Natale a Miami

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  • «I must be dreaming» questa  è stata la prima reazione affidata a twitter del proprietario degli Heat alla notizia dello scadere del lockout. Micky Arison ha tutti i motivi per essere contento, l’incubo è finalmente finito, il tempo delle parole e delle discussioni tra sindacati e proprietari è finito, ora è il basket giocato a tornare protagonista.

    Da downtown a Virginia Key Shore, l’eccitazione e le aspettative per questa annata ridotta di NBA sono decisamente alte. I presupposti per un campionato giocato da protagonisti ci sono tutti. I Big Three sono affamati e non vedono l’ora della riapertura della stagione di caccia, per riprendere la rincorsa a quel titolo naufragata a giugno scorso contro Dallas.

    Proprio dalla sfida contro i Mavericks ricomincerà l’avventura di LeBron & co., il 25 dicembre in un suggestivo Christmas Special. Prima dell’esordio però ci sarà già molto lavoro da fare all’apertura del mercato dei free agent. I tre hanno bisogno di una squadra competitiva attorno per ambire al titolo e quindi è molto probabile la riconferma di Mario Chalmers come playmaker che ha già espresso la volontà di non muoversi dal sud della Florida. Molto probabilmente bisognerà sostituire l’altro play, il free agent Mike Bibby, che non farà ritorno. Le novità maggiori saranno nel ruolo di pivot: coach Spoelstra vorrebbe tenersi Joel Anthony mentre Erick Dampier partirebbe. Il lituano ex Cleveland Zydrunas Ilgauskas, nonostante un contratto ancora valido con gli Heat, è determinato a chiudere la carriera. L’obiettivo per chiudere il buco sarebbe allora il center Eddy Curry. La quarta scelta dei Bulls al draft 2001 sarebbe il giocatore ideale per Miami. In forza ai Knicks dal 2005, non ha giocato l’intero scorso campionato e ha collezionato solo 10 presenze dal 2008-09 a causa di problemi di peso, è apparso però totalmente ristabilito e in discreta forma in occasione di un match caritativo organizzato da James, Wade e Bosh lo scorso ottobre.

    Grazie alla nuova amnesty rule (una clausola che permette alle squadre di liberarsi di un giocatore pagandogli il contratto, liberando così un posto nella franchigia e risparmiando soldi per salary-cap e luxury-tax) gli Heat potrebbero scaricare lo swingman Mike Miller che ha deluso le aspettative ma può ancora contare su un contratto di quattro anni per un totale di 24 milioni di dollari. Uno dei più probabili rimpiazzi è Caron Butler, che ha già giocato a Miami negli anni 2002-04 e che ha lasciato intendere l’apprezzamento per un ritorno nello Sunshine State. Il free agent, in forza a Dallas l’anno scorso, aveva dovuto saltare le finali a causa di un infortunio al ginocchio e, ironia della sorte, potrebbe ricevere ufficialmente l’anello destinato ai vincitori proprio durante Dallas-Miami, con indosso la casacca degli Heat.

    A Miami dunque la fame di anelli è cresciuta ancora rispetto alla passata stagione e i Tre Re sembrano decisi a non farsi sfuggire altre occasioni. L’atmosfera all’AmericaAirlines Arena è di quelle dei giorni di festa, come ha scritto su twitter il Prescelto «Man, I just got up . . . and see we have a deal! I feel like my kids on Christmas day! So juiced ». La nuova stagione è quindi alle porte, le altre squadre sono avvisate…



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    1 Commento

    1. The Big Aristotele says:

      Bisogna ancora vedere cosa ci riserverà il pur breve mercatino natalizio che si prospetta prima dell’inizio della short season. Verosimilmente non dovrebbero esserci cambi di casacca del peso dello scorso anno (James, Bosh, Anthony, Williams…), insomma niente a che vedere con i botti del 2010, che da anni era atteso come l’anno dei free agent di lusso, ma qualcosa di buono, specie per la già citata amnesty rule, si dovrebbe vedere. Detto ciò anche io, purtroppo, ho l’impressione che l’invecchiamento di Lakers, Spurs, Celtics e anche dei Mav’s tenda a mettere in cima alla lista delle favorite Miami. Perchè purtroppo? Perchè gli Heat sono una squadra costruita sull’impazianza di uno che avrebbe dovuto essere il nuovo Jordan e che invece di accettare la sfida di veder crescere una squadra intorno a sè (MJ non ha vinto il titolo prima di 7 dico 7 anni in NBA!) ha scelto la via facile di unirsi, ancora in “tenera età” (non facciamo confronti con i Real Big Three, di Boston che sono tre campioni che dopo una carriera straordinaria e giunti al tramonto della stessa hanno cercato e meritatamente sono riusciti ad ornarsi la mano con un anello) a Wade (grandissimo campione, vero motore, con buona pace, di tutti degli Heat) e Bosh (che tanto Big a mio parere non è…), per avere tutto subito, mollando una città e un pubblico che l’ha visto crescere e che l’aveva fatto diventare un re (sorvoliamo sullo show televisivo). Al di là della simpatia, chiamiamola così, che sicuramente non è un sentimento che si possa nutrire nei confronti di una squadra così costruita, la questione è anche tecnica. Con tre star di questo tipo il team è offensivamente schizofrenico (povero supporting cast) perchè i possessi vanno suddivisi e per mille altri motivi che richiederebbero un dibattito molto più esteso… la questione tecnica riguarda anche quel bel personaggio di James, perchè il buon “Prescelto” ha mostrato di non essere in grado di reggere pressione e responsabilità nel momento che conta (tale a Cleveland Quale a Miami – vedi finale-) e mi spiace, ma non sei un campione senza queste caratteristiche, resterai solo un giocatore strapotente fisicamente e tecnicamente notevole, ma senza la stoffa di un Jordan, Russel, Chamberlain, Magic, Bird, Bryant (eh sì), Kareem, ecc… Insomma l’Olimpo non ti vuole, vedremo se saprai far ricredere gli dei. Ah e occhio a Kevin, occhio a KD…

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