace, non un superbo senza curriculum (Atzori) o un “cappellino” che contro il Varese, in casa, schiera 6 difensori e un solo attaccante (Iachini); cacci quelle persone che ho paura a chiamare giocatori, gente che passa le sue partite sistemandosi la cresta (Bentivoglio) o a infuriarsi perché non lo lasciano andare in discoteca (Piovaccari); schieri la squadra in maglietta bianca, perché quei giocatori non meritano di indossare i Nostri colori; compri un regista, perché Palombo, con tutto il bene che gli vogliamo, non lo è stato e mai lo sarà. La lascio con un ultimo pensiero: ha presente quando ci aveva minacciati dicendo che la corda si era quasi spezzata? Bene, la corda ormai si è rotta e la sta usando per strozzare la Ballerina che aveva salvato, che ora, abbandonata a sé stessa, naufraga nel fango di una Genova, calcisticamente e non solo, sull’orlo del crollo.
A. A. (un tifoso blucerchiato)













7 Commenti
Davvero un bell’articolo scritto da un vero tifoso che crede nella sua squadra e che crede in una rimonta!!! Io sono interista ma effettivamente ho sempre avuto una bella impressione verso questa squadra che stata capace anche di fermare l’inter stesso…
Bello tutto, ma le ragioni economiche sono vincolanti per quelle sportive. SEMPRE.
Se non ha più soldi (non lo so, non sono a conoscenza di quel che occupa la vita del presidente Garrone), non mi sembra strano che la squadra ne risenta.
Al massimo, si può chiedergli di vendere tutto. Ma oggi chi compra una squadra di calcio??? E’ una PERDITA ECONOMICA SICURA
Caro Darth, certamente le ragioni economiche sono vincolanti. Ma guardando alla società detenuta dai Garrone risulta strano un elemento: sono proprietari della Erg; ciò che risulta strano è che al momento del raggiungimento dei preliminari di Champions League non hanno investito “speculando” sul fatto che si sarebbe guadagnata la Champions (e i 20 milioni di euro conseguenti); stupisce che non abbiano fatto niente, anzi l’esatto contrario di quello che avrebbero dovuto fare, per evitare la Serie B, che è una gigantesca perdita economica. Cioè, volendo risparmiare sul breve tempo hanno avuto una perdita economica, di immagine e di potenzialità di squadra gigante. Se quest’anno non venissimo in serie A, cosa sempre più probabile, la perdita economica sarebbe immane e dovrebbero ripianare i debiti con i soldi del patrimonio…i Garrone i soldi ne hanno anche fin troppi.
Poetico. Mitico. Anche un pò romantico.
Condivido pienamente l’analisi.
E aggiungo:
“Poi s’ è ammalata gravemente, aveva bisogno di cure urgenti. Siamo riusciti a guarirla”
Certo, ma se il medico non segue il paziente, le recidive sono dietro l’angolo.
la samp ha comunque l’organico più forte del campionato, se si sveglia un attimo può puntare tranquillamente ai play off e vincerli.
Quell’idiota di balletto ne capisce quanto il figlio illegittimo di Garrison e Rossella Brescia. Ha amputato entrambe le gambe ad una ballerina da scala e come tutti sappiamo, nella danza, non c’é Pistorius che tenga.
Davvero un ottimo articolo, anche se non capisco molto di calcio, l’articolo è scritto veramente bene… per caso sono arrivato su questo sito e spero di vedere un nuovo articolo di A. A.
Complimenti davvero