In una rubrica che sarà principalmente dedicata alla palla a spicchi non si poteva che cominciare parlando di NBA! Peccato che l’NBA, come i più sanno, è bloccata. L’accordo tra players e owners sul contratto collettivo e sulle cifre relative alle entrate da spartirsi è ancora lontano e le nubi sembrano sempre più fitte all’orizzonte. Ma di lock out del basket a stelle e strisce abbiamo sentito parlare tutti, spesso a sproposito, negli ultimi mesi e le tematiche sono sempre quelle: hanno ragione i proprietari? O forse i giocatori a cui è chiesta una riduzione eccessiva delle entrate? Oppure gli unici a rimetterci realmente sono i tifosi che per guerre milionarie si perdono il più bello spettacolo d’oltremare?
Di approfondire e dibattere nel dettaglio sul tema in sé ci sarà ancora occasione col susseguirsi delle trattative, o presunte tali. Oggi vorrei, invece, puntare lo sguardo sul nostro lato del mondo, sull’altra faccia della medaglia e chiedermi: il basket europeo ci sta guadagnando o perdendo? Primo e principale fattore da osservare è quello che da molti è stato chiamato “esodo delle star NBA”, che dal campionato più seguito del globo si sono sparse in tutto il mondo, per tenersi in allenamento o per far cassa nel periodo di pausa indeterminata. I fuggiaschi sono davvero molti e ben sparsi per tutta Europa e non solo. A livello di numeri siamo di fronte ad una fuga dall’NBA senza precedenti, ma qual è il livello dei transfughi sbarcati nei nostri campionati? In mezzo a un marasma di panchinari NBA, arrivati in Europa in cerca di visibilità e di un po’ di gloria (se volete un po’ di nomi direi che potrebbero bastare Sundiata Gaines, Brian Scalabrine e Von Wafer e sto citando i più noti…), spuntano 4 all star: Deron Williams e Tony Parker, forse gli unici in grado di cambiare da soli il livello di una squadra, Kirilenko e Okur. Tra le due categorie, all star e panchinari, sono diversi i giocatori di livello medio/alto venuti in Europa, alcuni dei quali, tra cui il Gallo, Batum, Fernandez, Blair ,Ty Lawson vanno più o meno costantemente in doppia cifra al di là del mare. Insomma siamo evidentemente di fronte ad un fenomeno inedito sia per numeri che per qualità, ma quali i benefici per le squadre ospitanti, che da un momento all’altro potrebbero veder ripartire questi giocatori? Se andiamo a vedere il rendimento degli NBA di livello medio alto, ci accorgiamo che molti stanno avendo un’incidenza determinante sulle prestazioni dei loro club europei. Le medie punti e il minutaggio dei vari Williams, Parker, Kirilenko, per dirne alcuni, sono decisamente notevoli e vien subito da chiedersi cosa ne sarà dei loro team una volta finito il lock out, quando si troveranno a dover rinunciare ai 20 e più punti a partita delle loro star part time. In questo momento non metterei dei soldi sulla vittoria del campionato turco da parte del Besiktas di Williams e Erden o sulla vittoria in Eurolega del CSKA di Kirilenko! Certo non tutte le squadre ospitanti sono state così, verrebbe da dire, miopi: un esempio su tutti è dato da Milano, dove il Gallo, figliol prodigo con data di scadenza, ha deciso di accordarsi per un minutaggio non eccessivo, in modo da non risultare nocivo per l’amalgama dell’Olimpia. Ci sono anche altre squadre, una su tutte il Real, che sembrano competitive anche una volta salutati i campioni in prestito.
Ci chiediamo allora se e perché dovrebbe valer la pena ingaggiare con contratti milionari (fatto salvo il nostalgico Tony Parker, che pur di giocare in Francia ha accettato il minimo salariale di 1500 euro al mese, chapeau) dei giocatori che rischiano o di doversi autolimitare o di essere ospiti esuberanti ed ingombranti che, una volta usciti di casa, la lasciano sporca e disordinata. La risposta si trova nella fugace vicenda Bryant-Virtus Bologna, che per qualche settimana ci ha illusi di poter vedere il più forte giocatore del mondo sui parquet del Bel Paese. L’iniziale e giustificatissimo entusiasmo ha lasciato lentamente spazio allo svelarsi di una manovra in cui le ragioni di marketing avevano il sopravvento su quelle sportive, fino all’assurdo della proposta di una “colletta” di tutta la serie A per vedere in campo il fenomeno dei Lakers. Assurdo, non tanto perché di per sé ingiustificabile, ma perché saremmo arrivati alla situazione di vedere Kobe giocare contro delle squadre che ne stavano finanziando l’ingaggio! Questa breve ed emblematica vicenda mostra, a mio avviso, il rischio di valutare il lock out come una manna dal cielo che assicura, grazie alla fuga delle stelle NBA nei nostri campionati, una visibilità inedita al mondo della palla a spicchi del vecchio continente e, in particolare, italiano. Ma questa effimera cascata di stelle rischia di lasciare tutto esattamente come l’ha trovato, fomentando ancora di più un complesso d’inferiorità, per molti versi davvero ingiustificato, nei confronti del basket a stelle e strisce. Sarebbe forse il caso, invece, di guardare bene realtà come Barcellona, Siena (non venitemi a dire che Andersen è una stella NBA!) e Panathinaikos, che, senza ricorrere a stratagemmi mediatici da lockout, sono squadre che con orgoglio portano avanti progetti ambiziosi e sono da tempo le favorite nei propri campionati e in Europa. Lockout manna dal cielo? Direi piuttosto un’occasione, per accorgersi che è rischiando su quello che abbiamo in casa nostra che il movimento cestistico italiano (che ha tanto bisogno di un po’ di autostima e di coraggio) ed europeo potrà, come già inizia in alcuni frangenti a fare, guardare al di là dell’oceano senza tenere la testa bassa.





Un articolo chiaro, anche per un’ignorante in materia come il sottoscritto, piacevole e pimpante.
Mancherebbe solo un sorriso dell’autore per renderlo perfetto!
Sono un profano dello sport in questione, ma “nostalgico” mi sembra eccessivo per Tony Parker. Chapeau addirittura esagerato. Insomma, non è che va in una squadra a caso… Ne è azionista e vice-presidente! Ci manca solo che si faccia dare i milioni!!
Caro Giacomo credo che il sintomo d’ inferiorità che il basket europeo prova per quello americano stia man mano affievolendosi anche se una sorta di reverenza c’ è sempre e si continua a guardare l’ NBA, per alcuni, come la meta a cui arrivare. Un grosso problema molto visibile qui nel vecchio continente è, secondo me, la mancanza di fiducia verso le nuove “leve”. Troppe squadre, non tutte fortunatamente, vogliono vincere e farlo il più in fretta possibile e questo va a discapito di possibili grandi talenti nostrani.
vorrei chiedere una cosa semplice quanto il panorama tanto complesso in cui versa l’NBA oggi.
forse alcuni giocatori “minori” o “panchinari” in NBA sarebbero ben contenti di partecipare ugualmente al campionato con ingaggi ridotti, ancor di più se i loro colleghi dei quintetti base sono in sciopero, avendo possibilità di mettersi in luce come mai probabilmente accaduto per loro negli states; tuttavia questo non avviene. come mai? sono gabole dell’intero sindacato players o esistono degli aspiranti “crumiri” volenterosi di riscattarsi su un palcoscenico vuoto?
domanda parallela, pensando al famoso film Le Riserve con Keanu Reeves: una situazione con team NBA che ingaggiano non professionisti o ragazzi NCAA è impossibile? e perchè è stata scartata fin’ora?
spero che non sia tutto solo un problema di money…
Giuste domande! Sugli eventuali “crumiri” direi che se ci sono di certo non si fanno sentire molto, oppure sono semplicemente messi a tecere dalle dinamiche del sindacato. Per di più all’interno del sindacato stesso l’unico scricchiolio è stato, addirittura, di segno opposto. Infatti a inizio settimana si è vociferato della possibilità che alcuni giocatori, comprese varie star di cui non è dato sapere l’identità, fossero pronti a remare per la “decertification”, ossia lo scioglimento del sindacato, perchè insoddisfatti della eccessiva disponibilità (per altro scarsa) a trattare dei presidenti del sindacato (Fisher e Hunter)! Per la cronaca tale scioglimento farebbe sì che i giocatori, singolarmente, sarebbero in grado di far causa all’NBA per la presunta illegittimità del lockout con scenari imprevedibili… Ma questa possibilità, al momento, non sembra potersi attuare dato che i ribelli dovrebbero essere almeno il 30% del totale dei giocatori. Comunque, come dicevo nell’articolo, ci saranno altre occasioni nelle prossime settimane per approfondire in generale il tema lockout, ma se avete domande continuate a farle e proverò a rispondere. Per quanto riguarda la possibilità di uno scenario da “Le Riserve” si potrebbe teoricamente fare, ma chi seguirebbe una lega intera di rimpiazzi? Che fine farebbero questi una volta ristabilita la situazione? E che utilità potrebbe avere ai fini del raggiungimento dell’accordo tra players e owners? Queste, se qualcuno ci avesse mai pensato, potrebbero essere possibili obbiezioni, poi sognare è sempre possibile…
Innanzitutto vorrei proporre un’ipotesi di risoluzione del lockout:
dovrebbero fare come in Italia, dove, per quanto riguarda i servizi pubblici essenziali (e l’NBA ne rientra a pieno diritto dato che mi manca come l’aria!), in caso di sciopero sono comunque garantite prestazioni minime.
A parte gli scherzi vorrei, in secondo luogo, osservare le conseguenze per l’Europa da un altro punto di vista. Sono d’accordo con i possibili risvolti negativi, ma non c’è nulla di positivo, di guadagnato? A me piace il basket soprattutto per lo show-time, mi esalto per le schiacciate o per quei tiri sulla sirena che ti fanno vincere la partita. Lo so, forse sono un tifoso atipico, però questo esodo permette di alzare il livello dello spettacolo e credo di conseguenza anche quello di audience, importante sia per l’aspetto economico che, connesso, per lo sviluppo di questo sport. Infine, è vero che uno dei possibili esiti può essere quello che chiamo “La conseguenza di Attila” (quando passa lui non cresce più l’erba), ma non è l’unico: Thierry Henry, ex 14 di Arsenal e Barcellona, in un’intervista ha detto che il complimento più bello che potesse ricevere è quello che con la sua presenza aumenta la bravura dei suoi compagni. Chissà che a furia di stare con lo zoppo (il campione NBA di turno) non si impari a zoppicare….
Queste sono solo supposizioni, alla fine ha sempre ragione Talete: “Il tempo è il più saggio, perchè svela ogni cosa!”
l’articolo non è niente male, è chiaro e fluido solo che rimangono un po’ oscure le cause del lock out se come me non hai seguito bene la vicenda, ed è vero che ciò non è l’aspetto principale però potrebbe fornire una cornice che faccia capire bene come mai è iniziato questo esodo.
Come ci manca Federico Buffa ragazzi! Meno male che chi lo ammira (come l’autore) si mette a scrivere!
Ci siamo chiesti perchè Sky nell’anno del lock out non abbia mosso un dito per avere sulle sue reti sport il campionato italiano di basket?! La visibilità non ne guadagna così tanto (il forum di Assago è perennemente vuoto!)
Non sono inoltre d’accordo con chi dice che il livello del basket italiano e europeo si sta avvicinando a quello d’oltreoceano. Di là ci si fa spazio col fisico, chi la fa da padrone è chi riesce a coordinare al meglio un corpo imbarazzantemente ingombrante! Di qua la peculiarità è sempre stata la sfera tennico-tattica, che si sta progressivamente abbandonando per seguire le glorie a stelle e strisce. Non fa per noi, siamo il continente dei fini pensatori! I due modi di giocare stanno diventando semplicemente sempre più diversi, con risultati di grande spettacolo di là, di vergognosa bruttezza, secondo me, di qua! Guardiamo ai nostri giovani, piuttosto che a favorire lo spettacolo per guadagnare nel breve periodo (errore comune nel panorama degli ultimi anni no?!).
Detto questo, è anche da considerare che non tutti i giocatori NBA vengono in Europa illuminati dalla buona fede del Gallo! Sono tanti quelli che vengono a fare cassa (e non solo, visto che Von Wafer invita a ballare le bocconiane!!!) e che quindi non pensano al lungo periodo per le squadre in cui sono provvisoriamente approdati.
Io sono negativo anche se in molti EPISODI lo spettacolo ne guadagna. Questo è lo sport più fine, completo e intelligente del mondo…se non sei intelligente il campo non ti premia (la sfida memorabile di quest’anno LeBron-Nowitzki parla chiarissimo!). Sarò tradizionalista ma Micheal Jordan, che questo sport l’ha costruito, era semplicemente il più intelligente sulla piazza con un dono del buon Dio: volava! LeBron vola molto di più (perchè la palestra glielo consente) ma gli anelli arricchiscono le dita dei suoi avversari!
Noi, per essere intelligenti, dobbiamo far fruttare quel che abbiamo in casa senza cercare fortuna in un campo che non è il nostro e seguire menti nobili come l’allenatore della squadra di punta del campionato e della nazionale (non per niente), Simone Pianigiani! Speriamo che la federazione dia una mano perchè la situazione a livello giovanile è disastrosa e molto caotica!
Un commento sull’autore dell’articolo: buon sangue non mente! =)
http://www.youtube.com/watch?v=rCxVMkVZM2E&feature=related
se l’dea centrale è tua, complimenti carissimo rampinelli. detto ciò…
Lockout? ormai è diventato tutto una questione di soldi.. se ne sbattono se milioni di tifosi rimarranno a bocca asciutta..si fottano secondo me. noi dobbiamo continuare a coltivare i nostri talenti come dice l’autore dell’articolo. tanti nuovi danilo gallinari, senza pendere dalle labbra del lebron james di turno.
certo che veder giocare kobe bryant non più solo in uno schermo da 20 pollici…
scusate.. ma il commento di Azzarelli?
a presto
sempre vostro
macchianera
brother_steve mi pare un po’ troppo di parte..
e cosa ci facevano le bocconiane con Von Wafer?
Ho un’idea. Se ci tirassimo un lockout per i prossimi 20 anni, esteso a tutta Europa, e la finissimo con tutti questi sport secondari, buoni solo per la gente che a 5 anni si è accorte che i con i piedi ci sapeva solo camminare?
Non se ne può più!!!!! Ogni giorno sulla Gazzetta il titolo è identico!!!! “L’accordo fallisce. La stagione NBA è a rischio”. E fatela finita! Non volete giocare? Non giocate!!! Basta! Neanche fossero i minatori delle Trade Unions inglesi! Non vi pagano abbastanza? Andate a consegnare le pizze.
O imparate a giocare in sport seri…
mai visto un calciatore che sa maneggiare con buoni risultati un pallone da basket…mai visto un calciatore che comprende lo spazio in cui è inserito quando si trova nel (santissimo) rettangolo da 28 metri…visti tantissimi giocatori di basket che capiscono (e in qualche caso) fanno la diagonale difensiva molto meglio dei terzini di serie A o della Premier (chi ha orecchie…)!.. visti tantissimi giocatori di basket che, pur senza avere i piedi buoni, dettano legge sui movimenti in un partita di calcio a 5, mentre i mitici calciatori dai piedi pregiati si chiedono ancora come abbia fatto a passare “quel miracoloso passaggio di quello lì che gioca a basket!!”…
tutti possono correre dietro a un pallone e allenarsi a mettere la palla dove vogliono usando i piedi (se poi nasci Messi, nasci Messi…il buon Dio è stato generoso!)! ma se non hai ricevuto una buona educazione motoria da piccolo il basket lo vedi giusto in televisione o al palazzetto se hai la fortuna di qualcuno che ti ci porti!
Insomma, per sapertela a malapena cavare a basket devi essere un ottimo giocatore di calcio: coordinazione, buone mani, buoni piedi, occhi attenti, cervello ancora di più, cuore (tantissimo), fisico (con buona pace di tutti, molto più dei calciatori simulatori bastardi!!fategli provare 5 secondi in un trapezio, santissimo trapezio, poi contate i lividi!!)! per essere un discretissimo giocatore di calcio, basta che tu sia un buon giocatore di basket con dei piedi semplicemente tenuti bene!
ringraziamo gli dei del basket, la palla che gira sui polpastrelli, il profumo del cotone, il suono della sirena…I love this game!
p.s.: buon Nando non mente
1 Savo, guardati Nash giocare a calcio e poi mandami il link di un video in cui Gerrard (che tutti amiamo) gioca a pallacanestro senza ricordare Forrest Gump.
2 “secondario” per cultura, non oggettivamente. A sostegno dell’affermazione: sportivo del secolo e’ stato istituito Michael Jordan (non lo ricordo come terzino di una societa’ calcistica).
Nando, drogato di calcio, ma, giustamente, non solo.
P.s. Non iniziate a commentare senza utilizzare il cervello e specialmente senza sapere cosa e’ il basket (troppo facile scriveree conoscendo solo un capo della discussione)
@ “In Dalglish we trust”
Devo ammettere che rimango subito amareggiato nel vedere come una iniziativa interessante come quella di Contropiede.net possa essere svalutata da giudizi e commenti di una bassezza tale che pensavo di poter leggere solo sui video più idioti di youtube…ritengo assolutamente inutile iniziare una discussione con la speranza che possa avere dei presupposti logici, dal momento che mi sembra si debba interloquire con gente che non riuscendo a muovere abilmente e sinergicamente la testa e i suoi arti inferiori e superiori, decida di limitare la sua prestazione sportiva escludendo dal suo bagaglio motorio/tecnico una serie di azioni e movimenti che difficilmente (se tentati) acquisterebbero l’armonia che si vede SOLO nel gioco della pallacanestro…Non è un caso che i nostri nonni fossero soliti indicare un lavoro fatto male con l’espressione: “un lavoro fatto con i piedi”…parole sante…
Brevemente, vorrei sottolineare due cose per mettere un po di chiarezza su giudizi azzardi che si leggono sopra:
1) Proviamo a proporre ai nostri calciatori una stagione sportiva simile a quella NBA; senza dare importanza alla pre-season, dovremmo vederli disputare 82 partite di stagione regolare in un lasso di tempo strettissimo (una partita ogni due/tre giorni) prima di iniziare la fase calda (molto calda) dei play-off…il tutto considerato dentro uno scenario in cui la trasferta per esempio può essere da NY a Los Angeles e non come nel campionato italiano da MI a NA… vorrei vedere se in uno scenario simile, il problema dei nostri calciatori sarebbe ancora quello del turnover (per riprendersi dalla partita della domenica precedente, in alcuni casi c’è la Champions ok, e quindi del mercoledì precedente..) o se piano piano magari cominciassero ad essere avanzate pretese che in NBA stanno portando al lockout..( che sia chiara una cosa; è evidente che in questo caso il problema sia legato a come viene organizzata una stagione NBA, non voglio legittimare tali pretese, ma quantomeno le giustifico dal momento che, voler giocare a basket ai massimi livelli, oggi come oggi, vuol dire andare incontro a una serie di situazioni che rendono molto faticoso il mantenimento di una vita privata e di una famiglia in condizioni accettabili (ovviamente non dal punto di vista economico))
2) Riprendendo il punto primo del ben più informato “Nando” (vd. sopra);
- Metti un buon giocatore di basket in un campo da calcio –> ovviamente non riuscirà a fare un passaggio perfetto e il suo eventuale tiro finirà tra le tribune; MA sicuramente la sua lettura degli spazi, della posizione in campo e la sua attitudine difensiva permetterà che la partita non ne venga snaturata in misura eccessiva..anzi!!!
- Metti un buon giocatore di calcio in un campo da basket –> a) assicurati che ci sia un’ambulanza vicina b) è assolutamente impossibile continuare la partita…
Questo ovviamente è legato al fatto della dimensione differente dei due campi di gioco e del numero diverso di giocatori in campo, ma è altresì legato alla impossibilità di vedere coesistere (così come la STORIA, caro “In Dalglish we trust”, dimostra) sulla stessa piazza ragione e istintività…
detto questo amo il calcio anche se sono un ciabattone così come ( e forse anche più) nella pallacanetro
Una piccola correzione:
nel calcio non si giocano più partite per il semplice fatto che non sarebbe fisicamente sopportabile. Già ad oggi siamo spesso oltre i limiti.
Invece il basket, in cui un giocatore gioca 30 40 min a partita si possono volendo giocare 4 – 5 partite a settimana a distanza anche di un solo giorno.
Risposta a “piccola correzione”:
Nella partita di basket i minuti effettivi di gioco sono 30/40…a ogni stop però il tempo viene fermato..una partita di basket (dal fischio di inizio al fischio di fine) dura in media tra i 5 e 10 minuti (max) meno di una di calcio…so che ci sono i minuti di sospensione (time out) che nel calcio non ci sono, ma sinceramente non vedo questa sproporzione che porti a sopportare una partita a settimana nel calcio e cinque nella pallacanestro…e tutto questo senza considerare il tipo di sforzo e di movimento richiesto nei due differenti sport..(sono due sforzi fisici molto differenti, difficilmente confrontabili)… è ovvio che comunque una settimana con cinque partite vada senza dubbio a svantaggio della qualità di gioco espressa poi in campo…
Si una qualche idea di come funzioni questo sport ce l’ho.
Tanto più perché ci sono delle pause ciò che dico ha senso….
Ciò che riporto è un dato oggettivo.
Prova ad esempio a chiedere a un rugbysta di giocare ogni due giorni. O a un difensore nel football americano.
Gli sport richiedono tra loro diversi tempi di recupero. È fisiologico. Tutto qui
ma ci hai mai giocato a basket?! io ho giocato con un bel po di calciatori nella mia vita e la maggior parte a fine partita si lamentava della troppa fatica…sempre battuto tutti i calciatori sulla resistenza, modestie a parte!!
cmq effettivamente si recupera in fretta da una partita di basket!in effetti meneghin e compagni mettevano caviglie e ginocchia a bagno in un vascone di ghiaccio dopo ogni partita solo per esibizionismo!
Primo: volevo essere simpatico, dato che l’autore della rubrica è mio caro amico.
Si vede che qualcuno è abituato a stare sulla difensiva. D’altro canto, se non ci siete voi a difendere questo sport, chi ci mettiamo?
Solo una cosa: i giocatori di basket imparano prima a giocare a calcio perché i giocatori di basket nel tempo libero guardano il calcio (vedi Nando) e così cominciano a capirne qualcosa. Mentre i giocatori di calcio nel tempo libero guardano ancora il calcio…
Ciao sbrighel.
Con affetto in particolare a Nando (molto meno a BB)