Qualcuno l’ha chiamato “quarterback appiedato”. E ha centrato in pieno il punto. Perché nel football americano il quarterback è fondamentale, tutto dipende da lui. Se hai un quarterback scarso non vai da nessuna parte, è matematico. E l’incidenza di Pirlo sui destini dei bianconeri è analoga a quella di Ben Roethlisberger sulla stagione degli Steelers: enorme. Tuttavia non credo bastino i piedi bresciani di Andreino a spiegare l’attuale Juventus, che anche in caso di sconfitta con il Napoli domani rimarrà solitaria in testa alla classifica. Ma non starò qui a dilungarmi sui perché del gobbo ritorno al vertice, anche perché ad analisi sulla tecnica dei giocatori, sulle tattiche dell’allenatore e sulle strategie della società è necessario affiancare sempre una fetta di imponderabilità (fortuna e sfortuna, circostanze, caso). Trovo invece interessante indagare le conseguenze di questa rinascita bianconera.
La Juve è tornata a vincere, a tratti anche a divertire, ma soprattutto a vincere. Come aveva fatto per oltre un secolo e come aveva smesso di fare negli ultimi cinque anni. Le malelingue e i superstiziosi chiedono di aspettare il giro di boa di gennaio per capire le reali possibilità della squadra di Conte, ma l’impressione è che sia almeno da primi tre posti.
Fateci caso: scomparsa la Juve dal calcio che conta abbiamo assistito inermi a un doppio italico crollo: quello nel ranking UEFA e quello ai Mondiali in Sudafrica. E non è una coincidenza. Perché in Europa la Juve è sempre stata protagonista, e pur portando a casa pochi trofei è sempre arrivata sino in fondo ad ogni competizione. È stato bello veder sognare piazze come Firenze, Udine, Verona sponda Chievo e Roma sponda Lazio, ma ci fosse stata la Vecchia Signora sarebbe stata un’altra cosa. Per la nazionale è ancora più lampante: la spina dorsale azzurra storicamente è sempre stata composta da un’ingente colonia juventina, e negli ultimi anni se n’è sentita la mancanza. Ora possiamo contare su Buffon-Chiellini-Pirlo-Marchisio (e Matri). Ma soprattutto siamo tornati a poter contare su una serie di gregari, giocatori per natura di talento e personalità non da nazionale, che però respirando la vincente aria di Torino si rivelano d’aiuto anche all’azzurro. Come i vari Pessotto, Iuliano e Birindelli qualche anno fa, adesso ci sono Pepe, Barzagli, Bonucci e addirittura Giaccherini. Gente che inserita in un contesto di talento come lo è l’attuale gruppo di Prandelli può fare molto comodo.
L’impressione è che tutto il movimento italiano potrebbe trarre grandi benefici dal nuovo corso juventino, a patto che Agnelli la smetta di seminar zizzania con pretese da piccolo Lord offeso e lasci parlare il campo. Francamente preferiremmo discutere delle traiettorie disegnate da Pirlo che di un patetico e improbabile “tavolo della pace”.





Mooooooch!
capisco quello che intendi dire a proposito della vecchia signora e della nazionale, e crede tu abbia proprio ragione. Mi risulta però che l’unica squadra che negli ultimi anni abbia portato qualche buona cosa a livello di club in Europa evitando troppe brutte figure ( sottolineo troppe e non nessuna), a parte l’estemporanea Inter di Mou, mi pare abbia sede da qualche parte in via Turati…
Bello. E a malincuore sono d’accordo. La Juve quest’anno è da piani alti (io non escluderei proprio il primo posto) e può far bene al movimento.
Credo la differenza la possa fare la panchina. E’ vero che non han le coppe, ma prima o poi il bisogno di girare alcuni giocatori (poco in forma o infortunati) c’è sempre. Se la Juve riesce a cambiare alcuni interpreti (alcuni eh, Pirlo non se riescono a sostituirlo) senza calare di rendimento credo possa essere favorita, anche perché il Milan, unica squadra veramente in lizza per lo scudetto insieme ai bianconeri, avrà, invece, la Champions (anche se, da tradizione recente, a marzo potranno tornare a concentrarsi sul campionato). E per questo credo dovranno intervenire un poco sul mercato di gennaio, in particolare sulle fasce (terzini soprattutto).
ma vedremo a marzo cosa succede in champions In Dalglish we trust. A parte questo sono fermamente convinto che il calcio italiano in Europa ancora per qualche anno farà fatica, e l’unica squadra, a mio modo di vedere, che può portare un po’ di punti per il ranking uefa quest’anno è proprio il milan… vedremo cosa succederà! Magari tra qualche anno la seconda del campionato si troverà a fare 2 o 3 turni di preliminari e a quel punto allora ci si porrà la questione vera della decandenza del livello del calcio italiano comparato con il resto d’Europa. Ma sarà troppo tardi!