Ne succedono e, soprattutto, ne cambiano di cose in 5 anni! Specialmente nello sport. Prendiamo il calcio: negli ultimi 5 anni abbiamo fatto in tempo a passare dalla gioia del mondiale 2006 alla disfatta del 2010; dalla Juve in B ai bianconeri in testa alla classifica; dal Napoli che approdava dalla C1 alla B a quello che il mercoledì fa canticchiare ai suoi tifosi il motivetto della “coppa dalle grandi orecchie”. Altri esempi sportivi? Potremmo buttare sul piatto l’atletica: nel 2006 il record dei 100 metri piani apparteneva ad Asafa Powell con un onestissimo 9.77 che, meno di 4 anni dopo, è stato sgretolato dal suo celebre connazionale, che di nome fa Usain e di cognome ricorda un noto detersivo che fa risparmiare il costo dell’ammorbidente. Ne volete ancora? Ma sì passiamo al tennis. Nel 2006 chi c’era secondo voi in testa alla classifica ATP senza apparenti rivali, se non su terreni rossastri? Ovviamente King Roger, il quale, complice il progressivo invecchiamento, occupa momentaneamente la quarta posizione mentre in testa figura tal Nole Djokovic, solo sedicesimo 5 anni fa. Concedetemi un ultimo esempio più nelle corde di una rubrica dedicata a coach Peterson. Parliamo di NBA, anno 2006, finale: Miami Heat vs Dallas Mavericks… Vi ricorda nulla? Forse la finale di quest’anno! Già, proprio 5 anni fa le fiamme della Florida, guidate da Wade e Shaq e sfavorite alla vigilia, vincevano contro i cowboys del Texas di Nowitzki e Terry, che da allora avrebbero avuto problemi di sonno una notte sì e una anche, dopo essersi visti rimontare una serie dal 2-0 al 2-4. Ma in 5 anni, appunto, le cose cambiano ed ecco la finale 2011: la vendetta è servita e l’anello al dito questa volta è per i Mav’s, che danno l’ennesimo dispiacere a Le Bron, nuovo acquisto dei favoritissimi Heat.
In 5 anni, dunque, le cose cambiano, ma non sempre. È il caso della Montepaschi Siena, dominatrice indiscussa del campionato italiano dal 2006-2007 a oggi e non esattamente intenzionata a lasciare il testimone al corridore successivo nella lunga staffetta della storia del basket. La squadra di Pianigiani è reduce da 5 scudetti consecutivi, a testimonianza della solidità di un team che, negli anni, è stato in grado di cambiare senza mai stravolgersi. Pochi innesti di qualità ogni anno, da inserire in un organico rodato, con stesso (grande) allenatore e stessa dirigenza. Insomma abbasso il cambiamento e viva la stabilità, caratteristica non di certo attribuibile a quella che doveva essere e spesso non è stata, la storica avversaria degli ultimi anni. L’Olimpia Milano ha cambiato tanto, troppo, ogni estate (e non solo) per cercare di avvicinarsi al livello costantemente proposto dai rivali toscani di verde vestiti. Risultato? 21 scontri diretti tra Siena e Milano dal 2006 a oggi, 21 vittorie della Mens Sana e, se la matematica non è un’opinione, zero per la squadra più titolata d’Italia. Alla faccia del cambiamento! A cambiare costantemente è stata solo Milano con risultati che si commentano da soli.
Ma domenica è successo qualcosa: dopo 21 sconfitte collezionate in 5 anni, la regina di scudetti ha battuto la dominatrice toscana. Quella stabilità, che ci aveva quasi assopito, pur nella bellezza della grande macchina perfetta della Montepaschi, per un attimo è sembrata cedere sotto i colpi del figlio prediletto di Milano in prestito dall’oltreoceano, sotto la pressione difensiva di una squadra che, finalmente, sembra poter avere un progetto e non solo tanti soldi da investire ogni estate. Certo, questo è uno di quegli eventi che sono epocali più per il morale e le statistiche che per fare azzardate (parecchio azzardate) previsioni sul futuro. Intanto, in una girandola di mutamenti inefficaci (Milano) e stabilità vincente (Siena), dopo la bellezza di 5 anni, qualcosa è cambiato.





SENZA DUBBIO IL MIGLIORE AUTORE DEL SITO.
Ottimo articolo, aspetto un articolo sull’Angelico Biella
Molto bene rampinelli. Mi piace molto come articolo, ben scritto, ma qualcosa non mi torna. Infatti mi vorrei riallacciare allo scorso articolo del nostro “giornalista” in cui scriveva che i Lockout americano potrebbe avere cattive influenze sul nostro campionato della palla a spicchi. Si diceva che un grande rischio per le squadre europee sia quello di dipendere troppo dai loro campioni sbarcati da marte, o meglio da oltre oceano. Infatti, una volta ripartiti, se ripartiranno (speriamo di sì), porteranno via con loro anche quella ventina di punti a partita che metteva al sicuro i risultati. Quindi mi chiedo.. se come come dice l’autore Siena è caduta sotto i colpi del gioiellino milanese Nba, una volta che se ne andrà, si tornerà al vecchio regime del 21 a 0.. non vedo grandi cambiamenti, anzi, mi sembra che i milanesi siano caduti nella trappola di cui il clicchete clacchete ci aveva ammonito….
a presto.
macchianera
Rispondo alla giustissima osservazione di macchianera. Sicuramente il Gallo ha dato un contributo molto importante per la vittoria dei suoi domenica sera, ma osserviamo bene. 1- non era in quintetto base ma è entrato dalla panchina; 2- ha segnato sì 15 punti, ma in 26 minuti di utilizzo, quindi meno dei 30 di Mancinelli (starter nel suo ruolo) e dei 28 di Cook, per citarne 2 di Milano, o di Stnerook, Kaukenas e McCalebb per Siena (rispettivamente 35, 33 e 33 minuti di utilizzo). Detto ciò, che semplicemente sta a testimoniare il proposito da parte di Gallinari di non essere eccessivamente invadente sui meccanismi dell’EA7 e dell’allenatore di non farne il perno della squadra, è evidente che il talento del nativo di Graffignana spesso risulta, anche in pochi minuti, determinante. Milano sembra, tuttavia, una squadra assolutamente in grado di non essere “gallocentrica”, contrariamente alle altre squadre (l’ASVEL di Parker o il Besiktas di Williams) che citavo nel precedente articolo. E intanto dopo 21 sconfitte qualcosa è cambiato… vedremo se il lavoro del coach della Spagna sarà in grado di rendere Milano un’alternativa credibile a Siena, Gallo o non Gallo.
Mc Intyre, Sato, Domercant, Eze, Stonerook. Non sono nomi qualsiasi ma sono lo starting five della Siena più forte della gestione Pianigiani, quella del tripletino (Campionato, Coppa Italia, Supercoppa), quella del 26 vinte e 2 perse in regular season e del 10 a 0 nei playoff. Uno dei quintetti che in Italia, per quello che io ricordo, può essere paragonato solo alla grande Benetton(Edney, Garbajosa,Nicola, Marconato, Pittis), alla Varese della stella(Pozzecco, Meneghin, De Pol, Galanda, mrsic) o alla Virtus del Grande Slam(Jaric, Ginobili, Rigadeu, Smodiz, Griffith). Bene quella squadra non vinse l’Eurolega e fu “smontata” e stravolta, non innesti di qualità in un organico rodato ma 4/5 titolari ceduti: via T-Mc, Sato, Domercant e Eze e dentro Mc Calebb, Hairston, Kaukenas e Moss. Risultato tripletino confermato e Final Four di Eurolega. Voi direte anni fa, no l’anno scorso. Prima critica all’autore.
Seconda critica: campionato apertissimo e secondo me EA7 favorita; ma il peso del Gallo è ancora troppo, non c’è un giocatore in serie A determinante come lui che ti decide le grandi sfide(neanche Mc Calebb).
P.S: visto che l’NBA molto probabilmente non partirà Milano potrebbe, acquistando un’altro americano forte, puntare forte sull’Eurolega così da riportare in Italia un trofeo da troppo tempo nelle mani delle solite note (Maccabi, CSKA, Pana, Barcellona). Mai come quest’anno Cook e co. possono farcela!
P.S.2: un consiglio per Giacomo: sarebbe bello ricordare in modo romanzesco qualcosa sulle grande 3 squadre citate in precedenza e anche su altri eroi della storia della pallacanestro.
Vedi tu.
Non scrivo nè per criticare nè per “consigliare” all’autore regole di deontologia professionale.
D’altronde che colpa ne ha lui se S. Danilo, “depotenziato” (impossibile è vero…) dallo scarso minutaggio e non nelle vesti della star, vince l’oscar come miglior attore non protagonista? Nel basket, come in qualsiasi altro sport, basta una frazione di centesimo di secondo per fare la differenza, per entrare nella storia o per non farvi mai parte. In quell’attimo in cui tutto al di fuori scorre velocissimo, ma lì dentro, nel palazzetto, sembra immobile, paralizzato, dominato dalla tecnica dello “slow-motion”, proprio in quell’attimo, il made-in-Italy più pregiato che gli ultimi decenni possono rimembrare, sembra più a casa di quando, dopo mesi di America, torna a “Milàn a mangià risott giald con un cicinìn di furmai”. Si mette comodo in poltrona, con la classica tuta da casa e comanda lui, decide lui come deve finire quella partita. E’ tornato per vincere. Ha vinto. Grazie Danilo.
Lieto di constatare l’attenzione e la pungente curiosità dei nostri lettori, rispondo molto volentieri alle osservazioni del buon Mircea Lucescu, che evidentemente ha capito che è il caso di dedicarsi ad altri sport e lo fa, per altro, con un briciolo di competenza.
1) Il 2010-2011 è stato sicuramente un anno di transizione per la Montepaschi che ha dovuto/voluto svecchiare la rosa, salutando 3 monumenti: McIntyre, Sato, Eze (escluderei Domercant che, peraltro, non partiva sovente in quintetto). Ma farei attenzione a parlare di smontamenti e stravolgimenti: costante riconferma per il capellone Stonerook, in squadra dal 2006, e per Carraretto, il gregario che non ne sbaglia una; tra i nomi “nuovi” c’è un certo Kaukenas, uno che il toscano lo parla fluente (già a Siena per 4 anni), in più non faticherei troppo a definire Lavrinovic un veterano (in squadra dal 2007 e uno dei veri perni della Mens Sana) e Zisis e Ress riconferme di rilievo (soprattutto il primo!). Sul piatto quindi abbiamo già messo 6 giocatori che all’MPS sono decisamente di casa, non lo zoccolo duro del passato ma una certa vena tradizionalista permane, considerando che allenatore e dirigenza sono immutabili da tempo immemore. Dal mio modestissimo punto di vista, infatti, è stata proprio una garanzia di continuità, pur di fronte ad un inedito inserimento di nuove leve di peso specifico elevatissimo (McCalebb su tutti), a garantire ai toscani di proseguire il proprio dominio. Di stravolgimento parlerei, piuttosto, osservando quello che a Milano avviene ormai da 6 anni a questa parte: allenatori uno dietro l’altro, almeno 10 facce nuove all’anno (unica eccezione 2 anni fa dove le riconferme, sempre pochine, furono un po’ di più).
2) Sulla seconda critica riprendo brevemente la questione Milano-Gallinari, cercando di rispondere anche alle giuste considerazioni di Zinho. La serietà del progetto di Milano, partito quest’anno, sta prima di tutto nella scelta del coach. Scariolo è abituato ad allenare star (la Spagna ne è zeppa almeno quanto Milano e forse un pelino di più!) e se guardiamo i minutaggi dei suoi giocatori ci accorgiamo di una cosa interessante. Sopra i 30 minuti? Quasi mai. Sotto i 10? Rarissimo. Cosa ci dice questo? Che abbiamo di fronte uno che vuole una squadra in grado, chiunque scenda in campo, di parlare la sua pallacanestro, difensiva quanto offensiva. Con questo dico che il Gallo non fa la differenza o che il suo coach non vuole fargliela fare? Tutt’altro! È il più determinante sulla piazza (concordo con entrambi i miei commentatori), ma il progetto di Scariolo parte dal presupposto di non dover dipendere da nessuno avendo, al contempo, bisogno di tutti e sapendo, di ognuno, valorizzare al massimo le caratteristiche al servizio del team. Questo è ciò che, a mio avviso, distingue un buon allenatore da un grande allenatore. Potremmo, poi, parlare per ore di ogni singola scelta del mercato estivo dell’Olimpia per cercare di capire perché siamo di fronte, per molti versi, ad una svolta, o cambiamento che dir si voglia, se vorrete se ne potrà riparlare. Qui mi limito a rimettere la questione in questi termini: Milano riuscirà a fare a meno del Gallo quando e se (dato che l’NBA sembra non partire) questi tornerà al di là del mare? Sarà il campo a dirlo, ma l’EA7 già ci sta lavorando. Milano favorita? Io direi ancora no, anche se qualcosa è cambiato. . .
Per chiudere: delle grandi squadre degli ultimi anni parleremo a suo tempo. . . Grazie degli interventi!
Grazie Mircea.
Appena puoi smontare il clec fatti avanti!
Non voglio essere critico ma una squadra che prende un parziale di 30 a 5 in casa in Eurolega manca ancora di maturità e di gestione delle emozioni. Non puoi vincere in casa una sfida sì importantissima, come quella con Siena, ma non decisiva e poi vai a perdere una gara ben più importante e decisiva col Partizan. Spero che Scariolo sappia intervenire su questo se no son dolori.